Mercato

Industria 4.0, stato dell’arte in Italia

Il mercato 4.0, che oggi ha un valore complessivo stimato di 4,1 miliardi di euro, nel periodo di pandemia si è mostrato particolarmente dinamico, con un aumento importante dell’adozione delle nuove tecnologie per l’industria e i servizi. Dopo uno studio Istat che aveva evidenziato un aumento significativo dell’impiego di tecnologie avanzate, anche l’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano certifica una crescita del settore. Ora per il sistema d’innovazione italiano la politica deve fare la sua parte. A partire dalla ricerca in filiera su cui si concentra la Missione 4 Istruzione e ricerca del PNRR, fino al nodo delle competenze che servono alle imprese. Si gioca infatti una parte importante del futuro della manifattura italiana che compete in una realtà in costante evoluzione.

Trend in forte aumento

Si sottolinea che la pandemia ha avuto un effetto di accelerazione. Alcune tecnologie come il Cloud sono state utilizzate nel 2020 dalla maggior parte delle aziende italiane (60% secondo l’Istat). Anche l’installazione di robot e il ricorso all’intelligenza artificiale mostrano, secondo il Politecnico di Milano, trend in forte aumento insieme alle soluzioni IIoT. I progetti implementati si sono concentrati soprattutto su connettività e acquisizione di dati, con l’IIoT che ha raggiunto il valore complessivo di 2,4 miliardi di euro.

Dinamismo significativo di tutto il comparto industriale

Stime di crescita anche dall’Ucimu per produzione e adozione di macchine utensili. A fine 2021 dovrebbe infatti aumentare del 21,6%, raggiungendo i 6,3 miliardi di euro, a dimostrazione di significativo dinamismo di tutto il comparto industriale. Resta l’incognita delle potenziali problematiche legate alle dinamiche materie prime, che devono però ancora manifestarsi in modo esteso. Potrebbero però impattare nei prossimi mesi su tutto il comparto manifatturiero.

Ricerca e skill 4.0

Tornando alle risposte che ci si attende dalla politica, certamente chiaro l’impegno sul tema della ricerca, ma resta il nodo delle competenze: la carenza di skill 4.0 sarà sempre più pressante nei prossimi anni. Non è da ritenersi sufficiente la creazione di grandi partenariati pubblico-privato in assenza di un cambiamento fondamentale dell’intero sistema formativo. Gli “Ecosistemi di innovazione”, previsti dal Ministero dell’Università e della ricerca, potrebbero sicuramente avere un ruolo importante. Nelle linee guida però non si fa cenno all’incubazione delle competenze, mentre la presenza delle università e dei centri di ricerca nello schema disegnato dalla cabina di regia governativa dovrebbe essere funzionale anche a questo scopo. In definitiva, ci si aspetta maggiore attenzione a questo nodo nei futuri piani strategici del PNRR.

Aldo Cavalcoli