L’efficienza energetica è oggi al centro delle strategie industriali in Italia, ma il vero vantaggio si gioca sull’esecuzione. Secondo un recente studio Abb basato su 2.700 decisori senior di diversi Paesi e settori industriali, il 66% degli intervistati in Italia ha già investito e un ulteriore 33% intende farlo entro un anno. Tuttavia, i risultati restano frammentari e disomogenei.
Il tema non è più solo ambientale. Al contrario, entra nei consigli direttivi perché impatta margini e rischi. L’energia pesa infatti per il 24% dei costi operativi. Inoltre, il 54% delle imprese segnala che l’aumento dei prezzi continua a minacciare la redditività, nonostante una relativa stabilizzazione dei mercati.
Dall’ambizione alla realtà operativa
Non manca la volontà di investire. Tuttavia, emergono limiti concreti nell’attuazione. La preparazione digitale raggiunge il 59%, ma solo il 35% delle aziende applica in modo coerente il criterio del costo totale di gestione (Tco), pur essendo riconosciuto dall’80% come guida agli investimenti.
A rallentare il percorso contribuisce anche una gestione frammentata. La responsabilità dell’efficienza energetica è spesso distribuita tra più funzioni aziendali, senza una regia unica. Questo ostacola continuità e scalabilità delle iniziative.
«L’efficienza energetica è diventata un pilastro della business continuity, della conformità e della creazione di valore a lungo termine. È una condizione per avere accesso al mercato», spiega Michele Giuliano, Energy Efficiency business development manager in Abb. «Oggi i leader si preoccupano di ottimizzare l’uso dell’energia. Quello con cui faticano è l’implementazione, su larga scala e nel tempo».
Efficienza energetica: ostacoli e nuovi limiti
Negli ultimi anni il contesto è cambiato. In passato il principale ostacolo era il costo. Oggi, invece, emergono nuove criticità. In Italia pesano ancora i costi (39%), ma anche il rischio di interruzioni operative (26%) e la carenza di competenze (27%).
Allo stesso tempo, si evidenziano lacune nei dati e nei processi. I silos organizzativi limitano la capacità di trasformare le informazioni in azioni concrete. Di conseguenza, le aziende faticano a rendere sistematici i benefici.
«Gli ostacoli all’efficientamento energetico sono cambiati radicalmente», aggiunge Giuliano. «Il costo non è più l’ostacolo principale per molte organizzazioni nel mondo, essendo sceso dal 50 percento al 43 percento dal 2022. Ciò che frena le aziende ora sono silos organizzativi, lacune di competenze e mancanza di dati utilizzabili. Siamo giunti a un punto di svolta, che ci indica come la sfida sia aiutare le imprese a trasformare le intenzioni in esecuzione ripetibile».
Rinnovabili e rischio di compiacimento
Un ulteriore elemento critico riguarda l’adozione delle rinnovabili. Il 35% delle aziende italiane ha già effettuato la transizione. Tuttavia, il 29% segnala una riduzione dell’attenzione verso l’efficienza energetica.
Il rischio è evidente. Le rinnovabili riducono l’impatto ambientale, ma non i consumi. Senza interventi sull’efficienza, restano margini inespressi su costi, resilienza e gestione della volatilità.
Le motivazioni agli investimenti restano comunque forti. Il 47% punta alla riduzione dei costi, il 33% alla diminuzione dell’impronta di carbonio e il 30% alla conformità normativa. Tuttavia, la prossima fase della transizione necessita un cambio di passo.
«Per colmare queste lacune nell’esecuzione, Abb unisce la diagnostica all’ammodernamento mirato di sistemi motorizzati, strumenti di ottimizzazione mediante software, finanziamenti a risultato e servizi di gestione del ciclo di vita», conclude Giuliano. «L’analisi dell’energia a 360 gradi è un altro modo per aiutare le industrie a operare in modo più snello e pulito, trasformando iniziative isolate in guadagni di prestazioni costanti nel tempo».
