Il 20 luglio 2026 la Commissione Europea ha reso operativo il DPP (Digital Product Passport) Registry a livello UE, affiancandovi un ambiente di test dedicato alle imprese per iniziarne la sperimentazione pratica.
Il passaggio all’operatività dell’infrastruttura centrale è stato guidato dall’adozione del Regolamento di Esecuzione (UE) 2026/1778 del 16 luglio 2026, volto a definire l’architettura informatica, la gestione degli accessi e i flussi di registrazione dei metadati.
In parallelo, per assicurare l’effettiva compatibilità tecnologica e l’interoperabilità tra i diversi sistemi aziendali e la dogana, la Commissione ha approvato una decisione di esecuzione per l’adozione di sei degli otto standard armonizzati sviluppati in stretta collaborazione con il CEN-CENELEC JTC24.
Questi primi sei standard definiscono requisiti tecnici chiave come la conformità dei supporti fisici (data carrier), l’interscambio sicuro delle informazioni, le interfacce API e i protocolli di comunicazione. L’adozione degli ultimi due standard è attesa per settembre 2026, mentre la pubblicazione dei primi atti delegati settoriali per ferro, acciaio e alluminio prevista entro la fine del quarto trimestre.
Decentralizzazione e tutela dei dati: come funziona l’architettura del Registro DPP
Uno dei principali elementi di preoccupazione riguardava la riservatezza delle informazioni industriali sensibili. Le specifiche tecniche e i regolamenti di esecuzione rilasciati a luglio 2026 chiariscono che il sistema del Digital Product Passport si basa su un’architettura strutturalmente decentralizzata.
Il DPP Registry della Commissione Europea non deve essere immaginato come un enorme archivio centralizzato in cui depositare i dati di sostenibilità dei prodotti, ma come una directory.
Ai sensi dell’Articolo 13 dell’ESPR, il registro centrale della Commissione memorizza unicamente i codici identificativi univoci di ciascun prodotto e, per i beni importati nell’Unione destinati alla libera circolazione, il rispettivo codice doganale.
I veri e propri dati di dettaglio – la composizione dei materiali, l’impronta di carbonio, le istruzioni di riciclo o i report di due diligence – rimangono custoditi in modo decentralizzato all’interno dei database proprietari del fabbricante o presso i server di provider di servizi DPP accreditati scelti dall’azienda.
Il meccanismo di accesso e il ruolo dello standard GS1 Digital Link
Il collegamento tra il componente fisico in fabbrica e la sua identità digitale avviene tramite un supporto dati applicato direttamente sul prodotto (ad esempio, un QR code o un tag NFC). Quando un utente, un ente di controllo o un operatore doganale esegue la scansione, la richiesta viene indirizzata al Registro UE. Il Registro convalida l’esistenza e l’autenticità dell’identificativo univoco e reindirizza istantaneamente la query verso il server sicuro in cui il produttore ospita il passaporto.
Per consentire questa architettura senza creare barriere tecnologiche, l’infrastruttura fa perno su standard aperti internazionali. In questo ambito, l’adozione dello standard GS1 Digital Link permette di strutturare gli indirizzi web integrati nei QR code in modo tale che lo stesso codice possa fungere sia da tradizionale identificatore di prodotto a livello di lotto o singola unità (GTIN), sia da chiave d’accesso sicura e dinamica al passaporto digitale, garantendo la compatibilità con i sistemi ERP e PIM già in uso nelle aziende.
Il Digital Product Passport e la scadenza delle batterie del 2027
La progressiva introduzione dei passaporti di prodotto avverrà secondo tempistiche graduali regolate da specifici atti delegati settoriali. Il primo settore merceologico interessato è quello delle batterie, per cui il Regolamento Batterie (UE) 2023/1542, introduce l’obbligo del passaporto di prodotto a partire dal 18 febbraio 2027.
La norma impone il passaporto elettronico obbligatorio per tre specifiche categorie:
- Batterie per veicoli elettrici (EV);
- Batterie per mezzi di trasporto leggeri (LMT), come e-bike ed e-scooter;
- Batterie industriali con capacità superiore a 2 kWh.
Proprio quest’ultima soglia incrocia direttamente le supply chain e l’ingegneria dell’automazione industriale. All’interno degli stabilimenti manifatturieri, pacchi batteria di questa capacità alimentano comunemente i sistemi di movimentazione logistica interna, come i carrelli elevatori elettrici e i veicoli a guida autonoma (AGV e AMR), oltre ai gruppi di continuità (UPS) dedicati alla protezione dei server e dei quadri di controllo di impianto.
Ai sensi del regolamento, ciascun dispositivo dovrà recare un QR code fisico. La scansione del codice indirizzerà l’utente o l’autorità doganale direttamente al record digitale, contenente parametri cruciali per la tracciabilità e la sicurezza: l’impronta di carbonio, la composizione chimica, la percentuale di materiali riciclati e lo stato di salute della batteria (State of Health - SOH).
L’onere legale di creare e registrare il passaporto graverà unicamente sull’operatore economico che immette la batteria finita sul mercato europeo (fabbricante o importatore), escludendo i subfornitori di singoli componenti o celle.
La roadmap ESPR e l’infrastruttura di integrazione dati
Il primo Working Plan dell’ESPR delinea una roadmap progressiva: l’adozione delle specifiche per ferro, acciaio e alluminio è attesa entro la fine del quarto trimestre del 2026, seguita entro fine 2027 dall’atto delegato per il settore tessile e calzature. In quest’ultimo comparto, dal 19 luglio 2026 è già in vigore il divieto per le grandi aziende di distruggere i prodotti rimasti invenduti.
Se la necessità di mappare la catena di fornitura e strutturare i flussi informativi aziendali rappresenta il presupposto fondamentale, l’effettiva operatività del Registro europeo sposta ora l’attenzione su due requisiti prettamente tecnologici e pratici:
- L’adozione del GS1 Digital Link: l’esigenza di assicurare la compatibilità con standard aperti e globali per i QR code fisici. Questo consente di utilizzare un solo codice bidimensionale sia per l’identificazione logistica tradizionale (GTIN) sia come chiave d’accesso sicura e dinamica al passaporto sul web.
- La sincronizzazione automatica via API: la necessità di interfacciare direttamente i database aziendali con il DPP Registry dell’Unione Europea tramite canali sicuri, consentendo di registrare e convalidare i passaporti dei lotti in automatico prima del passaggio in dogana.

