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Dietrofront sul Piano Transizione 5.0: il Governo ripristina i fondi per le domande in esubero

Dopo i tagli annunciati con il Decreto fiscale, il Governo fa dietrofront, e ripristina quasi integralmente le risorse destinate al Piano Transizione 5.0, provando a coprire tutte le domande in esubero. La copertura dei crediti d’imposta sale dal 35% al 90%, includendo nuovamente anche FER e formazione.

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Marianna Capasso

È stato un continuo susseguirsi di colpi di scena, sin dall’inizio. La saga, di cui è stato protagonista il Piano Transizione 5.0, si arricchisce di una nuova puntata, nella speranza che sia l’ultima. Prima i 6,3 miliardi, inutilizzati, nel disinteresse totale delle imprese. Poi la modifica del plafond, con la revisione del PNRR, e il repentino esaurirsi delle risorse.

A seguire, la promessa di 1,3 miliardi, nella Legge di Bilancio, che con il Decreto fiscale sono diventati solo il 35%. Infine, la sorpresa (inaspettata) del MIMIT, durante l’incontro del 1° aprile 2026. Insomma, di queste montagne russe al cardiopalma, forse si intravede la fine. E, forse, potrebbe essere positiva.

Il “pasticciaccio brutto” del Piano Transizione 5.0

Con il Decreto fiscale approvato durante il Consiglio dei ministri del 27 marzo 2026, è stato eliminato il requisito del Made in UE, per gli investimenti agevolabili con l’iperammortamento. Ma, in contemporanea, il Governo è intervenuto sull’irrisolta questione del Piano Transizione 5.0.

Alle domande in esubero (quelle cioè presentate dal 7 novembre 2025 in poi), che ammontavano a 1,5 miliardi, secondo le disposizioni del Decreto sarebbero andati solo 537 milioni. Un terzo di 1,3 miliardi stanziati dalla Legge di Bilancio. Il che, matematicamente, corrispondeva ad un abbassamento delle aliquote dal 45% al 15,75%, e dal 35% al 12,25%.

Immediata è stata la reazione della platea imprenditoriale e delle Associazioni di categoria. Prima fra tutte quella di Confindustria. Tant’è che è stato repentinamente convocato un tavolo di confronto, svoltosi il 1° aprile 2026 a Palazzo Piacentini. Al quale hanno partecipato anche il MEF e il Ministero per gli Affari europei PNRR e Politiche di coesione, oltre ai rappresentanti delle principali Organizzazioni datoriali. Pacta sunt servanda. E quelli del 20 novembre 2025 erano chiarissimi, con la rassicurazione della copertura di tutte le domande ammissibili.

Il dietrofront del MIMIT: nuove risorse al Piano Transizione 5.0

L’incontro pare sia stato proficuo. Il Ministro Urso – come ha poi ribadito durante il question time alla Camera dei Deputati (6.12.00) – ha assicurato l’impegno già preso per 1,3 miliardi di euro, in aggiunta ai 2,750 miliardi di euro già destinati al Piano Transizione 5.0. A questi si aggiungerebbero ulteriori 200 milioni, provenienti direttamente dal MIMIT. Ci sono sul tavolo, quindi, oltre 4 miliardi di euro, che potranno coprire tutte le richieste delle imprese. Ipse dixit. Allo stesso tempo, Urso ha annunciato un incrementato di risorse per il “nuovo” Piano Transizione 5.0, di cui l’iperammortamento farebbe parte. Il totale ammonterebbe a quasi 10 miliardi di euro: 1,4 in più rispetto alla somma iniziale.

Positiva la reazione delle Associazioni di categoria, che hanno visto nel dietrofront un valido sostegno all’industria italiana. I crediti non saranno coperti interamente, ma indubbiamente il 90% è preferibile all’iniziale 35% ipotizzato con il Decreto fiscale. Ma, soprattutto, rientrano in gioco anche i pannelli fotovoltaici, precedentemente esclusi, e la formazione. Intanto, si attende il decreto attuativo sull’iperammortamento, per spingere sugli (altri) investimenti. Dopo le rassicuranti parole, però, le imprese pretendono i fatti.