Intelligenza artificiale e semiconduttori. Ma anche cloud, data center e software open source. Temi forti, protagonisti della Comunicazione sulla sovranità tecnologica europea, presentata il 3 giugno 2026 dalla Commissione UE.
La proposta – al vaglio ora di Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea, prima dell’entrata in vigore – potrebbe segnare un fondamentale cambio di rotta, nell’approccio agli ecosistemi tecnologici di Bruxelles.
L’obiettivo? Rafforzare l’autonomia digitale del vecchio continente. Ma, soprattutto, ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati non UE, con un beneficio diretto anche per il comparto manifatturiero. Perché, sempre con maggior intensità, la disponibilità di infrastrutture digitali e le piattaforme software rappresentano fattori decisivi per la competitività delle imprese europee.
La necessità di un’autonomia tecnologica
Il ritardo tecnologico europeo non è causato dalla mancanza di ricerca o di industria. Il problema è ben diverso: l’UE non è ancora in grado di trasformare i suoi punti di forza in scala industriale e autonomia tecnologica. Proprio quest’ultima è alla base della sovranità economica regionale, e non bisogna concentrarsi solo sul suo sviluppo, ma anche sul suo finanziamento. Con l’obiettivo di ridurre le dipendenze strategiche.
È necessario un cambio di paradigma nella politica industriale. Attraverso “iniziative interconnesse”, si devono rafforzare i diversi elementi che concorrono a creare l’ecosistema integrato europeo. Un ecosistema in grado di unire, assieme, ricerca, investimenti, capacità produttiva, infrastrutture e competenze. Per una sempre più solida e lineare catena del valore. Solo così l’UE potrà vantare una vera sovranità.
Sovranità tecnologica: quattro iniziative nel Pacchetto UE
Combinando le tecnologie strategiche, in un valido mercato, alle giuste condizioni (per una diffusione su larga scala), il successo potrebbe essere assicurato. E, per fare ciò, Bruxelles punta su quattro iniziative: una Strategia Open Source per ridurre le dipendenze e consolidare l’architettura tecnologica, due normative e una Roadmap strategica per la digitalizzazione e l’AI nel settore dell’energia.
Il disegno copre tutte le fasi della catena tecnologica. Dai semiconduttori alle infrastrutture, arrivando a software, cloud e AI. Ed evidenzia l’importanza della connessione tra le diverse parti. Una startup che si occupa di intelligenza artificiale sarà limitata qualora si avvalga di un cloud esterno. E lo stesso vale per i data center, dipendenti da chip extra UE. Come si risolve il tutto? Implementando le azioni del Pacchetto. E partendo proprio da due normative: il Chips Act 2.0 e il CADA.
Dal Chips Act al Chips Act 2.0
Approvato nel settembre 2023, il Chips Act nasceva con l’obiettivo di rafforzare la capacità europea di progettazione e produzione di semiconduttori. È stata la prima risposta coordinata dell’UE alla debolezza mostrata dalla supply chain dei semiconduttori. Pur avendo mobilitato, attraverso le sue previsioni, oltre 52 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati – creando 46mila nuovi posti di lavoro – l’Atto non è riuscito completamente nel suo intento.
L’UE ha sì rafforzato la capacità di ricerca e innovazione per i semiconduttori, ma ha continuato a mostrare una forte dipendenza dai Paesi terzi. Alla luce della rapida evoluzione del mercato globale (1.370 miliardi di euro entro il 2030), attraverso il Chips Act 2.0 l’UE potrebbe rafforzare il suo comparto industriale. Con una buona fetta del valore economico generato dalla crescita di chip, AI e infrastrutture digitali presenti in Europa.
E allora, la nuova Legge sui semiconduttori non si concentra solo sulla supply side (produzione), ma punta alla creazione di domanda per tecnologie europee. Attraverso un collegamento diretto con cloud, AI, data center e infrastrutture digitali. La strategia, così, si estende all’intero ecosistema tecnologico, perché i chips sono elementi fondamentali per alimentare la prossima generazione di tecnologie.
AI e Cloud, come sbloccare il potenziale?
