HomeProcess AutomationEfficienza energetica e SostenibilitàDecarbonizzazione industriale: si aprono nuove filiere per automazione e system integration?

Decarbonizzazione industriale: si aprono nuove filiere per automazione e system integration?

Il Decarbonization Policy & Technology Report 2026 del Politecnico di Milano fotografa un mercato in accelerazione. Oltre 3,2 miliardi di euro raccolti dalle startup del settore, con l'Europa in posizione di forza. Per fornitori e integratori del comparto automazione si aprono opportunità concrete, a patto che la normativa faccia la sua parte.

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Alice Alinari

Il Decarbonization Policy & Technology Report 2026 presentato dall'Energy & Strategy della POLIMI School of Management offre una lettura quanto mai rilevante anche per chi opera nell'automazione industriale.

La transizione verso processi hard-to-abate decarbonizzati non è solo una questione energetica o ambientale, ma un vettore di innovazione tecnologica che ridisegna le filiere del manifatturiero e crea domanda di nuove soluzioni impiantistiche, di controllo e di integrazione.

Il quadro: obiettivi climatici a rischio, ma la direzione è tracciata

Negli ultimi trent'anni le emissioni di CO₂ nell'UE si sono ridotte del 37%, ma gli scenari tendenziali mostrano che i target al 2040 e 2050 non verranno centrati agli attuali ritmi. Il gap stimato ammonta a circa 500 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente al 2030, che sale a circa 1,5 miliardi nei due decenni successivi.

La risposta europea (Clean Industrial Deal, Industrial Accelerator Act, nuovo quadro sugli Aiuti di Stato) punta su mercati guida per prodotti strategici low carbon e su aree di accelerazione per la decarbonizzazione industriale.

Per Vittorio Chiesa, direttore di Energy&Strategy e responsabile del Report, "la decarbonizzazione è l'unica risposta strutturale in grado di ridurre l'esposizione ai prezzi dell'energia, ma non senza tutela e rilancio industriale, da conciliare con il raggiungimento degli obiettivi climatici".

Filiera idrogeno

Idrogeno rinnovabile: impianti da realizzare, tecnologia da integrare

Il PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima) fissa per il 2030 un obiettivo di consumo di idrogeno rinnovabile pari a 721 ktep (circa 0,25 MtH₂), con una quota del 70% di produzione nazionale.

I 42 progetti attualmente in sviluppo in Italia sommano una capacità produttiva di circa 0,3 MtH₂/anno, tecnicamente superiore all'obiettivo, ma sono ancora in fase di fattibilità e la loro effettiva realizzazione resta condizionata alla pubblicazione del Decreto Tariffe e delle relative regole operative.

Per la filiera dell'automazione, questo significa che una pipeline di progetti impiantistici è in formazione: elettrolizzatori, sistemi di compressione e stoccaggio, unità di purificazione, reti di distribuzione dedicata sono tutti ambiti che richiedono soluzioni di controllo di processo, safety system, supervisione SCADA e integrazione con i sistemi energetici di fabbrica.

Chi si posiziona oggi, sia come fornitore di componenti sia come system integrator, potrà intercettare una domanda che, normativa permettendo, è destinata a materializzarsi nel breve periodo.

CCUS: filiere specializzate e modello "partial chain" che premia la specializzazione

Sul fronte CCUS (Cattura, Utilizzo e Stoccaggio della CO₂), il Report mappa 372 startup attive a livello globale (43% negli Stati Uniti, 40% in Europa), il 66% delle quali costituite negli ultimi cinque anni. Gli investimenti complessivi raccolti superano i 2,4 miliardi di euro.

Il dato strutturalmente più interessante per chi opera nel comparto automazione riguarda l'evoluzione del modello di business dominante. Si sta affermando un approccio "partial chain", in cui le diverse fasi della catena del valore (cattura, trasporto, stoccaggio, utilizzo) sono presidiate da attori specializzati e complementari, superando il vecchio modello "full chain" verticalmente integrato.

Questo significa filiere più articolate, con più punti di ingresso per chi fornisce tecnologie di processo e integrazione. Il 41% delle startup si concentra esclusivamente sulla cattura, il 23% sullo stoccaggio, il 13% sull'utilizzo.

Tecnologie come il Direct Air Capture (DAC), su cui si focalizza il 34% delle startup di cattura, richiedono impianti complessi, con cicli termici e fluidodinamici che necessitano di automazione avanzata, gestione energetica intelligente e integrazione con altre utility di fabbrica.

Startup e innovazione: l'Europa è centrale, e chiede partner industriali

Il Report evidenzia una netta centralità europea nell'ecosistema delle startup dell'idrogeno (39% del totale globale), trainata dalla specializzazione nello sviluppo di elettrolizzatori e componenti.

Queste imprese mostrano un grado di maturità crescente (il 29% è già in fase early-stage VC, il 16% in late-stage VC) e un'intensa attività brevettuale (38% con brevetti approvati o in approvazione).

Si tratta di attori in cerca di partner industriali per passare dalla fase prototipale alla scala industriale: un'opportunità concreta per OEM e integratori che vogliano entrare in ecosistemi di innovazione ad alto potenziale.

Il nodo normativo: opportunità condizionata

Il Report è esplicito su un punto critico: il mercato è tecnicamente pronto, ma la normativa non lo è ancora.

Per la CCUS, il quadro italiano sui Carbon Contracts for Difference (CCfD) è ancora incompleto e probabilmente insufficiente senza strumenti di sostegno in conto capitale.

Per l'idrogeno, il Decreto Tariffe non è ancora pubblicato. Per i costruttori e gli integratori, questo non significa attendere: significa prepararsi, sviluppando competenze, certificazioni e referenze, per essere pronti quando le condizioni si sbloccheranno.