Il mercato italiano dell’automazione industriale torna a crescere nel 2025, segnando un incremento del 3% e superando i 6 miliardi di euro di valore. A delineare il quadro è Andrea Bianchi, presidente di ANIE Automazione, intervenuto durante SPS Italia 2026 a Parma in occasione della presentazione dell’Osservatorio dell’Industria Italiana dell’Automazione 2026.
Una crescita moderata ma significativa, che arriva in un contesto economico internazionale ancora fortemente condizionato dalle tensioni geopolitiche, dall’instabilità energetica e dalla trasformazione degli equilibri globali. “L’incertezza rimane l’elemento distintivo dell’attuale contesto”, ha spiegato Bianchi, sottolineando come i conflitti internazionali e le difficoltà del commercio mondiale rendano ancora “complessa la lettura delle prospettive per il 2026”.

Tecnologie digitali e cybersecurity trainano il comparto
Dietro il dato complessivo positivo si nasconde però un andamento molto differenziato tra i vari segmenti tecnologici. A sostenere il mercato sono soprattutto le tecnologie legate alla connettività, alla raccolta dati e alla cybersecurity industriale.
Il comparto del Wireless Industriale registra infatti una crescita record del +36,6%, seguito dal Networking industriale (+13,7%) e dai sistemi SCADA (+8%). Numeri che confermano come le imprese manifatturiere stiano accelerando sugli investimenti in interconnessione degli impianti, gestione intelligente dei dati e sicurezza informatica.
“Le tecnologie legate al dato e alla cybersecurity stanno crescendo, mentre le aree più tradizionali dell’automazione mostrano segnali di rallentamento”, ha evidenziato Bianchi.
In difficoltà risultano invece alcuni comparti storici: RFID in calo del 13,4%, azionamenti elettrici a -3,2% e HMI a -2,6%.
Manifattura “a macchia di leopardo”: farmaceutica tra i settori più resilienti
L’industria manifatturiera italiana continua a mostrare un andamento disomogeneo. Tra i settori più resilienti emergono elettronica, elettrotecnica, farmaceutica e food & beverage, mentre tessile, trasporti e chimica attraversano una fase più complessa.
La meccanica mantiene volumi sostanzialmente stabili ma con fatturati in crescita, grazie anche all’aumento del valore tecnologico delle soluzioni offerte.
Tra i principali settori di sbocco delle tecnologie di automazione si confermano la meccanica, l’alimentare e il packaging, comparti che continuano a investire in efficienza produttiva e digitalizzazione dei processi.
L’automazione industriale è concentrata nel Nord Italia

Dal punto di vista territoriale, il Nord Italia continua a rappresentare il cuore dell’automazione industriale nazionale, concentrando oltre l’80% del fatturato interno.
La Lombardia si conferma la prima regione con il 28% del mercato, seguita dall’Emilia-Romagna con il 24% e dal Nord-Est con il 23%. Cresce anche il Centro Italia, che raggiunge il 7%, segnale di una diffusione sempre più ampia della cultura dell’automazione oltre i distretti industriali storici.
I costruttori di macchine OEM restano il principale motore della domanda, assorbendo il 63% del fatturato interno, davanti a distributori (18%) e quadristi/sistemisti (12%).
Federmacchine: “I beni strumentali restano la spina dorsale del Made in Italy”
Un segnale di fiducia arriva anche da Federmacchine. Durante il convegno inaugurale di SPS Italia 2026, Bruno Bettelli ha parlato di “timida crescita” per il settore dei beni strumentali, con una previsione tra il +2% e il +2,5% nel 2026.
Il comparto vale oggi 52 miliardi di euro, conta circa 5.000 imprese e 236 mila addetti, confermandosi una delle colonne portanti del Made in Italy industriale.
Nonostante il rallentamento dell’export verso gli Stati Uniti, penalizzato dai dazi con una flessione di 4 punti percentuali, il mercato interno beneficia della spinta della Transizione 5.0 e degli investimenti in processi smart e automazione avanzata.
“Quando si parla di beni strumentali si parla anche di processi smart, ma dobbiamo mettere a fattor comune le nostre competenze”, è stato evidenziato durante il confronto.
Le prospettive per il 2026 restano legate allo scenario geopolitico

Sul fronte macroeconomico, Bianchi ha accennato allo scenario internazionale. Per il 2026 si prevede una crescita globale del PIL del +3,1%, in linea con il 2025, ma accompagnata da rischi geopolitici crescenti, in particolare legati alle tensioni in Medio Oriente e della guerra in Iran.
Per l’Italia, invece, le stime parlano di una crescita più fragile: +0,5% nel 2026 e +0,6% nel 2027, sostenuta da export e investimenti, ma frenata da caro energia, accesso al credito più difficile e rallentamento del commercio internazionale.
Nonostante il quadro complesso, il sentiment del settore resta moderatamente positivo. L’automazione industriale continua infatti a rappresentare uno degli assi strategici della competitività manifatturiera italiana, soprattutto nei percorsi di digitalizzazione, sostenibilità e resilienza produttiva.
Un’indagine sulle imprese della domanda rileva che le imprese concentrano gli investimenti su innovazioni di prodotto ( 59%) processo produttivo e digitalizzazione rispettivamente 58% e 55,3%. Resta rilevante l’attenzione a ricerca sviluppo e sostenibilità, più contenuto, invece, il ricorso a operazioni straordinarie e crescita per linee esterne. Sostanzialmente stabili gli ordini (Fonte: Osservatorio Format Research).
Sull’edizione 2026 dell’Osservatorio dell’Industria Italiana dell’Automazione è possibile approfondire il quadro delle tendenze di mercato registrate dal 2025 fino ai primi mesi dell’anno in corso con previsioni sull’andamento complessivo del 2026. Il documento, redatto dall’Associazione, oltre all'inserto con i dati del settore comprende un approfondimento tecnologico dedicato quest’anno al Cyber Resilience Act.
