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EOS Future Summit 2026: il futuro dell’AI è nel pensiero critico umano

Abbiamo sperimentato una nuova dimensione dell'AI per applicazioni industriali all’evento "EOS Future Summit: AI & Beyond" il 22 aprile, a Verona. Qualche consiglio e alcune indicazioni per portare l'AI in produzione in modo concreto e utile al business dai relatori sul palco, con un invito finale a ripensare ogni implementazione in chiave "umana".

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Valeria Villani

All'EOS Future Summit 2026: AI & Beyond di Verona, lo scorso 22 aprile, è emersa tutta la potenza dell'intelligenza artificiale: integrata a software come ERP, CRM, MES e in architetture Cloud, essa sta davvero ridisegnando i modelli operativi delle aziende e con un'accelerazione senza precedenti. Ora la sfida vera è adottare una strategia di AI governance efficace, mentre il rischio più evidente è che l'AI riesca, nel medio-lungo termine, a danneggiare giudizio critico umano.

A portare questi messaggi nella giornata di approfondimento organizzata da EOS Solutions, in collaborazione con Microsoft, sul palco delle key session del Summit di Verona si sono alternati Attilio Semenzato, presidente di EOS Solutions, Paolo Taticchi, professore di Strategia e Sostenibilità di Impresa alla UCL (University College London), Giovanni Giamminola, esperto di AI Transformation and Governance e Ceo di System Zero, e Roberta Bruno, Cloud Solution Architect Azure AI di Microsoft Emea.

Dagli interventi, è emerso che la grande sfida (o l'opportunità) per le aziende oggi è riuscire a gestire l'esplosione dirompente dell'AI calandola al meglio nella propria dimensione di utilizzo, sfruttandone tutte le potenzialità dello strumento potente che di fatto è. Un utilizzo dell'AI che deve essere pratico, preciso e utile quindi al proprio business di riferimento. Senza dimenticare che l'AI è e resta uno strumento.

Diverse anche le occasioni di aggiornamento - durante la giornata di Summit - sulle soluzioni sviluppate da EOS Solutions su tecnologia Microsoft, con un focus particolare sulla creazione e sull'utilizzo degli AI Agent, il tema dell'anno, secondo i diversi relatori intervenuti.

Il viaggio verso l'AI è appena iniziato

Se l'intelligenza artificiale non è nata con ChatGPT, ma sono diversi anni che è in uso, in diverse applicazioni, come ha ricordato Attilio Semenzato in apertura di evento, è altrettanto vero che con l'AI generativa ne è stato definitivamente democratizzato l'accesso e determinata l'esplosione.

A tal punto che l'AI oggi è la tecnologia con la più veloce curva di crescita al mondo. Si conferma uno dei trend tecnologici emergenti che guidano la trasformazione digitale, davanti anche a robotica e tecnologie per la transizione energetica. Ed è, infine, anche la tecnologia il cui costo di adozione si riduce molto rapidamente, con ROI sempre più alti anche su progetti già avviati.

"Il viaggio delle aziende verso l’adozione dell'AI, una tecnologia general purpose dal grande potere trasformativo, è appena iniziato", ha ricordato Paolo Taticchi. "E pochissime aziende sono arrivate a destinazione: la strada è ancora lunga".

In questo viaggio, l’AI sta determinando un cambio di paradigma radicale, soprattutto nel modo in cui le aziende installano e utilizzano il software.

"Per decenni abbiamo acquistato licenze e installato software. Da poco più di una decina d'anni abbiamo iniziato a sottoscriverlo, quindi affittarlo. Da oggi, iniziamo a consumare crediti e token. Non è solo un dettaglio tecnico: è decisivo a livello di business poiché cambia il rapporto tra investimento e valore".

Che cosa significa adottare (davvero) l'AI in azienda?

Sull'adozione dell'AI, fino ad oggi la maggioranza delle aziende ha seguito un consumer approach: i singoli individui hanno portato nelle aziende strumenti come chatbot per ricercare informazioni, sintetizzare documenti, senza una vera e propria orchestrazione, quindi senza una reale connessione ai dati e ai sistemi dell'azienda.

