In un clima di incertezza geopolitica mondiale, l’accordo UE-Mercosur viene accolto con entusiasmo. E non solo perché è da oltre vent’anni che se ne parla, ma perché rappresenta per le imprese europee (e quindi italiane) una preziosa opportunità.
La data chiave è venerdì 1° maggio 2026, quando entrerà ufficialmente in vigore l’iTA, uno strumento temporaneo in attesa dell’EMPA – per il quale servirà ancora qualche mese. Cosa cambia per le aziende del comparto automazione e quali sono i possibili risvolti?
Mercosur, una genesi lunga 30 anni
L’avvio dei negoziati, tra Bruxelles e i quattro Paesi sudamericani (Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay), risale al 1999. Nel tempo, però, tra stalli e ripartenza dei colloqui, l’Accordo non è mai decollato. Prima la questione agricola, e poi quella ambientale, hanno più volte interrotto il processo. Nonostante i vari tentativi di rilancio del 2023, solo a fine 2024 la situazione si è concretizzata – complice la querelle daziaria statunitense.
Di fatto, il 6 dicembre 2024 viene raggiunta un’intesa politica risolutiva, che definisce due strumenti: un accordo commerciale provvisorio (l’iTA – interim Trade Agreement) e un accordo di partenariato completo (l’EMPA – EU-Mercosur Partnership Agreement). Per la proposta di firma e la conclusione ufficiale bisognerà poi attendere il 3 settembre 2025.
Una data chiave, questa, che segna il passaggio da partnership politica a giuridica. E così, il 17 gennaio 2026 vengono firmati entrambi gli Accordi, mentre il successivo febbraio iniziano le prime ratifiche in Sud America. Che si concludono a marzo 2026. In Europa, però, la situazione è più complessa: gli Stati sono 27, e gli agricoltori scalpitano.
L’iTA (interim Trade Agreement) dà il via alla partnership con il Mercosur
In attesa delle 27 approvazioni parlamentari e delle ratifiche (per l’EMPA), è stato deciso di dare comunque avvio alla partnership, in maniera soft. Il 1° maggio partirà l’iTA, che disciplinerà solo gli scambi commerciali e gli investimenti. Stabilendo una più o meno graduale eliminazione delle barriere tariffarie tra le due Parti, in un arco temporale di 15 anni.
Non c’è una regola precisa e uniforme per tutti i beni, e per tutti i Paesi. I prodotti europei non subiranno, all’inizio, la medesima applicazione daziaria in maniera indiscriminata. Ogni Stato, in base alle sue esigenze (e al comparto che intende proteggere) ha stabilito una timeline della riduzione tariffaria. Per cui, andrà fatta ex ante una analisi di benchmarking per capire dove conviene indirizzare il proprio export.
Questo perché il Mercosur, a differenza dell’Unione europea, non può vantare un’unione doganale perfetta – probabile causa della passata lentezza nei negoziati. Una cosa però è certa: nel calendario della liberalizzazione daziaria, il comparto manifatturiero digitalizzato appare particolarmente avvantaggiato. Gli step temporali (abbattimento immediato dei dazi e riduzione medio-lunga in 5, 10 o 15 anni) si velocizzano, perché il Mercato del Sud ha bisogno di innovazione. Per crescere.

L’export verso il Mercosur
L’export italiano dell’ultimo triennio segna valori in crescita, verso il Mercosur. Particolarmente ricettivi appaiono l’Uruguay e l’Argentina, con il gigante brasiliano che nel 2025 conferma (senza strafare) i valori dell’import 2024.
Con l’iTA le cose dovrebbero migliorare, sin da subito. E i flussi di vendita italiani (totali) crescere, secondo le previsioni, di 40 punti percentuali, entro il 2028. Ovviamente si tratta di un valore medio, con segmenti più o meno performanti.
Automazione, robotica e software: la situazione nei Paesi Mercosur
L’automazione è uno dei settori che potrebbe trarre maggior vantaggio dalla partnership – alla luce della veloce espansione industriale registrata dai quattro Paesi d’oltreoceano. Il Brasile, ad esempio, con una crescita produttiva annua di circa 3 punti, fa registrare un aumento della domanda di robotica, di dispositivi che controllano macchinari industriali e di sistemi per monitorare e controllare gli impianti a distanza.
Con una applicazione diretta nei comparti più vivaci (automotive, agroindustria ed energia), la richiesta di beni avanzati riguarda anche i software e i macchinari 4.0, perno della nuova strategia industriale nazionale. Tra investimenti, tecnologie e servizi legati all’automazione e digitalizzazione delle fabbriche, si stima un valore di mercato pari a circa 2,1 miliardi di dollari (dato di 2025). Che potrebbe salire a 5,62, entro il prossimo triennio.

Mercosur e imprese italiane: quali chance?
Mentre il Brasile ha destinato quasi 36 miliardi di dollari alla trasformazione digitale del settore industriale, anche l’Argentina e l’Uruguay appaiono interessanti partner. Si registrano, infatti, importanti flussi negli acquisti di tecnologie italiane, per lo sviluppo del settore produttivo. D’altra parte, si tratta di Paesi già individuati nel Rapporto Ingenium 2025, di Confindustria. Target ideali per i macchinari ACT (Automazione, Creatività, Tecnologia).
E allora, il Mercosur per l’automazione industriale non è un mercato sconosciuto, bensì maturo. Bisognerà però modificare la propria strategia operativa, con un posizionamento anticipato. Va bene l’export, ma potrebbe essere interessante anche siglare joint venture locali con integratori o OEM. I quattro Stati, assieme, fungeranno da hub tecnico regionale, mentre le imprese dovranno essere brave a individuare i settori che accelerano.
C’è poi un dettaglio da non sottovalutare: il fattore reputazionale. L’eccellenza tecnologica del Made in Italy settoriale (e non) è una certezza, per le compagini sudamericane. E la presenza di una ampia comunità di origine italiana amplifica la percezione, favorendo il business, grazie ad una base culturale comune. Insomma, le prospettive sono ottime. Speriamo, allora, che i prossimi mesi confermino le proiezioni. Affermando, così, la supremazia dell’automazione italiana (anche) in Sud America.
