La maturità digitale delle imprese italiane cresce, ma resta ancora lontana da livelli pienamente competitivi a livello internazionale. A evidenziarlo è la ricerca degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, presentata durante l’evento “LENS – Digitale e Intelligenza Artificiale: una priorità strategica per Italia ed Europa”.
A delineare il quadro è stato Riccardo Mangiaracina, che ha illustrato come il livello di maturità digitale venga oggi misurato su tre dimensioni chiave: digitalizzazione dei processi, approccio data-driven e cybersecurity.
“Ci sono diversi modi per misurare il livello di maturità digitale. Abbiamo scelto di concentrarci su tre ambiti fondamentali”, ha spiegato Mangiaracina, sottolineando come la trasformazione digitale sia ormai una leva strategica per la competitività delle imprese.
Bene la digitalizzazione dei processi

Sul fronte della digitalizzazione dei processi, la ricerca evidenzia un livello di adozione piuttosto elevato nelle grandi aziende, soprattutto per quanto riguarda i processi interni e le attività di pianificazione.
Circa l’80% delle grandi imprese utilizza soluzioni digitali a supporto di previsione, produzione e approvvigionamento, mentre tra le PMI la quota si attesta intorno al 70%. Tuttavia, l’integrazione tra le diverse fasi del processo resta limitata: solo il 60% delle grandi aziende e il 40% delle PMI ha raggiunto livelli avanzati di integrazione.
Nel marketing e nella comunicazione, strumenti come CRM e marketing automation risultano diffusi, ma restano ancora margini di miglioramento su ambiti più evoluti, come la gestione centralizzata dei contenuti e la personalizzazione avanzata della relazione con il cliente.
Più evidente il gap nei processi B2B: se la fatturazione elettronica è ormai universalmente adottata, altri ambiti – come ordini digitali, EDI e documenti di trasporto – mostrano livelli di digitalizzazione ancora limitati.
Approccio data-driven: cresce la cultura del dato
La seconda dimensione analizzata riguarda l’approccio data-driven, sempre più centrale nelle strategie aziendali.
Le grandi imprese risultano più avanzate, con il 73% che dispone di figure dedicate all’analisi dei dati e utilizza strumenti di business intelligence. Tuttavia, solo il 38% ha sviluppato una vera data strategy formalizzata, segno che il percorso verso una piena valorizzazione del dato è ancora in corso.
Le PMI mostrano un ritardo significativo su questo fronte, sia in termini di competenze sia di investimenti. Nonostante ciò, emerge una crescente attenzione verso il tema, con iniziative volte a sviluppare cultura e capacità analitiche.
Cybersecurity: priorità crescente ma preparazione ancora limitata
La cybersecurity si conferma una delle principali priorità per le imprese italiane, anche alla luce dell’aumento degli attacchi informatici.
Negli ultimi tre anni, il 35% delle grandi aziende ha subito incidenti cyber rilevanti, mentre tra le PMI quasi una su quattro è stata colpita da attacchi. Nonostante questo, solo il 28% delle grandi imprese dispone di una strategia di difesa avanzata e appena il 5% delle PMI adotta tecnologie adeguate per ridurre il rischio a livelli accettabili.
Cresce comunque la diffusione della figura del CISO (Chief Information Security Officer), presente nel 58% delle grandi aziende, segnale di una maggiore consapevolezza sul tema.
Dove stanno investendo le imprese: AI, cloud e Industry 4.0

Analizzando le direttrici di investimento, la cybersecurity si conferma al primo posto: il 65% delle grandi aziende e il 45% delle PMI prevede investimenti in questo ambito.
Seguono intelligenza artificiale (57%) e Big Data (49%), ma soprattutto tra le grandi imprese. Le PMI, invece, mostrano un orientamento più marcato verso tecnologie a supporto della produzione, come Industry 4.0, robotica e cloud.
Nonostante queste dinamiche, il livello complessivo di investimento resta contenuto. “Guardando al futuro, l’investimento in valore assoluto è ancora molto limitato: parliamo di meno del 3% del fatturato medio”, ha evidenziato Mangiaracina.
Digitale e competitività: una sfida strategica per l’Italia
Il quadro che emerge è quello di una trasformazione digitale avviata ma ancora incompleta, con forti differenze tra grandi imprese e PMI.
Come sottolineato anche da Alessandro Perego, direttore degli Osservatori Digital Innovation, il digitale è passato in pochi anni da strumento operativo a leva strategica per imprese e sistemi Paese. In un contesto geopolitico in evoluzione, infrastrutture come cloud, connettività e capacità computazionale diventano asset critici per la competitività.
Per le imprese italiane, la sfida è ora quella di accelerare gli investimenti e sviluppare una visione più integrata della trasformazione digitale, in cui processi, dati e sicurezza siano gestiti in modo sinergico.
Solo così sarà possibile colmare il gap esistente e sfruttare appieno il potenziale delle tecnologie digitali, dall’intelligenza artificiale alla robotica avanzata, sempre più centrali nei modelli produttivi del futuro.
