L’impatto della decrescita cinese sulla robotica

La Cina è il mercato più allettante per i produttori di robotica, per una robot density relativamente bassa (numero di robot per 10.000 lavoratori) e per l’enorme attività manifatturiera, cui si aggiungono regolamentazioni meno severe che non in altri Paesi. Non mancano però elementi che potrebbero scoraggiare il business, per esempio timori di trade war, rischi per le proprietà intellettuali, fino al recente rallentamento dell’economia del Paese asiatico. Il 2017 è stato un anno eccezionale per la robotica in Cina, con alcune aziende, incoraggiate dalle misure di stimolo del governo, che hanno ordinato più robot di quelli effettivamente necessari, quindi nessuna sorpresa per una marcata riduzione di acquisti nel 2018, cui ha anche contribuito un rallentamento dell’automotive (l’anno scorso è stato il primo dal 1990 in cui le vendite di auto in Cina sono calate) e dell’elettronica (15,6% in meno di smartphone anno su anno). Le vendite di robot in Cina sono diminuite a circa 39.600 unità nel quarto trimestre 2018, e ciò che preoccupa gli analisti è il manifestarsi di un netto declino del tasso di crescita anno su anno: 21,2% da 2014 a 2015; 26,8% da 2015 a 2016; 58,1% da 2016 a 2017, e ora “solo” 14,3% da 2017 a 2018. Però l’opinione più diffusa è che ci si trovi di fronte a un fenomeno ciclico destinato a esaurirsi: per il 2019 già si prevede una ripresa della spese di robotica, verso un più 18% (fonte IDC). E anche se il declino cinese dovesse davvero esacerbare una recessione economica globale, un’attenta combinazione di nuove applicazioni, saggi investimenti, e spostamenti su altri mercati, dovrebbe sicuramente aiutare le aziende di robotica a “sopravvivere alla tempesta”.

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