A misura di efficienza

Avere costantemente una fotografia aggiornata sullo stato dei processi manifatturieri è fondamentale per individuare gli aspetti che si possono ottimizzare con l’obiettivo di migliorare  il livello di servizio e la qualità dei prodotti.

Per implementare l’efficienza dei processi produttivi e preservare il livello di competitività in un contesto globale sempre più complesso, molte imprese negli ultimi anni hanno adottato modelli di business che si ispirano ai principi della filosofia Kaizen, del Lean Manufacturing o del Total Quality Management e and Continuous Improvement. Il Key concept comune a tutti questi approcci è l’idea che per migliorare la produttività sia necessario partire da una corretta mappatura di tutti i processi aziendali. Nello specifico si tratta di determinare le variabili che caratterizzano le attività core di ogni area aziendale: una volta individuati questi elementi devono essere misurati e monitorati costantemente per avere una fotografia sempre aggiornata sullo stato di salute di un’impresa. Queste variabili, denominate Key Performance Indicators (KPI) servono per valutare, tracciare e analizzare le performance produttive in base agli obiettivi che si vogliono raggiungere. I KPI devono dunque essere quantificabili numericamente, facilmente fruibili e determinabili, elaborati in termini rapidi, significativi per stabilire un piano finalizzato a migliorare l’efficienza, il livello di servizio e la qualità dei processi e devono essere controllabili e confrontabili.

I KPI nel settore manifatturiero

Quali KPI vanno monitorati? In che modo? E con quale frequenza? Ogni organizzazione aziendale, in base a come è strutturata l’attività produttiva e ai fattori che possono condizionarne maggiormente l’andamento può eseguire la propria analisi seguendo due direzioni: il primo approccio si basa sull’analisi dei dati raccolti durante i processi per individuare le strategie che possono portare dei miglioramenti nel medio-lungo termine. La seconda modalità si basa sul controllo delle performance in tempo reale per avere un riscontro immediato sull’andamento delle diverse fasi produttive: attraverso questo percorso tecnologico è possibile agire in maniera tempestiva agli eventuali imprevisti riducendo il rischio di avere delle perdite operative e dei costi extra. Nell’ambito manifatturiero alcuni KPI che vengono presi in considerazione sono l’efficienza complessiva dell’impianto: è una metrica ottenuta attraverso più variabili ed e l’indicatore più “esigente” in quanto è condizionato da tutte le tipologie di inefficienze che portano ad una minore produttività. Il work in process (WIP) indica il numero di pezzi (o di lotti) che sono in corso di lavorazione. Questo KPI è utile per analizzare le performance del sistema e cercare di capire come intervenire per ridurre i costi dovuti all’immobilizzazione delle giacenze di materie prime e di semilavorati. Inoltre visto che gli scarti di produzione possono generarsi per ragione diverse è importante indagare per capirne la provenienza e fare una stima dei costi. Un altro indicatore da prendere in considerazione è il tempo di attraversamento (lead time), ovvero l’intervallo di tempo necessario per soddisfare la richiesta di un cliente. Quanto più questo valore è basso tanto più l’azienda è veloce e flessibile. Questo KPI insieme al monitoraggio dei ritardi permette, se forniti di un sistema di pianificazione della produzione, di valutare eventuali ritardi e rivedere la gestione degli ordini. Avere sotto controllo il numero totale di unità prodotte è un altro elemento chiave per valutare costi e profitti. Inoltre tenere traccia delle unità difettose può essere utile per individuare i problemi in una linea o un processo di produzione. Due altre variabili da considerare sono il numero di fermate non programmate, ovvero quando la produzione si interrompe in modo imprevisto, è la frequenza degli interventi di manutenzione e aggiornamento: questi due KPI sono importanti per inquadrare come stanno funzionando gli impianti. Infine vanno monitorate le fasi che sono lente e richiedono più tempo del ciclo di produzione ideale ed è utile conteggiare le rilavorazioni, ovvero il numero di unità che vanno riparate o richiedono la sostituzione di un componente prima di essere spedite al cliente.

 

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