HomeVideoIl futuro del manifatturiero? Circolare, sostenibile e con impianti produttivi nello spazio

Il futuro del manifatturiero? Circolare, sostenibile e con impianti produttivi nello spazio

il Prof. Marco Taisch ridefinisce il ruolo della manifattura italiana, la seconda potenza in Europa. Lontana da vecchi stereotipi, la fabbrica moderna è un ecosistema di robotica, AI e sostenibilità, proiettato verso la "Transizione 5.0". Un settore che richiede nuove competenze, invoca politiche industriali stabili e si afferma come motore strategico per la crescita, il lavoro di qualità e l'innovazione futura del Paese.

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Vittoria Lugli

In questi video podcast “Anima d’Acciaio”, condotto da Alessandro Garnero, il professor Marco Taisch – professore ordinario del Politecnico di Milano, fondatore del World Manufacturing Forum, presidente del Competence Center Made 4.0, cofondatore dello spin off Miraitek - offre una riflessione sul ruolo della manifattura italiana in qualità di presidente della Fondazione MICS - Made in Italy Circolare e Sostenibile.

“L’Italia è la seconda potenza manifatturiera in Europa, ma spesso non ne siamo consapevoli”, afferma Taisch. La fabbrica moderna, sottolinea, non è più un luogo “sporco” o legato al passato, bensì un ecosistema fatto di robotica, intelligenza artificiale, sostenibilità e attenzione alla persona.

La nuova sfida è la Transizione 5.0, che unisce digitalizzazione e riduzione dell’impatto ambientale. “Le imprese non possono limitarsi a produrre in modo efficiente: devono dimostrare di essere sostenibili. La tecnologia consente di monitorare e migliorare consumi, emissioni e processi in tempo reale”, spiega il presidente della fondazione.

Centrale anche il tema delle competenze: la fabbrica ha bisogno di data scientist, ingegneri, tecnici specializzati, manager della sostenibilità. “Dobbiamo raccontare ai giovani che l’industria è un ambiente moderno e dinamico, dove costruire un futuro professionale qualificato. Anche le donne hanno grandi opportunità di carriera, soprattutto nei ruoli digitali”.

Sul fronte delle politiche industriali, Taisch invoca continuità e visione di lungo periodo. “Alle imprese non servono stop and go normativi: servono certezze, come avviene in Germania. Non chiediamo sussidi a pioggia, ma strumenti stabili per innovare e competere a livello globale”.

Il messaggio finale è chiaro: l’Italia deve credere nella propria industria come motore di crescita e innovazione. “La manifattura non è il passato – conclude Taisch – ma la chiave per costruire benessere e lavoro di qualità. In futuro avremo anche un Made in Space”.