Shell ha introdotto caschi AR per la supervisione remota delle attività operative, con tempi di intervento ridotti fino al 30%. CNH, con la prototipazione virtuale, ha portato a meno di una settimana i tempi di valutazione di componenti complessi che prima richiedevano un mese, migliorando al contempo la qualità progettuale. Prysmian ha ridotto di circa la metà il tempo di formazione dei giuntisti per maggiore rapidità di apprendimento, scalabilità e standardizzazione della Extended Reality. Lufthansa ha utilizzato la realtà mista per presentare nuove cabine, riducendo i costi di esposizione alle fiere fino all’80%.
In ambito B2C, si abilitano nuovi servizi/fonti di ricavo, come al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci. Si raggiungono nuovi target in nuovi canali, come Kiko Milano sulla piattaforma di gaming Roblox. Si arricchiscono i servizi offerti, come fa Ikea. Infine, l’XR contribuisce alla sostenibilità, riducendo trasferte, consumi di materiali ed emissioni.
Realtà estesa (XR): i risultati confermati dalle neuroscienze
I risultati dell’applicazione della XR alla forza lavoro sono confermati dalle neuroscienze, che seguono metriche “user-centric” per misurare l’efficacia cognitiva ed esperienziale delle soluzioni immersive in azienda, dette appunto Extended Reality (XR), un mix di fisico e digitale, come l’Augmented Reality (AR), la Virtual Reality (VR) e la Mixed Reality (MR).
Indicatori come attenzione sostenuta, carico cognitivo percepito, qualità dell’engagement, ritenzione delle informazioni e percezione di presenza sociale, permettono di valutare se un processo è più efficiente e se l’esperienza XR è progettata in modo da massimizzare l’efficacia dell’interazione uomo-tecnologia e supportare in modo sostenibile gli obiettivi di business.
La riposta generale delle neuroscienze è che le esperienze immersive aumentano il coinvolgimento emotivo e favoriscono un’esplorazione più dinamica, con ancoraggi visivi numerosi, ma più brevi. Questo spiegherebbe perché aziende grandi e medio-grandi che le stanno adottando portino a casa maggiore efficacia, qualità, produttività e risparmio.
Valutazioni misurabili a partire dall'esperienza utente
"I casi d’uso delle tecnologie di XR più maturi e consolidati mostrano ormai risultati chiari in termini di tempi, qualità, produttività, ricavi e sostenibilità. Risultati misurabili sia attraverso KPI tradizionali di processo, sia con nuovi indicatori di performance legati all’esperienza dell’utente", spiega Lucio Lamberti, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio XR Technologies & Immersive Experience del Politecnico di Milano.

"La tridimensionalità dell’XR rappresenta un fattore di esaltazione delle percezioni, dell’apprendimento e del realismo delle simulazioni rispetto alle interfacce digitali tradizionali. Non è solo un tratto soggettivo, ma un fattore oggettivo che si misura a livello neuroscientifico, e che contribuisce a spiegare perché chi investe tende a raccogliere risultati incoraggianti".
Di fatto, dal campione dell’Osservatorio risulta che la maggioranza delle grandi e medio-grandi imprese italiane che hanno implementato progetti ha raggiunto pienamente o in buona parte gli obiettivi prefissati (86%).
E il 65% di queste aziende prevede un impatto rilevante per i processi aziendali nei prossimi tre anni, un motivo che spingerà oltre metà delle imprese a sviluppare progetti pilota nei prossimi 12 mesi per testare opportunità e benefici.
Quanto sono diffuse le tecnologie immersive nelle imprese B2B e B2C?
Dal 2020 ad oggi in Italia si contano 735 progetti XR sviluppati dalle aziende annunciati pubblicamente, che sono quindi una fotografia parziale. Sono 290 nel B2B/B2E(a supporto delle aziende e degli occupati) e 445 quelli nel B2C (rivolti ai consumatori finali). Nel secondo caso i progetti sono ancora spesso sperimentali, legati al lancio di nuovi prodotti o a esperienze di gamification per il marketing.
