L’Internet of Things ha bisogno di APP

Smartphone e tablet hanno raggiunto livelli di funzionalità inimmaginabili soltanto pochi anni fa e oggi possono integrarsi perfettamente nei processi industriali.

Le innovazioni tecnologiche, l’integrazione delle piattaforme di comunicazione, la connettività locale e remota, la necessità di sicurezza e conformità a standard internazionali sono le leve che, in questo periodo, sostengono un processo di integrazione totale fra tecnologie “fisse” e tecnologie “mobili” aprendo scenari forse non ancora del tutto esplorati e prospettando possibilità operative a tutto tondo.

Per noi che abbiamo iniziato la nostra vita informatica con il mitico “Commodore 64” (64 KB, non 64 MB!) e che, ahimè, chiamiamo ancora “telefono” quello che, in realtà, è un terminale, leggere le caratteristiche tecniche e prestazionali di un moderno smartphone da poche centinaia di euro ci provoca sempre meraviglia: processori 64 bit da 2,5-3 GHz, 16-32 Gigabyte di RAM, 32-64 Gigabyte di storing interno, micro-SD da 256 Gigabyte come storing esterno, risoluzioni grafiche fino a 4K, spessore di pochi mm, … c’è da perdere la testa. E come tutti sappiamo bene, ogni sei – dodici mesi nuovi modelli surclassano quelli precedenti offrendo caratteristiche migliorate e nuove potenzialità.

È evidente che tanta potenza di calcolo può essere vantaggiosamente impiegata a latere di processi industriali per controllo remoto, gestione, diagnostica, come client di piattaforme di controllo centralizzate ma anche per applicazioni di realtà aumentata o, addirittura, di realtà virtuale.

La manutenzione questa conosciuta

Un primo aspetto applicativo decisamente interessante inerente l’uso di app per smartphone è la diagnostica su sistemi e macchine di produzione nonché il loro ripristino. Ormai tutti i terminali dispongono di foto/telecamera ad alta risoluzione nonché, ovviamente, di connessione WiFi; ciò rende possibile l’uso dello smartphone come terminale on-line (client) di un server, locale o su cloud, gestito dall’azienda.

Un’app in grado di

  • connettersi con il server su cui sono memorizzate tutte le informazioni relative a macchine ed impianti
  • utilizzare immagini provenienti dalla telecamera dello smartphone per interrogare il server in base al risultato della ripresa
  • visualizzare come risultato porzioni di manuale tecnico e degli schemi del sistema inquadrato o, addirittura, visualizzare, magari per immagini, la corretta procedura d’intervento per guidare il manutentore nelle operazioni di ripristino

farebbe la felicità di qualunque responsabile di produzione garantendo tempi ottimizzati di riparazione e ampia disponibilità dei sistemi produttivi.

Molti costruttori di sistemi di automazione, soprattutto per il momento al di là dell’atlantico, sono ormai prossimi al lancio sul mercato di sistemi intelligenti come quello descritto addirittura aggiungendo porzioni di realtà aumentata: sono infatti in corso sperimentazioni avanzate per consentire alle app di pilotare, via Bluetooth o wireless, occhiali che visualizzino, proiettando direttamente sulla retina di chi li porta, immagini o dati in grado di guidare chi effettua l’intervento.

Si pensi ad un esempio reale: una macchina presenta un componente difettoso, il manutentore calza gli occhiali per realtà aumentata e, sul proprio smartphone o tablet, lancia l’app in grado di comandare la telecamera montata sugli occhiali e di ricevere da essa le immagini; in tempo reale l’app, in base alle immagini ricevute, interroga il database nel server e risponde inviando agli occhiali sequenze di immagini degli utensili da utilizzare e delle operazioni da effettuare, nonché il codice del componente da sostituire, i dati del fabbricante ed ogni altra informazione necessaria per portare a termine l’intervento.

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