Questo è quanto emerge dai dati elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu a partire dallo studio di Oxford Economics. Nel periodo compreso tra il 2011 e il 2015, il consumo mondiale di macchine utensili crescerà del 45% fino a raggiungere il valore record di 88,6 miliardi di euro.
Sebbene la sostituzione dei macchinari obsoleti e l'acquisizione di nuovi che interesserà l'Europa nel periodo 2011-2015 non saranno sufficienti a recuperare il terreno perso con la crisi del 2009, l'Area Euro si confermerà seconda nella graduatoria mondiale di consumo, dopo l'Asia e prima delle Americhe (qui la domanda si attesterà a 10,7 miliardi di euro).
Sono invece più ottimisti i costruttori rispetto al mercato estero: la metà degli intervistati prevede stabilità, il 28% ritiene che la domanda espressa dagli utilizzatori stranieri crescerà.
Infine, l'analisi tendenziale del dato relativo alle consegne nei sei mesi successivi alla rilevazione - effettuata nel secondo trimestre dell'anno - conferma la lentezza della ripresa del mercato italiano. Il 57% dei rispondenti segnala una riduzione delle vendite. Solo il 24% registra un incremento sensibile delle consegne. Il restante 19% dichiara stabilità. La domanda straniera si conferma base di sostegno per il fatturato dell'industria italiana di settore: le consegne destinate oltreconfine nei sei mesi successivi alla
rilevazione risultano in crescita per il 68% delle imprese che
partecipano all'indagine.
“Per questa ragione occorre pensare di incentivare le imprese a internazionalizzarsi sempre di più", ha dichiarato Galdabini. "Consapevoli che lo spazio di manovra non è ampio, i costruttori hanno richiesto un provvedimento, già allo studio delle autorità di governo, che permetta l'abbattimento dell'Irap, per la parte del costo del lavoro, pari alla quota di produzione che l'impresa destina alle vendite all'estero”.

