Le pmi europee e italiane stanno affrontando la trasformazione digitale con un approccio graduale. Da un lato emerge la necessità di innovare. Dall’altro pesano vincoli economici e organizzativi. Il risultato è un percorso fatto di progressi incrementali, più che di accelerazioni decisive.
Secondo il rapporto Future Ready Business di Wolters Kluwer, quasi un terzo delle pmi italiane è oggi interamente cloud-based. Inoltre, il 40% adotta un modello ibrido. Tuttavia, il 16% opera ancora completamente on-premise. Questo dato evidenzia una forte presenza di infrastrutture legacy. Allo stesso tempo, indica un ampio margine di miglioramento in termini di efficienza.
Pmi europee e italiane: il nodo della trasformazione digitale
La trasformazione digitale procede, ma con cautela. Infatti, il 61% delle imprese indica nei costi il principale ostacolo. Di conseguenza, molti progetti vengono rallentati o rinviati. In particolare, ambiti come intelligenza artificiale, automazione e cybersecurity registrano livelli di investimento inferiori rispetto ad altri Paesi europei.
Il quadro si riflette anche nel mondo industriale e manifatturiero. Qui la digitalizzazione dei processi produttivi rappresenta una leva strategica. Tuttavia, l’adozione di tecnologie avanzate resta condizionata dalla disponibilità di risorse e competenze. L’automazione dei workflow e l’analisi dei dati, però, iniziano a diffondersi come strumenti concreti per migliorare efficienza e flessibilità.
«Le pmi italiane mostrano ancora una volta una notevole resilienza e adattabilità, nonostante l'intensificarsi delle pressioni economiche e della complessità normativa», afferma Bas Kniphorst, EVP & Managing Director, Wolters Kluwer Tax & Accounting Europe.
«La nostra ricerca rileva che le aziende che affrontano meglio l’incertezza attuale stanno modernizzando i propri sistemi chiave, utilizzando piattaforme cloud per migliorare l’efficienza e la flessibilità e stanno investendo in competenze digitali e tecnologiche. Puntando innanzitutto su azioni concrete e di grande impatto, come l’automazione dei flussi di lavoro e il processo decisionale basato sui dati, le pmi sono in grado di liberare valore fin da subito e gettare basi più solide per l’adozione dell’intelligenza artificiale domani».
Outsourcing e competenze: leve per l’innovazione
Accanto al cloud, emerge il ruolo centrale dell’outsourcing. Le pmi italiane mostrano infatti una forte propensione a esternalizzare funzioni strategiche. Questo approccio consente di accedere a competenze specialistiche. Inoltre, aiuta a gestire la complessità normativa.
Il tema delle competenze resta però critico. Il 47% delle imprese segnala un gap significativo. Inoltre, il 28% fatica ad assumere e trattenere personale qualificato. Di conseguenza, l’outsourcing diventa una risposta concreta per sostenere la trasformazione digitale.
Parallelamente, l’intelligenza artificiale inizia a trovare applicazione. Viene utilizzata soprattutto nel customer support, nella raccolta dati e nelle analisi previsionali. Tuttavia, meno della metà delle pmi prevede di adottarla nel breve termine. Pesano infatti timori legati a sicurezza, costi e competenze.
«Le pmi italiane si stanno evolvendo dal punto di vista digitale, ma a un ritmo ancora molto prudente», osserva Tomàs Font, Vicepresidente e Direttore generale di Wolters Kluwer Tax & Accounting Europe South Region. «Dando priorità all’adozione del cloud, alla cybersecurity e all’IA applicata all’automazione e alla reportistica, le pmi hanno la possibilità di sviluppare resilienza e rimanere competitive in un mercato europeo sempre più digitale».
In questo scenario, le pressioni economiche restano un freno rilevante. Il 33% delle imprese indica la situazione economica come principale criticità. Inoltre, il 29% segnala tensioni sul cash flow. Per questo motivo, il bilanciamento tra qualità e crescita diventa una priorità strategica.
Insomma, le pmi italiane si muovono in equilibrio tra prudenza e innovazione. Tuttavia, il percorso è avviato. Per competere a livello europeo, però, sarà necessario accelerare. Cloud, automazione e competenze digitali rappresentano le chiavi per il futuro.
