Il settore agroalimentare italiano rappresenta il 15% del Pil italiano. Conta oltre 1,13 milioni di aziende agricole attive e un valore aggiunto di 88,9 miliardi di euro nel 2025. Oggi lo scenario è critico e complesso. Il cambiamento climatico riduce rese e risorse. La sostenibilità diventa condizione di competitività. Le filiere devono essere tracciabili, efficienti e resilienti, anche per rispondere alla crescente pressione normativa (Decreto MASAF, Regolamento anti-deforestazione, Direttiva NIS2, aggiornamenti HACCP).
Puglia, Calabria, Sicilia e Campania concentrano circa il 44% delle imprese agricole italiane. Contribuiscono, con agroalimentare e agroindustria, per 17,3 miliardi di euro di valore aggiunto. Il territorio è fortemente vocato a produzioni di qualità (olivicoltura, vitivinicolo, ortofrutta, lattiero-caseario) e conta 327 denominazioni DOP/IGP (38% del totale nazionale).
Tuttavia, la propensione all’innovazione resta limitata. Solo il 12% delle aziende agricole italiane ha introdotto innovazioni tecniche o gestionali tra il 2019 e il 2024 (6,2% al Sud). Nel 2024, soltanto l’8% delle aziende risultava digitalmente maturo.
Il Report condotto da PWC con StartupItalia, oggi parte di Pull the Rabbit, evidenzia la necessità di passare dall’innovazione di processo all’innovazione di sistema.
Tecnologie smart e soluzioni AI possono fare la differenza non solo nella qualità ed efficienza delle singole attività agricole, ma anche nel connettere produzione, sostenibilità, dati, filiera, mercato e territorio.
Ma perché l’AgriFoodTech del Sud cresca, serviranno condizioni più solide: accesso al capitale privato, competenze, più reti tra imprese e ricerca, infrastrutture digitali e percorsi di crescita più strutturati.
«L’ecosistema Agritech del Mezzogiorno è in transizione verso un’innovazione di sistema che integra dimensioni ambientali, climatiche e sociali. Per consolidare questa traiettoria, sono necessari interventi mirati che supportino lo scale-up delle realtà più mature, facilitino l’accesso al capitale privato, rafforzino il capitale umano qualificato e riducano il divario digitale del comparto agricolo», commenta Vincenzio Tanania, partner Digital Innovation PwC Italia.
Gli step verso l’innovazione di sistema nell'Agrifood nazionale
Il Report di PwC e StartupItalia, che offre una mappatura dell’ecosistema Agritech del Mezzogiorno, suggerisce 7 linee di azione:
- Coinvolgere gli orchestratori di filiera (cooperative, organizzazioni di produttori, trasformatori e grandi imprese) per favorire l’adozione su scala delle tecnologie abilitanti l’innovazione di sistema.
- Rafforzare cluster territoriali specializzati, valorizzando le vocazioni produttive locali e concentrando competenze, investimenti e sperimentazione.
- Promuovere il Mezzogiorno come laboratorio europeo dell’adattamento climatico valorizzando il ruolo del territorio nello sviluppo e nella validazione di soluzioni AgriFoodTech esportabili
- Investire nello sviluppo di competenze interdisciplinari, che connettano tecnologia, agronomia e business.
- Ampliare l’offerta di capitali e strumenti di supporto per tecnologie deep-tech con cicli di sviluppo più lunghi.
- Favorire soluzioni integrate e interoperabili per connettere dati, processi e attori lungo tutta la filiera.
- Sostenere l’automazione e la robotica agricola per rispondere alla carenza di manodopera e alle basse marginalità del settore.
Agritech: startup e Pmi innovative concentrate al Sud
In Sicilia, Puglia e Campania si concentra il 72% delle 82 startup e Pmi mappate nel Rapporto PwC - StartupItalia. Il 77% delle startup integra più di una tecnologia abilitante con, al primo posto, la Smart & Precision Agriculture (36% delle realtà). Iniziano poi a emergere soluzioni di Circular Economy, biodiversità e adattamento climatico. La base imprenditoriale è giovane e dinamica, con quasi la metà delle startup fondata negli ultimi cinque anni.
L’esempio avanzato della Food Valley in Emilia-Romagna
L’Emilia-Romagna è uno dei territori più dinamici sul fronte dell’innovazione. Il 70,7% delle imprese della Regione nel 2025 ha investito in almeno un ambito della digitalizzazione, compreso il settore l’agroalimentare. Tra le micro e piccole imprese la quota raggiunge il 67,6%, in crescita di 4,1 punti percentuali rispetto all’anno prima (fonte Confartigianato).
La Food Valley emiliano-romagnola vale circa 37 miliardi di euro. Coinvolge oltre 53mila imprese agricole e agroalimentari e occupa più di 129mila persone lungo l'intera filiera (fonte Regione Emilia-Romagna). Solo l’industria alimentare conta circa 4.500 imprese e oltre 64mila addetti.
A trainare il settore è anche la forte vocazione internazionale. L’export agroalimentare ha raggiunto il valore di oltre 10 miliardi di euro, con Parma, Modena, Reggio Emilia e Bologna tra i principali poli italiani.
«In questo contesto, la trasformazione digitale non è più soltanto una leva per migliorare l’efficienza produttiva, ma anche uno strumento essenziale per rafforzare la competitività delle imprese in tutte le fasi del business. Fino a pochi anni fa il dibattito sull’intelligenza artificiale applicata al food era concentrato quasi esclusivamente sulla fase produttiva, dall’agricoltura di precisione al controllo qualità automatizzato. Oggi invece il valore della tecnologia sta emergendo anche nella fase successiva, quando il prodotto esce dallo stabilimento e raggiunge il mercato. Del resto, per le imprese agroalimentari la sfida non è più soltanto produrre bene, ma individuare nuovi clienti, comprendere la domanda, presidiare i canali digitali, sviluppare relazioni commerciali efficaci per la vendita», spiega Paolo Polenta, Direttore Area Vendite Centro-Sud Italia del Gruppo digitale Execus.
E qui entrano in gioco le nuove soluzioni basate sull’AI che aiutano a interpretare meglio i dati commerciali, individuare nuovi segmenti di mercato, anticipare i trend di consumo e supportare le attività di export.

