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I principi della Connected Enterprise

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La Redazione
Fabrizio Scovenna, Country Director di Rockwell Automation Italia.
Fabrizio Scovenna, Country Director di Rockwell Automation Italia.

Una visione integrata del flusso delle informazioni tra sistemi informativi e di controllo della produzione permette di coordinare meglio le attività produttive e la comunicazione, con benefici immediati sia a livello operativo che decisionale.

La dizione “Connected Enterprise” rimanda ai principi fondanti di Industry 4.0 e richiama indubbiamente una nuova vision dei processi produttivi, integrando, volendo sintetizzare, automazione, gestione, sicurezza e supply chain. Per un approfondimento ne abbiamo parlato con Fabrizio Scovenna, Country Director di Rockwell Automation Italia.

Le basi concettuali

Per iniziare, potrebbe sviluppare per i nostri lettori i concetti che secondo Rockwell Automation stanno alla base della Connected Enterprise?
Per Rockwell Automation la Connected Enterprise rappresenta l’applicazione nella realtà dei principi che, originariamente in Germania e oggi in tutta Europa, vengono definiti come “Industry 4.0” e negli Stati Uniti “21st Century Smart Manufacturing”. In linea con questi fondamenti la Connected Enterprise collega le attività operative con i sistemi aziendali, includendo anche quelli più diversi, in modo sicuro e senza soluzioni di continuità grazie alle tecnologie oggi disponibili, come per esempio, Internet of Things, i dispositivi mobili, il Cloud e i Big Data. La convergenza di queste nuove tecnologie che mettono in relazione in modo sicuro le macchine e gli impianti di produzione con i sistemi informativi aziendali porta di fatto ad aumentare la produttività, ottimizzare l’utilizzo delle risorse e a migliorare globalmente il processo decisionale aziendale. Di conseguenza le aziende possono aumentare la propria agilità, produttività e sostenibilità ed essere in grado di rispondere alle esigenze di un mercato sempre più dinamico e variabile. Secondo l’OCSE, ogni anno oltre 70 milioni di persone, in particolare nei mercati emergenti, entrano a far parte della classe media e questo comporta un aumento dei consumi e quindi un incremento della domanda con riflessi sulle risorse e le infrastrutture aziendali. Le aziende per essere vincenti devono essere più produttive, sostenibili, flessibili., e devono anche tenere conto delle peculiarità dei diversi mercati, per esempio la capacità di spending delle nuove classi di consumatori, che potrebbero indurre le azienda a conformarsi e a ridurre la complessità della propria supply chain, a cercare di abbassare i costi di importazione e trasporto delocalizzando parte della produzione in luoghi più vicini alla domanda. Uno scenario di questo tipo impone una visione integrata del flusso delle informazioni tra sistemi IT e quelli OT, di controllo della produzione, per poter coordinare meglio le attività produttive e la comunicazione e godere di effetti immediati sia a livello operativo che decisionale. Ma creare un’azienda connessa è molto più che collegare tra loro dei sistemi eterogenei anche se innovativi. Innanzitutto si tratta di sviluppare una rete iper integrata tra i livelli IT e OT che abiliti l’accesso a dati operativi, in tempo reale e storici, indipendentemente dalla fonte, siano essi dati di business o transazionali, sia che impattino sui diversi impianti che sulla globalità delle operazioni. La tecnologia abilitata da Internet, l’Ethernet industriale, il Cloud, i Big Data e l’Internet of Things supportano questo nuovo paradigma. È comunque necessario tener conto che la convergenza sulla rete IP che ha, di fatto, collegato sistemi che in precedenza erano separati, porta con sé la necessità di ripensare in maniera “globale” la sicurezza. I benefici di un’azienda interconnessa devono essere estesi anche alla sicurezza che deve essere anch’essa gestita in modo completo e costante. Ma perché ciò avvenga un sistema di security deve essere progettato in collaborazione fra tutte le operations e declinato su ogni singola soluzione. La sicurezza deve diventare una parte integrante dell’attività produttiva di fabbrica, includere l’intera infrastruttura di rete, e quindi i nuovi sistemi di controllo e quelli legacy, le macchine, gli impianti. Ma non solo, deve includere l’azienda nella sua globalità, comprendendo le singole persone, le politiche e le procedure e deve essere estesa anche a tutte quelle attività “esterne” come vendite o gestione dei fornitori, con applicazione degli stessi livelli di sicurezza adottati all’interno, poiché dalla sicurezza della loro rete potrebbe dipendere la sicurezza della propria.
Tecnologie per la ripresa

