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Cosa cercano i giovani in azienda? Te lo dice un algoritmo

Autonomia guidata, formazione per raggiungere obiettivi chiari e misurabili e crescere in azienda e valori condivisi: queste le aspettative dei Millenial e ancor più della Gen Z prossima a entrare in azienda confermate dalle ricerche di Reverse.

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Gaia Fiertler

Reverse, la società di ricerca e selezione per professional e talent, da 5 anni sul mercato con un sistema di analisi dei dati guidato da algoritmi, che aiuta le aziende a essere più attrattive, si è guadagnata il sesto posto nella classifica generale “Best Workplace” in Italia, il quarto posto nella classifica Best Workplace for Millennials ed è presente anche in quella “for Women” per il livello di inclusività e meritocrazia.

La società cresce velocemente in Europa, ha sedi a Milano, Bologna, Berlino, Parigi e Barcellona e, con una media di 500 colloqui al mese, ha un osservatorio privilegiato sulle esigenze dei giovani, che trasmette ai suoi clienti e che cerca di soddisfare anche all’interno nel proprio staff, oggi composto da 115 dipendenti, con 50 assunzioni solo nel 2021 in un ambiente cross-culturale.

Da un’analisi dei questionari sottoposti ai candidati emerge che se la flessibilità e lo smart working sono dati per scontato (76%), è ancora più alto il valore attribuito alla formazione e percorsi di crescita definiti (86%). «I driver motivazionali che guidano Millenial e Gen Z sono autonomia, crescita professionale con gli strumenti formativi necessari e allineamento valoriale con l’azienda», spiega Daniele Bacchi, Ceo e Co-founder di Reverse insieme con Alessandro Raguseo, società che in 5 anni ha raggiunto gli 11 milioni di euro di fatturato.

Daniele Bacchi

Autonomia da non intendere come pigrizia mentale o fisica per esempio rispetto all’ufficio. «Al contrario, soprattutto i giovani vogliono respirare l’aria dell’ufficio e le sue dinamiche. Cercano socialità e si aspettano di essere seguiti e guidati dal proprio responsabile, ma al tempo stesso vogliono sentirsi liberi di scegliere e vogliono sapere che c’è fiducia verso di loro», spiega Bacchi.

Reverse ha realizzato i suoi uffici di Milano e Bologna proprio con questo spirito di socializzazione: informali, colorati, accoglienti, aperti, con moderne soluzioni architettoniche per assicurare la privacy quando serve, come le poltrone dagli schienali alti insonorizzanti, i video-booth e i phone-booth.

L’autonomia che cercano i giovani non va neppure intesa come occasione per abbandonarli a se stessi ma, al contrario, i manager sono chiamati a impegnarsi per pianificare con loro gli obiettivi e a renderli misurabili, fornendo anche i supporti formativi, di know-how e tecnologia necessari per raggiungerli. Insomma devono essere delle guide discrete, presenti e non pressanti. «I giovani vogliono padroneggiare bene il loro ruolo in azienda e avere un percorso di crescita chiaro, aspirano infatti a diventare dei riferimenti nel loro ambito, ma ovviamente hanno bisogno di essere accompagnati», commenta Bacchi.

Per far crescere i giovani in azienda servono dati, non opinioni

Reverse aiuta i suoi manager e le sue persone, in un contesto di crescita europea multiculturale, con una soluzione digitale che viene condivisa tra manager e collaboratore, sui cui fissano gli obiettivi e poi seguono visivamente gli stati di avanzamento, man mano che questi vengono registrati. Il sistema manda degli alert, può essere anche in forma gamificata e, soprattutto, ogni tre mesi si commentano insieme i risultati raggiunti, si arriva all’incontro preparati e se ne esce arricchiti con strumenti e suggerimenti su come proseguire. «È un supporto che piace molto ai giovani, li fa sentire collegati al progetto e al manager, propone delle visualizzazioni grafiche intuitive e va nella direzione di un confronto continuo su obiettivi misurabili. Noi stessi come azienda ci facciamo misurare dai nostri collaboratori partecipando a queste competition, come le intendiamo noi, sulla qualità e attrattività del posto di lavoro», racconta Bacchi.

L’azienda di ricerca e selezione ha fatto degli strumenti digitali la propria forza anche e soprattutto nei confronti dei clienti. Sfruttando la mole di informazioni che riceve dai candidati, ne ha fatto una raccolta strutturata e sistematica e grazie a degli algoritmi proprietari estrapola le preferenze e le tendenze in atto non solo generazionali, ma anche per singoli profili.

«Senza dati su cui ragionare, ci si muove solo nel mondo delle opinioni, mentre oggi c’è una grande urgenza di essere attrattivi verso profili che scarseggiano e per questo serve un approccio più scientifico. Non è che non si trovino i profili, ma perché dovrebbero scegliere di venire a lavorare proprio da te? Perché dovrebbero preferirti ad altri datori di lavoro a parità di brand per esempio? Ed ecco che profilare molto bene cosa cercano e cosa si aspettano i vari job profile, oltre ai giovani in generale, può aiutare nella “caccia” al candidato. Il mondo è cambiato, la domanda supera l’offerta, i giovani hanno una serie di priorità, tra cui gli aspetti valoriali che non sono più soddisfatti altrove. Così le organizzazioni hanno la grande sfida di riuscire a farsi scegliere, non tanto di trovare, ma di assumere e trattenere. La disponibilità di dati strutturati, analizzabili con sistemi evoluti e “intelligenti” aiuta decisamente», conclude Bacchi. Perché oggi l’employee experience inizia subito, fin dalla primissima ricerca.

Cosa cercano i giovani in azienda? Te lo dice un algoritmo - Ultima modifica: 2022-12-02T13:13:27+01:00 da Gaia Fiertler
Cosa cercano i giovani in azienda? Te lo dice un algoritmo - Ultima modifica: 2022-12-02T13:13:27+01:00 da Gaia Fiertler