La nuova sfida in ambito robotico: potenziare il lavoro manuale

Il boom nell’Industria 4.0 sta spingendo le aziende a investire nella robotica collaborativa. Il progetto europeo Sharework punta a creare una tecnologia che promuova la collaborazione tra uomo e robot nell’industria moderna. L’obiettivo è lo sviluppo e la validazione su scala europea di una soluzione modulare intelligente, che consenta ai robot di interagire fisicamente con gli esseri umani all’interno di un ambiente di produzione collaborativo. Le azioni saranno testate in quattro scenari reali nell’industria automobilistica, ferroviaria, metallurgica e dei beni strumentali.

L’industria robotica sta crescendo di giorno in giorno, rivoluzionando il modo in cui le fabbriche producono beni e assemblano le parti. I robot non sono più considerati solo una soluzione per risparmiare tempo e denaro, ma anche uno strumento per migliorare le condizioni lavorative degli operatori, soprattutto in termini di ergonomia e stress fisico.

La produzione manuale è il nuovo campo in cui la robotica si sta affermando, ma c’è ancora spazio per il miglioramento. Quasi tutti gli operatori che svolgevano compiti ripetitivi sono stati sostituiti con linee di assemblaggio automatizzate, ma lo stesso non è accaduto per le operazioni ad alto valore aggiunto; il lavoro manuale richiede competenze e sensibilità elevate, per cui un robot non può sostituire l’operatore in tutte le operazioni.

La soluzione che i produttori di robot hanno trovato per superare questo limite è il lancio sul mercato di robot collaborativi (cobot). I cobot mirano a potenziare gli operatori nella produzione manuale, supportandoli nelle attività più ripetitive, pesanti e scomode, consentendo di preservare l’alta qualità generata dal lavoro manuale, ma migliorando la produttività.

L’implementazione di un sistema robotico nel processo di produzione non è facile e i benefici non sono così scontati. La selezione di componenti adeguati ed una integrazione perfetta sono cruciali per generare un impatto positivo sulla produttività, sulla qualità e sulle condizioni di lavoro degli operatori. E questo è ancor più vero per l’implementazione di cobot per supportare la produzione e l’assemblaggio manuale, in cui il sistema dovrebbe raggiungere alte prestazioni senza trascurare la sicurezza dell’operatore e l’accettazione da parte di esso.

Emerge chiara la necessità di una figura intermedia che guidi l’utente finale attraverso la giungla di prodotti presenti nel mercato della robotica e fungere da interfaccia tra l’approccio commerciale dei fornitori e la concretezza dei soggetti impegnati nella produzione manuale. Questa figura è chiamata “Technology coach” (TC): un team di lavoro con competenze miste, che proviene da un’azienda high-tech o da un centro di ricerca. Il TC non propone solo la progettazione di una cella robotica su misura, ma segue un approccio olistico, comprendendo le esigenze dell’utente finale. Una volta trovato un accordo, il TC seleziona una soluzione commerciale adatta, si mette in contatto con i fornitori, progetta il sistema robotico, reinventa il flusso di lavoro, rimodella il layout e installa e testa la soluzione.

In Sharework, il ruolo di TC è ricoperto da Stam Srl, che ha lavorato insieme agli utenti finali per selezionare le attività più adatte da delegare al cobot e per definire in dettaglio ogni scenario.

Una volta definito il caso studio, STAM ha intrapreso l’attività di interfaccia tra l’utente finale ed il “mondo esterno”. I modelli CAD e le viste 3D sono utili per mettere su carta il concetto sviluppato e consentire ad altri partner di capirlo in modo semplice e chiaro.

Stam ha progettato ed ingegnerizzato una soluzione onnicomprensiva, reinventando il flusso di lavoro dei vari scenari per migliorarne la produttività, esaltare le qualità dei lavoratori e salvaguardare il loro benessere.

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