Come vede per l’Italia le prospettive dei settori industriali cui Rockwell Automation si rivolge? Quali tecnologie di automazione, tra quelle proposte dalla sua azienda, ritiene che siano maggiormente strategiche per contribuire a una ripresa del manifatturiero nel nostro Paese?

Il 2014 doveva essere l’anno in cui, finalmente, i primi segnali di una minima ripresa si sarebbero dovuti palesare con sufficiente evidenza. E invece ancora buio, sebbene con qualche spiraglio di luce in più. Si parla di una ripresa, +0,5% previsto per il 2015, anche se il motore primo non sarà certamente il mercato interno, bensì il mercato estero. Noi abbiamo ben presente questa situazione poiché ci troviamo spesso a operare con clienti che hanno un fatturato fortemente concentrato sul mercato estero piuttosto che su quello italiano. Nello specifico mi riferisco ai costruttori di macchine e attrezzature che rappresentano un’eccellenza della nostra realtà industriale che posiziona l’Italia ai primi posti delle classifiche di competitività, relative a settori del commercio europeo e mondiale. Tuttavia non dimenticherei la nostra manifattura, la seconda in Europa, che è fatta di tantissime aziende produttrici, i cosiddetti End User, che devono rinnovarsi per continuare a essere in testa alle classifiche internazionali. Per entrambi, mantenere questo vantaggio competitivo in un contesto di mercato globale, difficile e sempre più agguerrito come quello attuale, richiede alle aziende quanto segue: realizzare prodotti “cost-effective” che permettano ai clienti finali di aumentare la produttività e nel contempo ridurre i costi; avere una flessibilità produttiva finalizzata a fornire soluzioni “custom made”; avere capacità innovativa, prevedendo e anticipando le tendenze di mercato, e creando le basi per nuove aree di business, tenendo a mente i concetti di Total Quality Management (TQM), e le Normative e gli standard Internazionali; garantire ai propri clienti servizi di assistenza tecnica pre- e post- vendita, con interventi manutentivi in real time, in presenza o in remoto. Rockwell Automation si pone a fianco dei clienti supportandoli a 360 gradi, dalla progettazione delle macchine alla loro implementazione e manutenzione, e aiutandoli a soddisfare i propri obiettivi di business con soluzioni integrate e servizi che rispettino i principi di intelligenza, sicurezza e sostenibilità. Da anni proponiamo un’offerta di architetture integrate che trovano nella Connected Enterprise la sua massima declinazione e una proposta che soddisfa molti dei requisiti che ho citato e che i nostri clienti devono affrontare e risolvere

Connected Enterprise e Internet of Things

Qual è il punto di connessione tra la vostra offerta tecnologica e l’IoT? Quale tecnologia hardware o software fornite per l’IoT?

Il punto di connessione fra le tecnologie di automazione e Internet of Things è la rete IP, Internet Protocol, che è l’unica che può supportare l’interoperabilità dei dispositivi anche nell’automazione della produzione e garantire così una connettività aziendale integrata e su una singola infrastruttura di rete. Tramite l’Internet Protocol le informazioni fluiscono liberamente verso la destinazione desiderata anche nelle operazioni di produzione più complesse, consentendo una maggiore collaborazione tra dispositivi, macchine e operatori. Già oggi, molti dei dispositivi in uso nelle linee e negli impianti di produzione sono connessi su reti IP, tuttavia opportunità ancora maggiori sono attese dalla sempre più capillare diffusione di dispositivi come tablet, smartphone, video camere e lettori RFID, che aprono la strada a nuove opportunità di crescita della produttività, di innovazione e collaborazione.

