Gli esoscheletri occupazionali sono considerati una delle tecnologie più promettenti per ridurre il rischio di disturbi muscoloscheletrici nei luoghi di lavoro. Il tema assume particolare rilevanza alla luce dei dati Inail. Nel 2023 in Italia sono state denunciate 72.610 malattie professionali, delle quali circa il 70% riconducibili a patologie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo.
Esoscheletri e prevenzione dei disturbi muscoloscheletrici
I disturbi muscoloscheletrici rappresentano una delle principali cause di assenza dal lavoro e interessano soprattutto i settori caratterizzati da movimentazione manuale dei carichi, posture incongrue e attività ripetitive. Industria manifatturiera, edilizia, logistica e sanità figurano tra gli ambiti maggiormente esposti. Inoltre, secondo la monografia Inail, nell'Unione Europea circa un quarto della popolazione convive con patologie e disturbi muscoloscheletrici cronici.
In questo contesto, gli esoscheletri vengono proposti come dispositivi indossabili capaci di supportare specifiche parti del corpo durante le attività più gravose. Possono essere passivi, basati su elementi elastici, oppure attivi, dotati di sensori e sistemi di attuazione. L'obiettivo è ridurre il carico biomeccanico, limitare l'affaticamento e contribuire alla prevenzione degli infortuni da sovraccarico.
Benefici confermati, ma restano alcune incognite
Le evidenze raccolte dall'Inail mostrano risultati incoraggianti. Gli studi disponibili evidenziano infatti una riduzione dello stress muscolare e articolare e un minore affaticamento durante attività come il sollevamento di carichi o il mantenimento di posture statiche e incongrue. Tuttavia, gran parte delle sperimentazioni è stata condotta in laboratorio, su attività specifiche e per periodi limitati.
Per questo motivo, l'Istituto invita alla cautela. Restano infatti da chiarire gli effetti dell'utilizzo continuativo in contesti reali. Tra le possibili criticità segnalate dalla letteratura figurano il trasferimento del carico verso muscoli non direttamente supportati, modifiche nei movimenti e nei carichi articolari e un maggiore impegno cognitivo richiesto al lavoratore. Anche gli effetti sul comfort termico, sul metabolismo energetico e sulla risposta fisiologica dell'organismo richiedono ulteriori approfondimenti.
La tecnologia non sostituisce l'ergonomia
La monografia sottolinea inoltre che gli esoscheletri non dovrebbero rappresentare la prima misura di prevenzione. Prima del loro impiego occorre intervenire sull'organizzazione del lavoro, sulla progettazione delle postazioni e sull'utilizzo di attrezzature adeguate. Gli stessi report dell'European Agency for Safety and Health at Work richiamati dall'Inail indicano che questi dispositivi dovrebbero essere presi in considerazione solo quando altre soluzioni non risultano praticabili.
Resta aperta anche la questione normativa. Le metodologie utilizzate per valutare il rischio da sovraccarico biomeccanico sono state sviluppate per attività svolte senza esoscheletri e non sempre risultano applicabili ai nuovi scenari. Per questo motivo, l'Inail evidenzia la necessità di sviluppare strumenti e criteri aggiornati, anche attraverso l'impiego di sensori e tecnologie digitali.
La conclusione è chiara: gli esoscheletri rappresentano una risorsa interessante per la salute e la sicurezza sul lavoro, ma la loro efficacia dipende dalla capacità di integrarli correttamente nei processi produttivi e nelle strategie ergonomiche aziendali.
