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Energia: ecosistema e filiera per formare operatori di reti intelligenti

Il Gruppo Hera punta sull’ecosistema e sull'integrazione di filiera per reperire e sviluppare competenze tecniche e operative per la conduzione e la manutenzione delle reti distributive di gas, acqua ed elettricità, secondo logiche digitali e di transizione energetica. Campagna di 300 assunzioni entro il 2023.

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Gaia Fiertler

Il nuovissimo Training Center di Ferrara, che riproduce le reti di distribuzione del Gruppo Hera in ambiente sicuro e protetto e che si avvale di sistemi digitali per il telecontrollo delle reti, sarà il centro di competenza per la formazione di 300 nuovi addetti, che entreranno in Hera e nelle imprese fornitrici di servizi in tutto il 2023. Già nel 2021 sono state 650 le assunzioni della Multiutility operante sulla dorsale adriatica, ma la nuova campagna di assunzioni si distingue per due leve distintive: l’ecosistema e l’innalzamento delle competenze nell’intera filiera.

Alessandro Camilleri

Digitalizzazione, controllo intelligente delle reti ed evoluzione delle fonti energetiche, dal gas al biometano all’idrogeno, richiedono una formazione specifica anche per manutentori e tecnici per governare, ognuno secondo le proprie funzioni, la transizione digitale ed energetica in corso. Il programma di inserimento prevede 80 ore di formazione per il personale operativo e 240 ore per i tecnici: i primi si eserciteranno soprattutto sulle reti dimostrative installate nel Training Center di Ferrara, mentre i tecnici lavoreranno sui temi connessi alla progettazione degli asset e all’efficienza energetica.

La seconda leva del progetto è l’integrazione della filiera, portando a bordo i fornitori di servizi di manutenzione, cui sarà destinata metà delle risorse (circa 150 tra operatori e tecnici). Sono oltre 9.000 le persone dell’indotto del Gruppo Hera, che si aggiungono ai suoi 9.500 dipendenti e, in particolare, per i servizi di distribuzione sono tra i 500 e i 1000 gli addetti esterni che rinforzano i 2.500 interni.

«Scegliendo Manpower come partner del progetto, non solo nella selezione ma anche nella formazione delle nuove risorse presso i nostri fornitori, miglioriamo ulteriormente i tempi di recruiting e di formazione delle persone, rendendole operative in modo tempestivo rispetto alla necessità di garantire continuità e qualità del servizio. Mentre i formatori di Manpower, preparati sulle nostre reti, si occuperanno delle risorse destinate ai fornitori, noi ci dedicheremo all’addestramento dei neoassunti per le nostre società interne, il tutto con gli stessi standard e gli stessi processi», racconta Alessandro Camilleri, Direttore Centrale Personale e Organizzazione del Gruppo Hera. La multiutility italiana opera nei settori ambiente, energia e idrico, con circa 5 milioni di clienti localizzati per lo più in Emilia-Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Toscana e Abruzzo. Quotata dal 2003, è tra le prime 40 società italiane per capitalizzazione e dal 2020è entrata nel Dow Jones Sustainability Index, World e Europe.

«Il problema di reperire personale adeguato e interessato al nostro settore coinvolge l’intera catena di fornitura, così abbiamo scelto di condividere il problema, investendo insieme e rendendolo una opportunità per tutti. I nostri fornitori possono usufruire della nostra capacità di progettazione e pianificazione nella campagna di assunzioni e, al tempo stesso, noi ci assicuriamo la presenza di risorse esterne preparate secondo uno standard comune e condiviso. È un trend interessante quello dei “Workforce ecosystems”, per cui sempre più le aziende non gestiscono il servizio “end to end”, ma in modalità di ecosistema, sicché anche gli staff interni e i manager devono imparare a interagire con la filiera di fornitura di servizi e a sfruttare tutte le sinergie possibili», prosegue Camilleri.

Training center ferrara HERA

Gli obiettivi di Hera nella transizione energetica

Nel piano industriale quinquennale 2020-2025 è confermato il forte impegno del Gruppo a sostegno dell’economia circolare e dell’utilizzo di fonti rinnovabili. In particolare, la controllata Aliplast, specializzata nel riciclo e rigenerazione dei rifiuti di matrice plastica, aumenterà la capacità degli impianti dedicati al trattamento delle plastiche flessibili (Pet e Ldpe) per arrivare al 2025 con un incremento del 125% dei volumi riciclati rispetto al 2017.

