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Fondo Nuove Competenze, un miliardo per la formazione green & digital

Con il rifinanziamento del Fondo Nuove Competenze, sarà rafforzato il sistema della formazione professionale, puntando sulle competenze operative nella transizione ecologica e su quelle digitali.

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Marianna Capasso

È ufficiale: con il placet della Corte dei Conti, il Decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che rifinanzia il Fondo Nuove Competenze, diventa operativo. La decisione di indirizzare ulteriori risorse verso la formazione dei dipendenti – come stabilito dall’articolo 11 ter del Decreto Legge 146/21 attendeva infatti la registrazione da parte dell’Organo costituzionale.

Al Fondo viene destinato un miliardo di euro, per sostenere la formazione dei lavoratori, con nuove competenze nella transizione digitale ed ecologica: al personale coinvolto verrà offerta l’opportunità di acquisire nuove e maggiori expertise nei due suddetti comparti, grazie all’utilizzo di nuovi strumenti di conoscenza.

Le imprese, quindi, verranno sostenute nel nuovo percorso di adattamento ai modelli organizzativi e produttivi – richiesti da un mercato sempre più digital e green-oriented.

Il Fondo Nuove Competenze: dalla crisi pandemica al PNRR

Partiamo dall’inizio. Nel 2020, con l’articolo 88 del Decreto-Legge 34/2020 viene creato il Fondo Nuove Competenze – finanziato dal Fondo sociale europeo, per consentire la graduale ripresa delle attività dopo l’emergenza epidemiologica, contrastando gli effetti economici della crisi.

Questa scelta politica è traslata anche nel PNRR: nella Missione 5, Componente 1 è infatti prevista la Riforma 1, con il Piano Nazionale Nuove Competenze, che stabilisce la riorganizzazione della formazione dei lavoratori. Definendo livelli qualitativi essenziali per le attività di upskilling e reskilling, l’intero mercato nazionale ne trarrà beneficio, anche grazie alla crescita della produttività industriale.

Con il nuovo Decreto, quindi, viene rafforzato il sistema della formazione professionale ma, rispetto al 2020, il rifinanziamento è funzionale alle richieste competenze, che ora dovranno essere digitali e green, contribuendo così al conseguimento dei risultati attesi dal PNRR.

Le competenze digitali, di base e specifiche

Per affrontare le sfide delle cosiddette “transizioni gemelle”, ovvero quella digitale ed ecologica, la formazione dovrà quindi puntare su tale tipologia di competenze.

Per i processi nell’ambito della transizione digitale, i progetti formativi faranno riferimento alle indicazioni dell’Agenzia per l’Italia digitaleAgID; riguarderanno competenze digitali di base (con il modello europeo DigComp 2.1) o competenze digitali specialistiche – per le quali il quadro di riferimento è costituito dalla classificazione europea contenuta nella norma UNI EN 16234-1 “e-Competence Framework 3.0”.

Le competenze digitali di base sono cinque, ripartite in ulteriori voci: alfabetizzazione su informazioni e dati, comunicazione e collaborazione, creazione di contenuti digitali, sicurezza, risoluzione dei problemi.

Quelle digitali specifiche, invece, sono suddivise in cinque aree di e-Competence, derivate dai processi business dell’Ict: plan (pianificare) – build (realizzare) – run (operare) – enable (abilitare) – manage (gestire). Ogni area di e-competence poi si ramifica, per un totale finale di 40 competenze identificate.

Transizione ecologica, le competenze richieste

Per i processi nell’ambito della transizione ecologica, invece, la formazione verterà sullo sviluppo e sull’accrescimento delle abilità e delle competenze identificate dalla Commissione Europea nel gennaio 2022, ovvero le Esco, European Skills, Competences, Qualifications and Occupations.

Tuttavia l’Anpal, l’Agenzia Nazionale delle Politiche Attive del Lavoro – presso cui è costituito il Fondo Nuove Competenze – le ha riclassificate per adattarle alla normativa italiana (Allegato 3 del Decreto). Le ha suddivise in cinque macrogruppi (abilità), ciascuno dei quali poi riporta ulteriori e specifiche caratteristiche.

Nel dettaglio, le abilità richieste sono riferibili a innovazioni aziendali indirizzate a task specifici.

  • Efficientamento energetico e uso di fonti sostenibili (99 competenze).
  • Promozione dell’economia circolare, riduzione di sprechi e corretto trattamento di scarti e rifiuti, incluso il trattamento delle acque (83 competenze).
  • Produzione e commercializzazione di beni e servizi a ridotto impatto ambientale (62 competenze).
  • Produzione e commercializzazione sostenibile di beni e servizi nei settori agricoltura, silvicultura e pesca, incluse le attività di ricettività agrituristica (62 competenze).
  • Promozione della sensibilità ecologica, di azioni di valorizzazione o riqualificazione del patrimonio ambientale, artistico e culturale (78 competenze).

Come funziona il Fondo Nuove Competenze?

Grazie alle risorse, le imprese potranno quindi adeguare le competenze dei lavoratori e migliorare la propria produttività. I contributi per i lavoratori saranno a carico dell’Inps. Con le risorse del Fondo verranno infatti coperti totalmente i costi contributivi, assistenziali e previdenziali.

Diversamente, le ore destinate alla formazione saranno finanziate solo in parte dalle risorse statali, con il 60% della retribuzione oraria. Questa percentuale però sale al 100 qualora sussistano accordi che prevedano una riduzione dell’orario di lavoro e una rimodulazione dello stesso – per finalità formative – senza il taglio della retribuzione complessiva del personale.

I datori di lavoro potranno optare per una formazione erogata dai fondi interprofessionali. Qualora non ne abbiano, potranno scegliere enti accreditati a livello nazionale o regionale. Non sarà mai valida, ai fini della richiesta erogativa, una formazione tenuta dalla stessa impresa richiedente.

Ricordiamo che il rifinanziamento del Fondo Nuove Competenze riguarda il 2022 e copre la rimodulazione dell’orario di lavoro sottoscritto entro il prossimo 31 dicembre. Le ore “finanziate” dovranno essere destinate a percorsi formativi del personale che, però, potranno svolgersi anche nel 2023. Pertanto è fondamentale concludere gli accordi entro fine anno.

Fondo Nuove Competenze: i requisiti e la procedura d’accesso

Tutti i progetti formativi avranno una durata compresa tra le 40 e le 200 ore, per ogni lavoratore. Per fare richiesta di accesso alle risorse, i datori di lavoro dovranno rappresentare esigenze di aggiornamento delle professionalità dei lavoratori, in materia di transizione digitale ed ecologica. Dovranno, quindi, affermare la necessità di un processo aziendale innovativo, come stabilito dall’articolo 3 del Decreto.

La misura è gestita dall’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro e, per presentare la domanda, bisognerà procedere per via telematica. Sul sito dell’Agenzia le imprese potranno consultare anche un apposito manuale per utilizzare i servizi e gestire le richieste al Fondo Nuove Competenze.

Fondo Nuove Competenze, un miliardo per la formazione green & digital - Ultima modifica: 2022-11-09T10:53:21+01:00 da Marianna Capasso
Fondo Nuove Competenze, un miliardo per la formazione green & digital - Ultima modifica: 2022-11-09T10:53:21+01:00 da Marianna Capasso