Energia dalle vibrazioni per computer nelle applicazioni aerospaziali

L’iniziativa arriva dalla University of Queensland, Australia, in partnership con l’azienda USA Lockheed Martin: se i computer attuali funzionano con la corrente elettrica, il nuovo approccio degli australiani, di cui è stata registrata la propietà intellettuale, si basa sulle vibrazioni a livello di meccanica quantistica generate all’interno dei chip per l’elaborazione dei dati. In questo modo, sostengono i ricercatori, si ottiene una maggiore robustezza all’esposizione delle radiazioni nelle orbite sia vicino alla Terra che nello spazio profondo. Il progetto ha come obiettivo anche quello di garantire una migliore gestione dei fenomeni termici e una più accentuata efficienza energetica dei futuri computer. Inoltre, stante l’esperienza dell’University of Queensland in nanotecnologie e nanoingegneria e la disponibilità di tool per “nanofabbricazione” di dispositivi che misurano l’equivalente di solo poche decine di atomi, è da prevedere che nei suoi futuri sviluppi il progetto porterà anche la realizzazione di nano-device che si ritiene possano avere in un futuro molto prossimo un ampio uso nel sensing, nel medicale e nelle comunicazioni. In pratica, il progetto si propone di realizzare per la prima volta un quantum conputer su silicio, partendo anche dai risultati ottenuti dai ricercatori della University of New South Wales che avrebbero individuato come realizzare un “quantum computing coding” su silicio, nello specifico scrivere e manipolare una versione quantica di codice per computer utilizzando due quantum bit in un microchip di silicio. La ricerca scientifica dell’Australia sembra quindi essere molto all’avanguardia, con risultati sperimentali che stanno permettendo di avvicinarsi rapidamente alla realizzazione di computer quantistici fruibili su larga scala.

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