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Il mercato nascente della blockchain

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Nicoletta Buora

L’interesse verso la Blockchain e le tecnologie del registro distribuito sembra stia esplodendo. I progetti, anche se ancora in una fase sperimentale, proliferano in diversi settori, incluso quello della produzione industriale.

Il 2020 era stato indicato come l’anno della Blockchain, in realtà Covid-19 ha rubato la scena a tutto. Tuttavia, secondo le recenti stime della Worldwide Blockchain Spending Guide di Idc, la spesa mondiale per le soluzioni Blockchain quest’anno sarà di 4,1 miliardi di dollari, con un aumento di oltre il 50% rispetto al 2019 e continuerà a crescere a un ritmo sostenuto fino al 2024, raggiungendo un totale intorno a 17 miliardi.

La pandemia, al di là della tragedia umana e dell’emergenza sanitaria ancora in atto, ha messo in ginocchio anche l’economia mondiale esponendo le vulnerabilità e le debolezze nelle supply chain, nei servizi finanziari e in molti altri settori, e ha indotto quasi ogni industria, mercato e settore a rivalutare i processi fondamentali.

Ebbene, «questa condizione ha accelerato l’interesse e gli investimenti nella trasformazione digitale, che include Blockchain e tecnologia del registro distribuito (DLT, Distributed Ledger Technology, ndr)», è quanto ha affermato James Wester, direttore della ricerca Worldwide Blockchain Strategies per Idc.

«Le imprese stanno riconoscendo che la Blockchain, migliorando la visibilità e aumentando l’efficienza attraverso le catene del valore, si sta rivelando un valido strumento non solo per risolvere i problemi esistenti, ma anche per costruire mercati e servizi completamente nuovi».

L’altro dato interessante che emerge dalle stime di Idc è che se più di un quarto di tutta la spesa Blockchain nel mondo proverrà dal settore bancario/finanziario, il secondo grande settore interessato all’adozione di questa tecnologia è quello della produzione industriale, sia di processo (petrolio, sale sostanze chimiche) sia discreta (prodotti distinti quali apparecchiature, automobili ecc.), con oltre il 22% della spesa. Il caso d’uso principale in entrambi i settori è la tracciabilità, la discendenza/provenienza del lotto e la gestione delle risorse/merci.

I progetti Blockchain nel mondo

Gli Stati Uniti sono il più grande mercato per la spesa in soluzioni Blockchain con oltre 1,6 miliardi di dollari, seguito da Europa occidentale con 1 miliardo di dollari e Cina con 457 milioni di dollari.

Relativamente al numero dei progetti Blockchain in corso, se gli Stati Uniti sono sempre al primo posto, l’Italia si posiziona tra i primi dieci Paesi al mondo.

A oggi, si contano 1.045 progetti avviati dalle aziende a livello mondiale, di cui 488 nel 2019. Di questi, però, solo 158 sono implementativi e 47 operativi, il resto sono sperimentazioni e annunci. Stati Uniti, Corea del Sud e Cina sono i Paesi più attivi, ma in Europa, appena dopo il Regno Unito con i suoi 17 progetti, arriva l’Italia con 16 progetti per un mercato di 30 milioni di euro: un mercato ancora piccolo ma con grandi potenzialità.

Oltre il 40% della spesa è assorbito da società finanziarie, assicurative e dalla pubblica amministrazione, ma è molto attivo anche il segmento della supply chain e della tracciabilità del prodotto, in particolare nell’agroalimentare e, in misura minore, nel tessile, che valgono un altro 30% degli investimenti totali (fonte: Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger Politecnico di Milano).

Una nuova ondata tecnologica

La cosa certa è che le tecnologie del registro distribuito, di cui le diverse famiglie di Blockchain fanno parte, sembrano rappresentare un’ondata tecnologica destinata ad avviare una nuova rivoluzione che impatterà non solo sul fronte economico, ma anche sociale, un po’ come è avvenuto con Internet. Prova ne è l’attenzione che istituzioni, governi e grandi player del web stanno dedicando queste tecnologie.

L’Ocse, la cui missione principale è quella di aiutare i Governi a lavorare insieme per un’economia globale più forte, più pulita e più equa, ha recentemente pubblicato il rapporto “Blockchain per Start-up e Pmi in Italia”, che analizza le caratteristiche e le dinamiche delle imprese che introducono servizi basati sulla Blockchain nel mercato italiano, i settori e le imprese interessate e la rilevanza per il miglioramento della digitalizzazione e della produttività delle pmi.

Ebbene, per indagare meglio questo mercato nascente e capire quali possono essere le applicazioni Blockchain in ambito industriale, abbiamo fatto due chiacchiere con Nadia Fabrizio di Cefriel, centro di innovazione digitale fondato dal Politecnico di Milano che crea prodotti, servizi e processi digitali e partecipa a programmi di ricerca nazionali e internazionali, mentre per comprendere i meccanismi e la filosofia della tecnologia ci siamo fatti aiutare da Francesco Bruschi del Politecnico di Milano, nell’articolo Blockchain: una filosofia più che una tecnologia”.

