Robot e sicurezza

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Cortesia COMAU
Cortesia COMAU

É fondamentale la capacità e l’esperienza di chi interagisce con i robot, che non sono nè mai saranno dei “killer”, anche se possono diventarlo per interposta persona: l’operatore disattento, frettoloso, incurante delle regole di sicurezza.

L’espressione “robot killer” appartiene alla fantascienza e alla letteratura di genere, ma in effetti può essere utilizzata, purtroppo, anche per sistemi robot reali, i cosiddetti “autonomous weapon systems”, soprattutto per i droni impiegati in azioni “trova e distruggi” sotto il controllo remoto di operatori militari. Ma inevitabilmente i progressi della tecnologia sono tali da lasciar prevedere una prossima generazione di robot impiegabili nei teatri di guerra, e la società civile inizia a ribellarsi a questa prospettiva, sia per senso etico generale che per questioni di sicurezza, con ciò intendendo la garanzia che il controllo sia effettivo e completo e che non si creino condizioni in cui la situazione possa sfuggire di mano, anche perché la tendenza della ricerca in campo militare sembrerebbe improntata a conferire a queste future macchine da guerra il massimo dell’autonomia, e particolarmente attivo su questo fronte è per esempio l’International Committee for Robot Arms Control che chiede non tanto maggior sicurezza quanto un vera e propria messa al bando (prima che sia troppo tardi) di queste armi. Questo, nella certezza che i militari punteranno più sulle “prestazioni”, conferendo massima autonomia alle macchine, che non sull’eliminazione di rischi ed effetti collaterali. Ma questo è un altro mondo, che nulla ha a che fare con la robotica di fabbrica. Malgrado la differenza abissale tra Mechanized Weapon e Industrial Robot, c’è chi insiste a vedere nei robot dei potenziali killer, definendoli tali quando si verificano casi, invero rarissimi, di incidenti in fabbrica che li vedono coinvolti; quando avvengono, la risposta della stampa è sempre esageratamente aggressiva, quasi a voler sottolineare una minaccia strisciante dal connubio tra robot e intelligenza artificiale, quest’ultima citata sempre e comunque a sproposito e fuori contesto da chi, sprezzante del ridicolo, vuol far vedere di avere capito tutto. Questo approccio non è usato per altri apparati e sistemi a supporto di attività lavorative: mai si parla di presse, serbatoi, gru, ponteggi o trattori killer (questi ultimi, tra l’altro, causa di 121 eventi mortali per ribaltamento nel 2013 in Italia); semmai queste fatalità sono denominate come incidenti. La differenza di lessico comporta una diversa percezione della fatalità stessa: colpa dell’operatore per disattenzione, incapacità o altro, se trattore o altro macchinario, responsabilità diretta della macchina, se robot. Perchè questo? La motivazione è da ricercarsi in un immaginario collettivo che, partendo dall’antropomorfismo più o meno accentuato del robot, attribuisce a questo strumento di produzione industriale una qualche autonomia decisionale, da cui l’intenzionalità del danno verso l’operatore umano. Questa lunga premessa per sottolineare che finchè non cesserà questa visione da fantascienza, sarà sempre inquinata qualsiasi discussione sull’uso e la sicurezza dei robot in fabbrica. Ma poi, statisticamente, di cosa si stà parlando?

 

Robot e incidenti sul lavoro

Un incidente mortale è stato recentemente riportato dal Times of India, e si riferisce a un giovane addetto dell’azienda SKH Metals, nella regione dell’Uttar Pradesh, che è stato letteralmente trafitto da uno dei bracci di un robot di saldatura. La dinamica è emblematica per negligenza: l’operatore, vedendo che una lastra di metallo si era disallineata, è intervenuto per riposizionarla manualmente, bypassando qualsiasi barriera di protezione, e questo per garantire la giusta cadenza di produzione. Anche in Europa vi è stato di recente un incidente, precisamente a giugno dello scorso anno, in Germania in una fabbrica Volkswagen a Baunatal, dove un operatore è stato afferrato non si sa bene come da un Robot e sbattuto contro una lastra di metallo. Quello che si sa è che la persona, parte di un team esterno all’azienda, stava procedendo al setup del robot e stava lavorando all’interno dello spazio di sicurezza, del safety cage del robot stesso. Quindi, errore umano e non malfunzionamento del robot. C’è comunque da chiedersi se non sia possibile prendere comunque delle contromisure a fronte di eventuali errori umani. Da sottolineare che il vero killeraggio c’è stato in vari blog, con commenti anche crudeli, e come esempio ne basta uno: “Pare che il robot abbia chiesto all’uomo prima di ucciderlo se per caso non era Sarah Connor” (riferimento alla serie Terminator/Schwarzenegger). Massimo disgusto, per cui torniamo alle cose serie e subito sottolineiamo che da più di 30 anni l’industria della robotica, per garantire la sicurezza di chi lavora con i robot, si è attivamente operata collaborando alla creazione di safety standard sia a livello nazionale, come per esempio l’ANSI/RIA R15.06-2012 American National Standard for Industrial Robots and Robot Systems-Safety Requirements, che internazionale, per esempio  ISO 10218-1:2011, Robots and robotic devices-Safety requirements for industrial robots-Part 1: Robots, Edition 1

ISO 10218-2:2011 Robots and robotic devices-Safety requirements for industrial robots-Part 2: Robot systems and integration. Considerando la Germania, caso particolarmente significativo dato che il Paese occupa il terzo posto a livello mondiale, dopo Corea del Sud e Giappone, come numero di robot ogni 10.000 lavoratori, le statistiche sugli incidenti in Germania (DGUV Information 209-074, Industrieroboter, gennaio 2015) evidenziano un livello molto basso di incidenti, da 3 a 15 all’anno nel periodo 2005-2012, considerando insieme mortalità e ferite più o meno gravi agli arti. Negli Stati Uniti le statistiche tenute dalla Occupational Safety and Health Administration (OSHA), parlano di una media di circa un incidente all’anno negli ultimi 30 anni (ne sono conteggiati 37), ma questi dati sono inquinati dal fatto che le fatalità che coinvolgono robot industriali sono talmente rare da non essere separatamente evidenziate ma raggruppate insieme a incidenti di altra natura in ambito industriale. Interessante comunque evidenziare che le statistiche dell’US Bureau of Labor indicano 4585 fatalità sul lavoro nel solo 2013, per cui i casi in cui sono coinvolti robot sono estremamente rari.

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