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Le startup spaziali fanno volare l’innovazione e la raccolta di capitale

In crescita la raccolta globale di capitale di rischio delle startup specializzate esclusivamente nella Space economy. Stati Uniti al primo posto per raccolta di venture, seguita da Cina e terza l’Europa. L’andamento delle startup e dei brevetti del settore, in Italia e nel mondo, presentato dall’Osservatorio Space Economy del Politecnico di Milano.

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Gaia Fiertler

Nel 2025, la raccolta globale di capitale di rischio per finanziare startup della Space Economy ha raggiunto i 9 miliardi di euro. Un rimbalzo rispetto al 2024, in cui il totale si attestava a 5,5 miliardi di euro.

Tuttavia, un player da solo ha raccolto quasi un terzo degli investimenti globali, 2,2 miliardi di euro. Si tratta di World View Inc, startup fondata nel 2012 in Arizona da ex militari e veterani dell’esercito statunitense. L'azienda sta sviluppando un sistema di volo stratosferico per la raccolta di dati di “Earth Observation”, ponendosi come alternativa a droni e satelliti.

Al secondo posto come round di investimento troviamo Stoke Space (591 milioni di euro, in due tranche), impegnata nella costruzione di lanciatori riutilizzabili. L’azienda fa parte dei settori maggiormente “capital intensive”, ossia che concentrano maggiormente il venture capital, in particolare 1,86 miliardi di euro i lanciatori e 1,33 miliardi di euro la manifattura satellitare (piccole dimensioni, in serie). Si registra invece una riduzione di interesse verso il settore delle applicazioni.

Stati Uniti in testa nell’investimento in startup spaziali

Il Nord America (USA in primis) guida la classifica per ammontare di finanziamenti ricevuti da startup e scaleup (con 5,57 miliardi di euro, 61% del totale).

Per il secondo anno consecutivo, l’Asia si consolida al secondo posto con 1,8 miliardi di euro (20%). L’Europa (14%) arriva terza, stabile con 1,26 miliardi di euro. Tra i dieci round più consistenti del 2025 cinque sono aziende statunitensi, tre cinesi e solo una europea (la finlandese “Iceye”).

Solo 424 milioni di dollari sono stati raccolti da startup in America Latina, Africa, Medio Oriente e Oceania.

Stabili le startup italiane in Space Economy

Nel 2025 le startup della Space Economy italiane hanno raccolto 25 milioni di euro, in continuità con il 2024, quando furono 26 milioni di euro al netto del finanziamento di D-Orbit (con un round di 150 milioni di euro).

L’ecosistema italiano è molto concentrato su un numero limitato di startup, a differenza di altri dove il capitale affluisce in modo più distribuito e meno dipendente dai top round delle scaleup. Tra i primi cinque round europei nel 2025 non c’è neanche un’azienda italiana, perché i capitali si concentrano sulle scaleup e in genere l’Italia ne ha meno degli altri Paesi europei (Germania, Francia, Spagna).

Attraverso l’istituzione di Cassa Depositi e Prestiti Venture Capital nel 2021 e le successive iniziative verticali dedicate allo Spazio, però, si iniziano a cogliere i primi segnali di un maggior numero di imprese fondate, che potrebbero rappresentare future realtà di interesse nazionale.

Il 2026 si è aperto con l’annuncio dell’istituzione del ventottesimo regime europeo, un quadro normativo sovranazionale per la costituzione e l’attività delle imprese innovative, al di sopra delle singole legislazioni nazionali, garantendo maggiore scalabilità alle startup europee, oggi costrette a sostenere alti costi di adattamento alle regolamentazioni nazionali per crescere.

Inoltre il piano Readiness EU, con la natura “dual use” (militare e civile, dai confini sempre più labili) delle tecnologie spaziali, potrebbe rappresentare una opportunità importante.

I brevetti della Space Economy

Nel periodo 2000-2022 a livello globale sono stati registrati 357.945 brevetti riconducibili alla Space Economy, con una crescita dell’88% tra 2000-2011 e 2012-2022. La Navigazione Satellitare è il motore principale, con 248.515 brevetti pubblicati nell’intero periodo 2000-2022. Seguono le Comunicazioni Satellitari (157.832 brevetti), l’Osservazione della Terra (140.673 brevetti) e l’Accesso allo Spazio (60.721 brevetti).

I domini che presentano il maggiore aumento però sono l’Accesso allo Spazio (+149%) e l’Osservazione della Terra (+102%), seguiti dalla Navigazione Satellitare (+81%) e dalle Comunicazioni Satellitari (+47%).

In Italia, il numero di brevetti relativi alla Space Economy ha registrato una crescita del 91% tra i periodi 2000–2011 e 2012–2022, un valore superiore a quello osservato a livello mondiale. Il peso complessivo si attesta allo 0,29% del totale mondiale e rimane sostanzialmente stabile tra 2000-2011 e 2012-2022.

La Navigazione Satellitare conta complessivamente 664 brevetti (+62% tra i due periodi), seguita dall’Accesso allo Spazio che “traina l’aumento” con una crescita del 348% e un totale di 504 brevetti, le Comunicazioni Satellitari (495 brevetti, +69%) e l’Osservazione della Terra (361 brevetti, +60%).

Nel valore potenziale dei brevetti italiani, l’applicazione dell’Innovation Patent Index evidenzia, tra il 2000-2011 e il 2012-2022, che la capacità innovativa si rafforza in Navigazione e Comunicazioni. Si deteriora invece in Accesso e Osservazione. Questo mostra come la crescita numerica dei brevetti non sia sempre accompagnata da un analogo aumento della loro capacità di generare innovazioni di grande impatto.