Nadia Fabrizio, Cefriel

Blockchain verso la maturità

Il valore della Blockchain consiste nel certificare i dati e bloccarli nel tempo, garantendo l’immutabilità delle informazioni, perché distribuite tra migliaia di server, e l’integrità, garantita dall’uso della crittografia, annullando la possibilità di manomissioni.

Da un punto di vista tecnologico, la Blockchain, che è alla base delle criptovalute, non è un’innovazione, ma la sua applicazione, nei settori più disparati, sta acquistando un enorme valore.

«Negli ultimi due anni abbiamo assistito a una maturazione delle diverse soluzioni di Blockchain, anche se la cosiddetta maturità di mercato è attesa per il 2023», ci dice Nadia Fabrizio, che in Cefriel si occupa di Blockchain.

Un recente report di Gartner su alcune soluzioni basate sulla Blockchain dà il mainstream della tecnologia a dieci anni, mentre il World Economic Forum la definisce una tecnologia “cutting edge”, quindi all’avanguardia, ma non ancora matura. «C’è sicuramente una discrepanza tra una quantità di scenari raccontati e quello che la tecnologia può realmente fare oggi», afferma la Fabrizio. «Le tecnologie, però, stanno maturando e quindi questa discrepanza andrà restringendosi».

«La conferma ci viene anche dall’esperienza sul campo», prosegue la Fabrizio, «in particolare, partecipando a progetti di ricerca nel settore dei beni di lusso e del medicale, abbiamo rilevato che stanno emergendo soluzioni verticali sui business che cercano di rispondere a problematiche quali ad esempio il consumo energetico e la scalabilità.

A livello di osservatorio europeo e agenda digitale europea, si è visto anche un grande interesse sull’utilizzo della Blockchain per affrontare il tema della sovranità del dato e della data strategy, ambito del quale il Cefriel è hub italiano dello standard europeo International Data Space Alliance, e già membro del progetto Gaia-X dalla sua partenza».

Beni, processi e dati

Un altro settore dove sta crescendo un certo interesse per la Blockchain è quello industriale, nel quale la tecnologia è sperimentata dalle organizzazioni per tracciare tre tipi di informazioni: i beni, i processi autorizzativi e i dati.

«Relativamente ai Beni, nell’automotive, ad esempio, ci sono consorzi – il Mobi è un esempio – per studiare l’applicazione della Blockchain per tracciare il bene, quindi l’asset, che può anche essere un pezzo di ricambio o la componentistica. Questo tracciamento può abilitare una serie di servizi tra cui l’anticontraffazione, e a questo riguardo c’è una grande tematica legata alla stampa 3D dei pezzi di ricambio, per esempio», spiega Nadia Fabrizio.

«Per quanto riguarda i Processi autorizzativi, un ambito può essere quello della manutenzione degli impianti. In Cefriel abbiamo lavorato a una Blockchain per tracciare processi di manutenzione ferroviaria nell’ambito del progetto europeo In2dreams, ad esempio.

Dove ci sono tanti attori e fornitori si può tracciare il processo in modo decentralizzato. La Blockchain permette, infatti, di costruire una piattaforma dove tutti gli attori sono corresponsabili nel gestire il dato che viene registrato ed è quindi l’ecosistema di attori che certifica il dato, che nella manutenzione è per esempio legato alla trasparenza e al soddisfacimento di certe regole». E veniamo ai “Dati”.

Oggi i sistemi producono dati. Ci sono i dati delle singole persone, i dati delle organizzazioni, i dati legati ai business. Ebbene, questi dati devono essere gestiti.

Lo scambio dei data set è materia di studio in tema di data strategy a livello europeo. «Ci sono diverse iniziative per vedere come la Blockchain può servire per tracciare l’uso dei dati, per aiutare un uso sostenibile e “onesto”. Queste sperimentazioni potrebbero aprire scenari dove le organizzazioni mettono a disposizione dati per determinati usi e la Blockchain certifica come quel data set viene usato, regolando l’accesso al dato stesso», spiega la Fabrizio.

«Oggi in ambito industriale si produce una grande quantità di dati e la Blockchain potrebbe essere impiegata come piattaforma che abilita a servizi industriali quali l’anticontraffazione, il tracciamento dei processi o la registrazione della componentistica, non alternativo al Cloud ma come un servizio aggiuntivo per il trust e per preservare la privacy nell’accesso ai dati.

Altri scenari prevedono l’impiego della Blockchain nella data strategy, dal momento che sui dati si basano i business. Ci sono grandi realtà che producono apparati che vengono usati in ambito utility che stanno indagando come utilizzare la grande mole di dati prodotti dalle reti».

La Blockchain per la trasformazione digitale e la sostenibilità

Un altro ambito più trasversale sul quale potrebbe impattare enormemente la Blockchain riguarda la trasformazione digitale e la conseguente automatizzazione di attività e processi.