Al Chips Act 2.0 si affianca il CADA, il Cloud and AI Development Act, che rafforzerà la sovranità e la competitività dell’Europa nell’ecosistema del cloud e dell’intelligenza artificiale. Garantendo, allo stesso tempo, uno stretto collegamento tra la domanda di chip europei e la crescente richiesta da parte di data center, fornitori di servizi cloud e gigafactory per l’AI.
Il CADA rientra nel Piano d’azione continentale per l’intelligenza artificiale: l’Atto ha come obiettivo il rafforzamento della leadership europea nel settore del cloud e dell’AI considerando la crescente domanda di tale tecnologia. Aumentano, velocemente, le esigenze di imprese e PA, ma la lentezza delle procedure autorizzative e le scarse risorse rappresentano un pericoloso freno al processo implementativo.
La fornitura extra UE, il tallone d’Achille
Sono tre le direttrici lungo le quali si sviluppa la normativa CADA: innovazione, capacità ed autonomia. E partono dall’atavico problema della dipendenza da fornitori di servizi cloud extra UE – tra i più duri colpi all’autonomia e alla resilienza digitale della regione. Con il nuovo Atto andranno affrontate queste sfide, e rimossi gli ostacoli, accelerando la diffusione del cloud e dell’AI. Lasciando però uno spazio di mercato per i partner dell’Unione.
L’Atto introduce una classificazione della sovranità cloud e AI su quattro livelli. Si tiene conto della localizzazione dei dati e dell’indipendenza del fornitore. Ma sarà altresì valutata la trasparenza della supply chain software e il grado di controllo europeo sulle tecnologie utilizzate. Il livello più elevato è la sovranità piena, dove nessun elemento critico del servizio cloud o di AI dipende da soggetti extra UE.
La Strategia Open Source per le alternative europee
La terza iniziativa del Pacchetto UE per la sovranità tecnologica è rappresentata dalla Strategia Open Source – che mira a ridurre la dipendenza da tecnologie, fornitori e infrastrutture non europee, in tutti i livelli della filiera digitale. La Strategia intende promuovere e proporre alternative europee alle concorrenti soluzioni extra regionali, soprattutto nei settori critici. Assieme alle due normative e alla Roadmap, completa il quadro per l’infrastruttura digitale europea.
Nello scenario descritto, però, emerge la necessità di maggiori finanziamenti a lungo termine. Servono infatti risorse per mantenere e scalare i progetti. E per superare gli ostacoli nel passaggio dall’innovazione all’implementazione industriale. Inoltre, c’è un problema di scarsa visibilità delle soluzioni europee, e di limitato accesso agli appalti pubblici. Per non parlare del ruolo di attori extra UE che catturano il valore dell’open source “nostrano”.
Come si risolve, il tutto? Innanzitutto, serve un maggiore coordinamento regionale. Affiancato da validi meccanismi di finanziamento e una governance più solida. Bisogna poi sviluppare soluzioni in ambiti tecnologici strategici, garantendo la sicurezza e la sostenibilità delle infrastrutture digitali. E rafforzare le competenze.
AI e digitalizzazione nel settore energetico: la Roadmap dell’UE
La Roadmap strategica per la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale nel settore energetico è la quarta iniziativa all’interno del pacchetto sulla sovranità tecnologica europea. Mira a garantire l’integrazione sostenibile dei data center nel sistema energetico, per massimizzare l’efficienza energetica. Il piano d’azione dovrebbe favorire una più rapida diffusione di soluzioni digitali e di AI, nei settori chiave per la decarbonizzazione.
Dovrebbe inoltre favorire una maggiore elettrificazione dell’industria, dei trasporti e delle abitazioni. Con l’ottimizzazione delle reti elettriche e dell’efficienza energetica negli edifici e nell’industria. Si prova, poi, a creare un sistema per valutare la sostenibilità dei data center. Attraverso l’utilizzo di etichette elettroniche, le prestazioni ambientali diventano “trasparenti”. E si promuovono infrastrutture digitali più sostenibili.
Intanto, in attesa che la Strategia europea per rafforzare la propria sovranità tecnologica faccia il suo corso – passando da puro indirizzo politico ad attuazione concreta – si attendono Parlamento e Consiglio per la vera e propria implementazione. Solo con regolamenti e veri programmi si potranno raggiungere risultati concreti, offrendo all’Europa la possibilità di essere (finalmente) digitalmente indipendente.