I nuovi progetti avviati nel 2025 sono 48 (+7% rispetto al 2024). I settori più attivi sono il Manifatturiero (30%), la Sanità (18%) e l’Utility & Energy (11%). Ma si osserva una crescita anche in Logistica, Real Estate e Difesa, dove le tecnologie immersive vengono progressivamente sperimentate per il supporto a processi operativi e decisionali complessi.
Hardware (visori e Smart Glass): più offerta che domanda
Benché l’offerta tecnologica sia sempre più varia e accessibile e gli effetti siano positivi per le aziende che l’adotta, l’utilizzo concreto della realtà estesa è ancora molto contenuto. Una barriera all’adozione rimane lo scarso livello medio di conoscenza di queste tecnologie. A parte chi le ha già testate, infatti, tutte le altre dichiarano di non conoscere a sufficienza l’Extended Reality e le sue potenzialità.
Sul fronte dei consumatori (B2c), manca la diffusione dei visori e Smart Glass benché l’offerta sia in rapida evoluzione, con 17 nuovi dispositivi lanciati solo nel 2025, tra visori per la realtà virtuale/mista (come il Samsung Galaxy XR) e Smart Glass (come i RayBan Meta Display), per cui oggi sul mercato se ne contano 93.
I nuovi lanci si sono tradotti a livello globale in una crescita della domanda (+41,6% rispetto al 2024 secondo stime IDC), ma con numeri assoluti ancora contenuti: 14,5 milioni di dispositivi XR venduti nel 2025.
Le esperienze vengono fruite ancora soprattutto via smartphone o PC, con un livello di immersività inferiore rispetto al potenziale della tecnologia stessa.
I settori B2C più coinvolti sono turismo (26%) e retail (18%), ma si registra una crescita nell’education (13% dei progetti), dove i visori vengono via via introdotti in un numero crescente di istituti scolastici a supporto di modelli di didattica immersiva.
Software: verso un ecosistema più aperto, integrato e standardizzato
Rilevanti gli sviluppi anche nel software per le aziende, con l’arrivo del nuovo sistema operativo Android XR. Questo potrebbe consentire la creazione di un ecosistema più aperto, integrato e standardizzato, capace di favorire l’interoperabilità tra dispositivi e ambienti di sviluppo differenti. La mancanza di interoperabilità, infatti, è stata finora uno dei principali limiti alla crescita del mercato.
Cresce, inoltre, l’interesse verso l’integrazione tra realtà estesa (XR) e digital twin, favorita anche dagli aggiornamenti di alcuni software che consentono di importare e integrare direttamente nei visori o negli Smart Glass i digital twin sviluppati in ambienti CAD/BIM.
Cresce anche l’integrazione con l’intelligenza artificiale in ambito software, con nuovi dispositivi AI native e nuove opportunità di sviluppo. L’AI rappresenta infatti un abilitatore strutturale poiché agisce su due dimensioni fondamentali, l’esperienza utente e il processo di sviluppo.
Sul fronte dell’esperienza, migliora fluidità visiva, abilita interazioni naturali e consente la personalizzazione dinamica dei contenuti; sul fronte dello sviluppo, automatizza la generazione di asset 3D, animazioni e ambienti virtuali e supporta le diverse fasi di implementazione e test, riducendo tempi, costi e competenze necessarie.

L'evoluzione tecnologica futura della realtà estesa
"L’evoluzione delle tecnologie sta dando vita a dispositivi più performanti e confortevoli. Si affacciano sul mercato nuovi player che arricchiscono l’offerta e nascono i primi dispositivi in cui l’AI non è più solo una funzionalità aggiuntiva, ma una parte dell’architettura stessa del sistema XR", spiega Riccardo Mangiaracina, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio XR Technologies & Immersive Experience.
"L’introduzione di Android XR potrebbe rappresentare una svolta per velocizzare l'adozione di queste tecnologie. Attualmente, infatti, l’ecosistema è frammentato, le piattaforme e dispositivi sono molteplici e non sempre sono compatibili tra loro. Se Android XR diventasse lo standard dominante, però, potrebbe ridurre questa frammentazione, favorendo la diffusione di applicazioni XR compatibili con una vasta gamma di dispositivi e migliorando l'esperienza utente", conclude il professore.