«In queste dinamiche la Blockchain potrebbe aggiungere l’importante elemento del trust, cioè la fiducia», ci dice la Fabrizio. La trasformazione digitale è spesso accompagnata da logiche green e di sostenibilità e un uso che si fa della Blockchain nelle supply chain in ottica di economia circolare è certificare i processi per dimostrare che non inquinano o che siano virtuosi relativamente al riuso e al riciclo.

Questi scenari non sono mai guidati da una sola organizzazione per due motivi fondamentali: il costo di una piattaforma Blockchain e l’importanza dell’ecosistema, si pensi, per esempio, alla Carbon Emission. La Blockchain ha un costo alto perché da una parte è ancora una tecnologia un po’ immatura, dall’altra trattandosi di una tecnologia di piattaforma richiede un importante effort iniziale.

«Per questo la Blockchain si giustifica in scenari dove si affrontano processi che coinvolgono tanti attori che tra di loro non si fidano e vogliono far circolare un asset con del valore, o in contesti globali, ma non si giustificherà mai quando le metriche di valutazione sono l’efficienza operativa o il guadagno in termini incrementali sul processo industriale.

Ad esempio, nel caso di una singola azienda, anche grande e complessa, che produce macchinari non si motiva l’uso di una Blockchain per i propri processi, un Cloud sarà sempre efficiente ed efficace con ordini di grandezza di costo decisamente inferiori», conclude Nadia Fabrizio.

Blockchain permissioned e permissionless

Una Blockchain può essere aperta a tutti quindi pubblica o permissionless, oppure permissioned che richiede invece un permesso per partecipare, per questo detta anche privata. «Esempi di Blockchain permissioned li troviamo laddove si crea la necessità di costruire dei consorzi, per esempio nella logistica portuale, tuttavia si tratta di realtà che coinvolgono migliaia di nodi», spiega Nadia Fabrizio. «Alcuni player che forniscono tecnologia Blockchain per costruire soluzioni propongono piattaforme Blockchain di tipo permissioned».

Per esempio, Ibm offre tre tipi di soluzioni: per la supply chain la Blockchain Transparent Supply, che consente di creare un ecosistema Blockchain per condividere i dati con i partner della supply chain; nel settore alimentare FoodTrust, che aiuta i coltivatori, i distributori e i retailer a creare fiducia e a rendere il cibo più sicuro, potenziando la visibilità e la responsabilità in ogni fase dell’approvvigionamento alimentare; per la gestione dei fornitori Trust Your Supplie per qualificare, incorporare e gestire i fornitori.

«La maggior parte delle startup attive nello sviluppo di soluzioni Blockchain utilizza, invece, piattaforme permissionless, quali Ethereum, la più diffusa, Tezos o Algorand, per citrarne alcune», continua la Fabrizio. Le Blockchain pubbliche consentono a tutti di diventare un nodo della rete per inviare e validare transazioni (come nel caso dei bitcoin).

Tali reti sfruttano tutto il potenziale innovativo di questa tecnologia, poiché garantiscono il massimo livello di decentralizzazione del potere decisionale all’interno della rete distribuita, con una disintermediazione assoluta. Più vasta è la rete, maggiori sono la sua resilienza e affidabilità.

In Italia c’è fermento, ma siamo ancora in fase sperimentale

Dal rapporto Ocse “Blockchain per Start-up e Pmi in Italia” emerge come l’economia italiana caratterizzata da un numero molto elevato di piccole e medie imprese potrebbe trarre grande beneficio dalle soluzioni basate su Blockchain, in particolare nei settori del Made in Italy, quali l’agroalimentare, il tessile, l’arredamento, ma anche la meccanica e le industrie avanzate che sfruttano la produzione additiva/stampa in 3D.

La Blockchain è una tecnologia distribuita e decentralizzata e ciò rappresenta un vantaggio unico, poiché offre maggiore trasparenza, sicurezza e tracciabilità, trovando applicazione nelle catene del valore, dove è in grado di fornire garanzie in materia di provenienza, trasporto, trattamento, magazzinaggio dei beni e, più in generale, per la gestione della catena di approvvigionamento.

Molti progetti si rivolgono specificatamente proprio alle pmi, ma la maggior parte di questi è ancora in una fase di sperimentazione, in parte per il proliferare di piattaforme Blockchain, che indica ancora una non piena maturità della tecnologia, e in parte per una questione normativa e per la complessità delle procedure amministrative, in particolare in materia di smart contract, codici hash e firme digitali.

Un altro aspetto importante è che la maggior parte delle aziende italiane non ha una conoscenza approfondita delle tecnologie di registro distribuito e delle applicazioni Blockchain, elemento che limita la diffusione della tecnologia: solo il 2% delle grandi aziende e l’1% delle pmi portano avanti sperimentazioni e progetti nell’ambito di tale tecnologia.

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- Ultima modifica: 2020-12-01T16:53:19+01:00
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