Dai biosensori una nuova corsa all’oro

0
340

sensoriUna ricercatrice della University of Nebraska-Lincoln (UNL) ha sviluppato un sensore dell’oro come sottoprodotto di una ricerca dedicata a biosensori sensibili a specifici metalli.

La notizia, che avrebbe fatto la gioia di zio Paperone, non poteva che scatenare un forte interesse e qui ne rendiamo conto al lettore. Il lavoro della ricercatrice era inizialmente dedicato all’individuazione di sensori in grado di individuare contaminanti dell’acqua quali piombo, mercurio, arsenico, per permettere a singole persone di effettuare dei test al posto di inviare campioni a laboratori specializzati, operazione che comporta tempi lunghi e costi. A un certo punto la ricerca si è focalizzata sull’oro, non tanto e non solo per il suo valore intrinseco, ma per la crescente richiesta a scopi farmacologici e scientifici, per realizzare per esempio agenti antitumorali e medicine per combattere tubercolosi e artrite reumatoide. Diverse le strategie finora adottate, dai nano materiali fino a batteri transgenici di E.coli. Alla fine si è scoperto che il DNA, il portatore di informazioni genetiche di ogni organismo vivente, poteva fornire la base per dei biosensori efficaci in ambito electrochemical metal ion sensing, essensovi delle precise interazioni e affinità tra alcuni ioni metallici e quattro tra i blocchi costituenti il DNA: adenina, citosina, guanina e timina. Un sensore dell’oro si è scoperto che può essere realizzato basandosi sull’interazione tra ioni dell’oro e adenina, così come un sensore dell’argento si può ottenere sfruttando le affinità con la citosina. In particolare è stato esaminato come le oligoadenine, corte catene di adenina, possono essere usate per ottenere una classe di biosensori elettrochimici capaci di misurare la concentrazione del metallo target in un campione d’acqua. Questi biosensori individuano la presenza di uno specifico ione dell’oro che si origina dalla dissoluzione del metallo: se presente nell’acqua, è una chiara traccia che una vena d’oro è nei dintorni. Si è ai primi stadi della ricerca da laboratorio, ma i risultati non mancano, anche se, putroppo, ci vorrà ancora molto per un uso commerciale di questi nuovi sensori.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here