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Data center: il MASE semplifica e accelera gli iter autorizzativi per i nuovi progetti

La Strategia nazionale per l’attrazione degli investimenti e la corsia autorizzativa introdotta dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) per i data center rappresentano due segnali concreti di una politica industriale che passa dalla programmazione all’attuazione. Per rafforzare la competitività del Paese serviranno però non solo infrastrutture adeguate, ma anche competenze ingegneristiche, capacità nell’automazione e un ecosistema tecnologico integrato.

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Marianna Capasso

Il mercato italiano dei data center è in forte crescita. E l’Italia potrebbe nuovamente essere una destinazione attrattiva per i grandi investimenti internazionali ad alto contenuto tecnologico. Le misure di semplificazione e gli strumenti straordinari di coordinamento, introdotti dal Governo, favoriranno il processo. Ma anche la velocizzazione degli iter autorizzativi per i nuovi progetti farà la sua parte.

I due investimenti da circa 8 miliardi di euro, realizzati in Lombardia e Piemonte e il recente documento del MASE – sul nuovo procedimento unico per il rilascio delle autorizzazioni – sono la chiara prova dell’interesse strategico a livello governativo. Il prossimo passo sarà trasformare l’indirizzo politico in realtà, con infrastrutture digitali essenziali per lo sviluppo dell’AI e del cloud.

Data center: dalla Strategia alla procedura del MASE

Qualche anno fa la crescita economica di un Paese era strettamente connessa alla costruzione di autostrade, porti, aeroporti e ferrovie. Si misurava (e si pesava) in base al cemento. Oggi le cose sono cambiate: una parte sempre più rilevante dello sviluppo si gioca nei data center. Vere e proprie infrastrutture fondamentali per l’economia digitale. Ma, oggi, in Italia, a che punto siamo? Il Paese vive un momento di importante cambiamento.

Nel novembre del 2025 il MIMIT ha presentato la Strategia per l’attrazione degli investimenti in data center. Delineando una politica industriale finalizzata a rafforzare la competitività del Paese nel settore delle infrastrutture digitali. Per accelerare gli investimenti occorre rendere il contesto più attrattivo, intervenendo sulla semplificazione degli iter autorizzativi e sul coordinamento tra le amministrazioni competenti.

Ma la revisione delle procedure autorizzative riuscirà a tradursi in una più rapida realizzazione delle infrastrutture necessarie? L’Italia sarà davvero in grado di creare le condizioni ottimali per sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale? Sono domande di cui tutti vorrebbero conoscere la risposta. Intanto, qualcosa si muove. Il MASE ha pubblicato le indicazioni operative sul nuovo Procedimento Unico (PUCD), con l’obiettivo di ridurre i tempi e rendere più prevedibile l’iter per la realizzazione dei nuovi impianti.

La competitività economica e industriale: il ruolo dei data center

Cinque capitoli. Dall’analisi dello scenario competitivo nazionale e internazionale fino alle misure di politica industriale per attrarre nuovi investimenti. Individuando, nel mezzo, le aree di sviluppo più promettenti per il settore. Così la consultazione pubblica di luglio 2025 si è poi trasformata in Strategia, nell’autunno dello scorso anno. Portatori di interesse pubblici e privati, sia a livello centrale che locale, cittadini, imprese, istituzioni e altri soggetti interessati. Tutti assieme per il futuro dell’infrastruttura digitale italiana.

Il documento finale consegna, all’Italia, un quadro di riferimento prezioso. Individuando i punti di forza e quelli di debolezza del sistema. E suggerendo la strada migliore per facilitare la realizzazione dell’infrastruttura, con una distribuzione omogenea nel territorio. Nel rispetto della sostenibilità ambientale.

Senza dimenticare, però, il grande vantaggio logistico del Bel Paese: la sua posizione geografica, al centro del Mediterraneo – punto di “approdo” per i numerosi cavi sottomarini in fibra ottica che collegano Europa, Africa e Medio Oriente.

Data center: il MASE semplifica e accelera l’iter per i nuovi progetti

Il 10 aprile 2026, con la conversione in Legge (49/2026), è stato raggiunto un ulteriore traguardo. I data center cambiano natura, passando da semplici infrastrutture IT a infrastrutture strategiche. E, quindi, vanno integrati nella programmazione energetica nazionale. Per questo motivo va regolamentato il loro impatto sul sistema elettrico nazionale. In che modo? Con gli iter autorizzativi. Che, però, devono essere semplificati. È questa la vera sfida. Ma non solo.

Serve anche una garanzia per la capacità energetica del Paese – considerando l’importante consumo derivante dalla messa in utilizzo dei centri dati. E lo sa bene la Regione Lombardia. Oltre al problema del come e del dove, con riferimento all’impianto, c’è anche la questione dell’alimentazione. Risolvibile attraverso una scelta di efficienza energetica, di riuso dell’acqua e recupero del calore.

Intanto, le indicazioni del Decreto Bollette hanno avuto bisogno di un’integrazione. Una sorta di chiarimento. Ed è per questo che il MASE ha dovuto specificare alcuni dettagli, attraverso le indicazioni operative sugli aspetti del procedimento autorizzativo. Facendo riferimento al PUDC, il Procedimento Unico per il rilascio delle autorizzazioni ai progetti di centri dati, introdotto dal DL 21/2026. Con il documento, il Ministero chiarisce come presentare correttamente le istanze, per rendere più rapida la conclusione degli iter amministrativi.

Il PUDC in 8 punti: le regole autorizzative per i data center

  1. Il procedimento unifica e accelerare le autorizzazioni per “realizzazione, ampliamento ed esercizio” dei data center, includendo i titoli ambientali, edilizi e altri titoli necessari.
  2. La durata massima del PUCD è di 10 mesi dalla verifica di completezza della documentazione, con termini VIA dimezzati. Eccezionalmente è ammessa una proroga fino a 3 mesi.
  3. Il PUCD è oneroso e alla domanda vanno allegati i pagamenti per VIA e AIA, attraverso due bonifici separati.
  4. L’istanza si presenta via PEC, se la documentazione non supera 50 MB. Diversamente, si invia un supporto informatico con stampa dell’istanza.
  5. La conformità urbanistica è un presupposto necessario e preliminare. In nessun caso l’autorizzazione unica potrà costituire una variante urbanistica.
  6. Il progetto deve essere completo di tutti gli elaborati necessari – tra cui anche i titoli edilizi.
  7. Le opere di rete utente sono incluse, ma non quelle del distributore. È comunque ammessa una connessione temporanea in media tensione, da integrare poi con quella definitiva.
  8. Le modifiche si gestiscono nel procedimento ma, qualora rilevanti, richiederanno un aggiornamento, con il riavvio dei termini e un nuovo iter