Nuove competenze, nuove professionalità

Tra gli operatori del settore dell’automazione ci sembra si stia manifestando, anche a causa di una crescente complessità per la mutua interazione di discipline differenti, se non proprio una carenza, forse un’inadeguatezza di competenze o quantomeno di capacità di ben percepire scenari futuri. Lei cosa ne pensa?

Il tema del gap di competenze è molto sentito in Rockwell Automation così come l’attenzione alla diffusione di una cultura legata all’automazione in termini di uso delle tecnologie, panorama normativo, sicurezza.. Questa attenzione viene concretizzata tramite eventi come Automation University, che terremo proprio a Parma il 18 e 19 marzo prossimi, RSTechED, Automation Fair, oppure con programmi di supporto allo sviluppo del business all’estero dei clienti di cui Partnering for Success è un esempio. Restando in tema Connected Enterprise, come già detto, lo sviluppo di paradigmi legati alla tecnologia Internet of Things, si basa sulla collaborazione continua e sull’integrazione tra professionisti IT e OT. La richiesta di professionisti qualificati in grado di comprendere perfettamente la correlazione tra tecnologie dell’informazione e tecnologie operative sta crescendo di pari passo con la maggiore connessione tra gli impianti di produzione e i sistemi aziendali; le stime parlano di 220.000 tecnici IT e OT all’anno per le attività legate all’IoT. Anche in questo caso, Rockwell Automation con lo Strategic Alliance Partner Cisco ha deciso di muoversi in anticipo lanciando un programma formativo, Managing Industrial Networks with Cisco Networking Technologies, IMINS, per far fronte proprio alle sfide legate al divario di competenze sulle tecnologie di rete.

 

Breve curriculum dell’intervistato

Fabrizio Scovenna è oggi Country Sales Director di Rockwell Automation Italia. Laureatosi al Politecnico di Milano in Ingegneria Elettronica, un particolare interesse per l’Intelligenza Artificiale lo ha portato ad avere alcune esperienze nel settore informatico di gruppi come Enimont e Ansaldo con cui ha collaborato per qualche anno, per poi approdare in Allen-Bradley. Qui ha seguito un progetto di formazione professionale inserito in un gruppo internazionale che lo ha portato a lavorare anche in sedi estere di Allen-Bradley (Bruxelles e Philadelphia) arricchendo non solo la propria esperienza professionale, ma anche le relazioni interpersonali e culturali che si sono rivelate molto importanti per il proprio sviluppo. Tornato nella sede italiana, ha quindi iniziato come Sales Engineer nella Lombardia Ovest, per poi ricoprire diversi ruoli all’interno della struttura, tra cui quello di responsabile di alcune filiali di vendita, fino a diventare poi Country Manager Italia. Nel frattempo Rockwell Automation aveva acquisito Allen-Bradley e la gestione italiana si arricchiva di responsabilità di gestione di altri paesi. Tra questi c’era la Turchia, dove iniziava un programma di sviluppo della sede di Istanbul portandola, dopo un paio di anni a essere completamente indipendente con ottimi risultati operativi, ma anche altre realtà interessanti come Israele, Egitto, Libia e Grecia. In Italia Rockwell Automation è una realtà di circa 240 persone che si dedica alla vendita non solo di prodotti di automazione, ma li complementa con servizi e sistemi. Presente sul territorio con un totale di 9 uffici, Rockwell Automation ha la sua sede principale a Milano e un innovativo Competency Center, inaugurato di recente presso la nuova sede degli uffici di Bologna. Il Competency Center, centro unico in tutta Europa, è uno spazio messo gratuitamente a disposizione di chi costruisce macchine, di chi deve realizzare i propri impianti o studiare architetture, e offre la possibilità di affrontare queste problematiche con il supporto di strutture hardware, software e meccaniche che aiutano a raggiungere risultati ottimali grazie a sofisticati test e processi di simulazione personalizzati.

 

 

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I principi della Connected Enterprise - Ultima modifica: 2015-04-16T15:39:12+02:00 da La Redazione