Gli obiettivi del Gruppo sono di un aumento del 150% di plastica riciclata entro il 2030, insieme a una riduzione delle emissioni di CO2 del 37%. Crescerà la gamma dei servizi a valore aggiunto, con soluzioni per la riduzione dei consumi e nuove proposte integrate per tutelare l’ambiente, come il fotovoltaico. Già oggi a tutti i clienti retail vengono proposte forniture con energia al 100% da fonti rinnovabili.

La Multiutility continuerà, inoltre, a investire nel potenziamento della mobilità elettrica, con l’obiettivo di installare entro il 2025 circa 4.000 punti di ricarica, integrando l’offerta con una serie di prodotti e servizi evoluti. Nel teleriscaldamento, poi, tra gli obiettivi rientrano l’incremento dei volumi distribuiti e l’evoluzione del mix di generazione calore, per raggiungere nel 2025 il 77% di energia proveniente da fonti rinnovabili e assimilate nelle reti gestite dal Gruppo.

Con 37 milioni di euro di investimenti, il Gruppo Hera già nel 2018 ha realizzato, a Sant’Agata Bolognese, un impianto di digestione anaerobica per la produzione di biometano dalla frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata. I rifiuti organici differenziati nelle case tornano al servizio della comunità sotto forma di gas rinnovabile che, immesso in rete, alimenta il trasporto cittadino pubblico e privato, aiutando quindi un settore sempre più esposto al tema delle emissioni di anidride carbonica.

«La nostra ambizione è di essere modello e guida nella transizione energetica, che non è più un trend emergente, ma una realtà e una necessità che ci vede coinvolti per primi come operatori multiutility, e non a caso siamo già impegnati da qualche anno nello sviluppo di un’economia circolare. Resta il tema delle competenze che vanno trovate e formate su misura per le nostre esigenze, un impegno costante accanto agli investimenti in nuove tecnologie, perché poi sono le persone a far funzionare reti, impianti e sistemi.

In particolare, sempre più negli assessment non guardiamo solo alle capacità tecniche, ma anche all’attitudine a mettersi in gioco e a continuare a imparare, ad avere apertura mentale, flessibilità e disponibilità a lavorare anche in presenza, come richiede il nostro lavoro che in buona parte è ancora sul campo, anche se integrato con strumenti di gestione remota delle reti», conclude Camilleri. 

Centraline smart al servizio di un’economia circolare

Un esempio di economia circolare e sostenibilità ambientale ed energetica è la sperimentazione presso l’impianto di depurazione Hera di Cesena, con l’innovativo progetto di ricerca “Value Ce-In” (“Valorizzazione di acque reflue e fanghi in ottica di economia Circolare e simbiosi Industriale”), in corso da due anni con Enea mediante il laboratorio Lea, afferente alla Rete ad Alta Tecnologia della Regione Emilia-Romagna e con la partecipazione del Centro Interdipartimentale di Ricerca Industriale “Fonti Rinnovabili, Ambiente, Mare ed Energia” dell’Università di Bologna.

Nello specifico, presso il depuratore di Cesena è stato realizzato un prototipo completamente automatizzato di centralina smart con un algoritmo di intelligenza artificiale per il monitoraggio e il controllo in continuo della qualità degli effluenti secondari e terziari del depuratore ai fini del loro successivo riutilizzo per l’irrigazione di peschi e pomodori.

Attraverso la centralina smart, è possibile gestire e ottimizzare il riuso delle acque trattate in funzione delle relative caratteristiche qualitative e delle esigenze idriche e nutrizionali delle singole colture in campo. Dai dati della sperimentazione è emerso che è possibile utilizzare le acque reflue depurate per irrigare e fertilizzare i campi, in particolare riducendo i costi per i concimi. Le acque reflue depurate, infatti, a differenza dell’acqua di rete contengono già alcune sostanze nutritive necessarie per la crescita delle piante: nel caso della coltivazione dei peschi, ad esempio, si ottiene un risparmio del 32% di azoto e dell’8% di fosforo.

Energia: ecosistema e filiera per formare operatori di reti intelligenti - Ultima modifica: 2022-09-30T16:00:45+02:00 da Gaia Fiertler
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