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Open Innovation: trend in evoluzione e nuove prospettive con l’intelligenza artificiale

Nuovi attori e trasformazione di alcuni modelli caratterizzano il trend dell’Open Innovation in Italia. Analizziamo dimensione e valore dei servizi in Italia e nuove prospettive con l’AI da governare.

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Gaia Fiertler

L’Open Innovation è un processo d’innovazione che coinvolge aziende, startup, università, fornitori e inventori in ecosistemi collaborativi. Evolve rapidamente, con nuovi attori, modelli e modalità operative. Sono 24 le categorie individuate dall’Osservatorio “Open Innovation Lookout 2026” (terza edizione) della Polimi School of Management e di Lab11, spin-off della Scuola Sant’Anna di Pisa. Si parla di assistenza nella ricerca/accesso a capitali, coaching, mentoring&tutoring; co-creazione, consulenza nella Digital Transformation o nell’innovazione; formazione, networking, scouting tecnologico e di startup e “idea sourcing”, ossia il processo di ricerca, raccolta e selezione di nuove idee, soluzioni o spunti creativi da fonti diverse.

"L’Open Innovation ha superato la fase sperimentale e si sta affermando come una componente strutturale delle strategie di innovazione delle imprese. Ora però va implementata e governata in modo efficace, integrato, continuo e realmente allineato alle priorità aziendali. Per le imprese, comprendere le logiche di funzionamento di questo ecosistema diventa un elemento chiave per orientarsi: non si tratta più soltanto di selezionare un fornitore, ma di saper leggere e attivare combinazioni efficaci di attori, competenze e modelli di collaborazione. La mappatura aggiornata dei player è dunque un elemento essenziale, perché aiuta a comprendere come le aziende collaborino con startup, scale-up e partner tecnologici", spiega Federico Frattini della School of Management del Politecnico di Milano, direttore scientifico dello studio insieme al collega Josip Kotlar e ad Alberto Di Minin della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Dimensione dei servizi di Open Innovation in Italia

Cresce il valore dei servizi di Open Innovation: 902 milioni di euro stimati nel 2024, ben 160 milioni in più rispetto ai 742 stimati nel 2023, che ne aggiungevano solo 46 alla produzione del 2022.

Tuttavia, l’aumento è distribuito in modo disomogeneo: le prime cinque categorie per fatturato, che rappresentano il 31% del campione di 503 organizzazioni analizzate, concentrano ben l’81% dell’intero mercato, con le posizioni di vertice occupate da società di consulenza Open Innovation, parchi scientifico-tecnologici e Corporate Innovation Hub.

A conferma di ciò, l’aggiornamento 2023-2025 vede aumentare in modo marcato le società di consulenza (da 58 a 103 operatori) e raddoppiare Startup Studio e Venture Builder (da 37 a 75), tra i motori più dinamici, orientati alla riduzione del rischio imprenditoriale.

Al contrario, altre categorie diminuiscono o si trasformano, come gli incubatori e gli acceleratori. Da un lato c’è chi razionalizza la propria offerta, concentrandosi su un numero limitato di servizi altamente specialistici; dall’altro, si diffondono modelli "end-to-end" per accompagnare l’impresa nell’intero percorso di innovazione, facendo leva sull’unicità del punto di contatto come fattore distintivo (ibridazione/integrazione tra incubatore e acceleratore).

"L’ecosistema italiano dell’Open Innovation sta evolvendo verso una maggiore integrazione. Diminuiscono le sovrapposizioni tra categorie e si rafforzano ruoli più distintivi, con una capacità crescente di accompagnare le imprese lungo l’intero percorso di innovazione, dall’apertura verso l’esterno alla trasformazione delle idee in risultati misurabili. In questo scenario, per le imprese diventa sempre più rilevante ‘attivare’ l’ecosistema. La spinta verso obiettivi chiari e impatti misurabili, insieme all’avvento di trend tecnologici come l’Intelligenza Artificiale, sta infatti riconfigurando l’offerta dei diversi operatori, conferma Josip Kotlar del Politecnico di Milano.

Venture Clienting: quando l'impresa agisce come cliente della startup

Cresce, pur con difficoltà, il Venture Clienting, il modello in cui l’impresa agisce come cliente della startup, testando una soluzione senza entrare nel capitale, in modo da accelerare l’accesso a tecnologie emergenti e sperimentarle nei processi aziendali, generando al contempo opportunità di crescita per la startup con l’accesso ad asset e risorse della Corporate.

"Modelli come il Venture Clienting stanno guadagnando attenzione in quanto strumenti concreti per ridurre il rischio dell’innovazione e accelerare l’adozione di soluzioni esterne", commenta Alberto Di Minin della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.  

Benché promettente, solo il 31% (per tre quarti di grandi dimensioni) ha avviato negli ultimi tre anni una o più collaborazioni secondo questo approccio. Il 68% delle imprese dichiara di saperne almeno in parte principi e caratteristiche.

Le barriere principali sono coerenti con le aree abilitanti: disallineamento con la strategia di innovazione (24%), mancanza di risorse dedicate (18%), difficoltà a identificare casi d’uso rilevanti (15%) e ad accedere all’ecosistema delle startup (13%). Di queste, tra l’altro, solo il 7,2% di quelle valutate in fase di screening avvia una collaborazione concreta con le imprese, in genere su tecnologie a maturità intermedia.

Tuttavia, tra le aziende già attive in tipologia di Open Innovation il 41% intende proseguire, il 47% prevede di investire ulteriormente. Il Venture Clienting è infatti promettente per rapidità di esecuzione, pragmatismo e misurabilità dei risultati, perché si concentra su casi d’uso circoscritti e orizzonti temporali brevi. Ma per essere efficace dev’essere ancorato alla strategia aziendale e supportata da una governance dedicata, con priorità chiare (bisogni e aree tecnologiche), processi definiti e commitment da parte del top management.

Open Innovation e prospettive dell’AI cognitiva

L’AI generativa porterà un cambio di paradigma anche nell’Open Innovation, poiché è una tecnologia cognitiva che può intervenire sulla capacità di lettura del contesto, interpretazione e decisione. Quindi, anche i processi di Open Innovation evolveranno da sequenze lineari a sistemi adattivi e “data-driven”, con scouting continuo, co-sviluppo assistito e valutazione dinamica grazie a modelli predittivi, strumenti generativi e piattaforme intelligenti, in cui algoritmi e persone operano in complementarità.

Tuttavia, l’adozione risulta ancora frammentata e acerba e serve anche una maturità organizzativa con nuove architetture di governance, ruoli ibridi e interdipendenze tra funzioni e responsabilità condivise. Casi isolati rischiano infatti di produrre efficienze marginali, mentre l’integrazione in modelli collaborativi strutturati può rendere l’AI una infrastruttura strategica di innovazione.

"Comprendere come integrare l’AI in modo consapevole e coerente nei processi di innovazione rappresenta oggi una delle sfide più rilevanti per le aziende, chiamate a ripensare strumenti, competenze e modelli operativiper continuare a generare valore attraverso l’Open Innovation", conclude Alberto Di Minin.