Un approccio sicuramente utile, perché aiuta nell'utilizzo e nella diffusione, ma non certo sufficiente per rendere le aziende frontier firm. La definizione, introdotta da IDC e poi adottata da Microsoft, indica un secondo approccio emergente: l'azienda intende utilizzare l'intelligenza artificiale per trasformarsi anche dal punto di vista organizzativo, quindi punta a una adozione estensiva, integrata a sistemi e processi.

Come si costruisce un percorso di adozione dell'AI che sia concreta, precisa e utile

Sono numerose le attività da compiere per intraprendere un percorso verso l'adozione dell'AI che sia concreta, precisa e utile. Tre pillar sono emersi durante l'EOS Future Summit 2026: AI & Beyond.

Prima di tutto, i dati e il contesto. L’AI ha bisogno di alimentarsi di questi due elementi per essere precisa e concreta. Se mancano queste radici solide ad addestrarla, resta generica e paragonabile a una sorta di web search task. In secondo luogo, il trust, quindi la compliance e la sicurezza. Infine, la connessione: l'AI non deve rimanere un tool singolo a servizio di un individuo, ma deve essere integrata, calata nei processi aziendali e connessa ai sistemi in uso.

Nel percorso di adozione dell'AI, Microsoft ed EOS Solutions suggeriscono tre fasi. Nella prima, l'idea è di dotare ogni collega di un assistente AI, che possa generare un aumento di produttività e di qualità dell'output quotidiano di ogni dipendente. Il secondo step suggerito è creare degli agenti AI sempre al servizio del singolo. Infine, nella fase tre, l'agente AI diventa un vero e proprio collega, che lavora in continuità in un reparto, "collaborando" con i dipendenti.

Dai software ai "sistemi di azioni"

Decisivo in questo viaggio dell'AI è l'impatto che essa ha sui software già presenti in azienda. I software - prendiamo come riferimento i gestionali (ERP, CRM) e i MES - sono stati considerati sino ad oggi come "System of Records", cioè degli applicativi basati su dati, il cui fine era gestire, registrare, archiviare, rendere visibili tali dati.

D'ora in poi, invece, dovremo parlare sempre più di "Actions System" (sistemi di azioni), in cui l’intelligenza artificiale sarà totalmente centrica. Il software non sarà più un luogo dove custodire l'informazione, ma dove utilizzarla per creare nuova intelligence, quindi analisi di altissimo livello, in tempi estremamente rapidi.

Si conferma la centralità del dato negli Actions System, e con essa cresce l'importanza della sicurezza per le modalità in cui questi dati sono trattati e gestiti.

Perché i progetti pilota di AI oggi falliscono e come evitarlo

Oggi in 9 aziende su 10 che hanno iniziato il loro viaggio con l'AI avviando progetti pilota, si verificano scenari fallimentari: il pilot non funziona, oppure funziona ma non genera il valore atteso o, ancora, funziona ma non è scalabile nel contesto aziendale per il quale è stato implementato.

Per uscire da quella che il prof. Taticchi ha definito la "Death Valley degli AI pilot", occorre prima di tutto non implementare mai l’AI in azienda come se fosse un software tradizionale. "E attenzione agli obiettivi che vi date. Molte aziende si concentrano sull'efficienza, ma non dimenticate che l'AI ha un potenziale enorme anche ad altri livelli: crescita a medio-lungo termine, operatività, modo di fare business, relazione con i clienti, organizzazione!".

Altrettanto fondamentale è ricordarsi di mappare sempre chi, dove (in quale reparto) e come sta usando l'AI (per quale scopo) o ha intenzione di farlo, adottare una strategia efficace di AI governance e verificare sempre, con regolarità, che i manager e i dipendenti che la utilizzano non smettano di pensare, di usare giudizio critico, prendere decisioni riuscendo sempre a leggere le complessità.