Il Field della co-ricerca

Nei nuovi Field di co-ricerca europea, le conoscenze generate rappresentano l’essenza della quinta libertà di circolazione e potranno essere utilizzate secondo la strategia di Lisbona

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  • n.3 - Settembre 2022
  • n.2 - Maggio 2022
  • n.1 - Marzo 2022

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Augusta Maria Paci, Cecilia Lalle

Una nuova iniziativa transnazionale di R&S pubblico-privato costituisce un ‘Field’, ovvero un contesto operativo frutto di discussione mirata di industry need, competenze e progettazione di potenzialità per lo sviluppo tecnologico e organizzativo con relative attività di co-ricerca.
Il Field, che nella nostra lingua si traduce ‘campo’, può assumere diversi significati con relative implicazioni: fondo, terreno, terreno recintato, podere, coltivazione, agro, area e altro ancora. In questo specifico caso s’intende invece un dominio particolare di ricerca e sviluppo delle conoscenze che riunisce più attori, alta specializzazione, eccellenza, fiducia. Gli obiettivi di ricerca, teorici e applicativi, sono collegati a futuri prodotti commerciali. Attraverso l’operatività di questi contesti particolari, partenariati, progetti transnazionali, infrastrutture di laboratori, best practice di nuovi prodotti e processi, si può superare il difficile rapporto ricerca-industria e ottenere la rapida attivazione del concept in valore imprenditoriale, dalla scienza al mercato. In questi contesti operativi particolari le conoscenze generate sono l’essenza della quinta libertà di circolazione, nel percorso di costruzione dell’Europa unita, dopo merci, persone, servizi, capitali. Nei Field si coltivano, con duro impegno e con metodi, tecniche e prospettive di mercato, le entità oggetto di negoziazione nell’economia della conoscenza.
La libera circolazione delle conoscenze consentirà la piena utilizzazione di queste risorse nell’Unione Europea secondo la strategia di Lisbona. La diffusione dei risultati conseguiti costituisce sempre un’azione importante e necessaria per mostrare, mediante esperimenti pilota e prototipi, le ricadute potenziali delle iniziative di R&S pubblico-privato. La Commissione Europea, pubblicando ‘I risultati conseguiti dall’Unione Europea nel campo scientifico e della ricerca 2004-2009’, li inquadra nell’ottica economica dell’azione politica di sostegno all’innovazione. Il carattere ‘globale’ e i ‘successi specifici degni di nota’ verso lo Spazio Europeo della Ricerca, al centro dell’agenda politica della Ue, puntano quindi a una continuità logica e temporale tra le varie iniziative dell’Unione Europea nei Programmi Quadro 6 e 7 verso il 2013 sostenuto dal ruolo fondamentale degli Stati membri e delle relative politiche di R&S regionali e nazionali .
I risultati presentati nei depliant, e pubblicati nella lingua della nazione cui i risultati si riferiscono, mostrano il ruolo chiave dei Paesi Europei nella ricerca-progetti Ue, come Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna ecc. e riportano esempi di progetti di cui i paesi sono coordinatori.

L’esempio Italia
L’Italia, in particolare, ha partecipato a 36 progetti e attualmente è impegnata in 16 di questi con otto regioni (Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana). Nell’ottica economica e strategica prima esposta d’integrazione della ricerca industriale per nuovi sistemi di produzione è importante valorizzare anche i risultati frutto di partecipazione a progetti coordinati da altri paesi: ad esempio, nel progetto Next coordinato dalla Spagna con 23 partner da otto Stati membri più la Svizzera, c’è una partecipazione italiana rilevante con quattro partner. Il progetto integrato Next costituisce un Field di ricerca strategico capace di stimolare nuovi concept nei settori di riferimento. Questo e altri Field sono descritti nel report della Commissione Europea ‘Transforming the Tools of Production: strategy for a sustainable European machine tools industry’, 2009.
La mappatura dei Field di R&S a livello europeo consente quindi una nuova lettura della potenzialità della libera circolazione delle conoscenze e di conseguenza richiede una nuova attenzione alle possibilità di rapida attivazione economica delle stesse.
I Field diventano concreti stadi d’implementazione di agende strategiche e relative roadmap di ricerca che, come noto, fissano i target specialistici e potenziali nella relativa area di sviluppo di ricerca industriale. Questo approccio dimostra l’importanza del processo d’integrazione di ricerca-industria, azione dell’iniziativa Manufuture.

Il Field del futuro
Guardare oltre i confini è naturale nella ricerca scientifica, ma è meno praticato nelle pmi. Workshop, come quello tenuto da Federmacchine il 5 marzo scorso a Milano sul partenariato pubblico-privato ‘Fabbrica del Futuro’ o quello del 13 luglio a Bruxelles per il lancio di Effra (European Factories of the Future Research Association), offrono quindi importanti occasioni per migliorare la comunicazione tra esperti propensi a collaborazioni scientifiche a vario livello. Le attività di knowledge management dell’innovazione, focalizzate su specifici Field, sviluppano la comprensione di nuovi concetti e relative terminologie, alimentando le potenzialità per la sostenibilità del manifatturiero.
Il Field ‘Factory of the Future’ è stato accolto favorevolmente dall’industria e incoraggiato dalle parole del Chairman di Effra, Massimo Mattucci: “If we want to keep our position in the global value chain, we will have to constantly develop new technologies and new products that are a head of the game” (se vogliamo mantenere la nostra posizione nella catena del valore globale, dobbiamo sviluppare costantemente nuove tecnologie e nuovi prodotti che sono il punto di partenza di ogni strategia di successo)”.
Gli scenari del futuro devono essere condivisi, descritti e successivamente monitorati durante lo scorrere del tempo per verificare l’attuazione degli obiettivi intermedi. Le statistiche sono già molto gratificanti per la ricerca italiana e descrivono lo sforzo già compiuto nei diversi ambiti di specializzazione. La graduatoria mostra la partecipazione dei Paesi Europei nei progetti Ue e colloca l’Italia al quarto posto nel ‘Settimo Programma Quadro’, con il Cnr in testa agli enti italiani. Analisi e proiezioni socio-economiche del rapporto ricerca-progetti Ue misurano l’attuazione della strategia di Lisbona per crescita e occupazione dell’Europa. Per guardare al futuro è necessario anche monitorare l’operatività dei nuovi Field. Da questi terreni di ricerca, infatti, scaturisce la continua ed elevata produzione e circolazione di conoscenze. Gli attori devono essere in grado di valutare sia i benefici economici e sociali di questo sviluppo di conoscenze sia i bisogni di co-ricerca. Tutto ciò per rispondere, con una migliore efficienza organizzativa, alla preparazione in itinere di programmi annuali e triennali di lavoro (Workprogramme). Con bandi specifici viene attivata l’intensa competizione di idee da trasformare in tecnologie per nuovi prodotti, processi e imprese, sviluppate da eccellenti partenariati.

Il Field della co-ricerca
- Ultima modifica: 2009-10-02T15:58:43+02:00
da Miti Della Mura
Il Field della co-ricerca - Ultima modifica: 2009-10-02T15:58:43+02:00 da Miti Della Mura

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