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Agrifood: nuove competenze tra investimenti, innovazione e gestione del rischio

Ecosistema dinamico e attrattivo, con investimenti in crescita nell’innovazione tecnologica e aumento di startup ad alta maturità. Crescono però anche i rischi per il settore agricolo, tra crisi climatica e incertezze geopolitiche, che richiedono un nuovo approccio. Parte il corso sull’Agririsk Management.

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Gaia Fiertler

Imprese agricole, assicuratori, intermediari e pubbliche amministrazioni sono tutti stakeholder coinvolti nella gestione di rischi sistemici e interconnessi, aggravati da eventi climatici estremi, crisi sanitarie, instabilità dei mercati e trasformazioni normative. In un solo decennio, la frequenza degli eventi estremi è quadruplicata, rendendo l’instabilità climatica non più un’emergenza sporadica, ma una condizione strutturale che occorre imparare a gestire e fronteggiare. Secondo i dati elaborati da Coldiretti e Eswd, per esempio, il 2024 è stato un anno record per gli eventi estremi, con una media di oltre dieci episodi al giorno tra nubifragi, siccità e grandinate, che hanno causato danni al settore per circa 9 miliardi di euro.

Per acquisire mentalità e strumenti per una gestione preventiva, e non solo risarcitoria (tra l’altro generalmente sbilanciata per difetto), dei rischi crescenti nel settore agricolo, Cineas ha progettato, in collaborazione con Ansacodi, il corso specialistico Agririsk Management, accreditato presso il Collegio Nazionale periti agrari e periti agrari laureati.

«Per far fronte a queste sfide occorrono competenze trasversali, capacità di analisi e strumenti decisionali agili, in grado di affiancare e guidare tutti i portatori di valore coinvolti. Per questo, insieme al prezioso supporto di Ansacodi, abbiamo ideato il corso specialistico Agririsk Management, destinato a chi opera nel settore e necessita di una visione completa e aggiornata delle dinamiche di rischio in agricoltura», spiega Emanuele Salvador, docente di Cineas, Consorzio Universitario fondato dal Politecnico di Milano, specializzato nella diffusione della cultura del rischio.

Perché frequentare il corso Agririsk Management

Il corso Agririsk Management si terrà tra il 3 marzo e il 13 maggio 2026, 44 ore con cadenza settimanale online con sessione finale in presenza a Milano. L’obiettivo è quello di colmare il gap di competenze tra la gestione tecnica della produzione e quella strategica del rischio, fornendo strumenti e applicazioni operative del Risk Management applicato all’agricoltura, con particolare attenzione ai rischi legati ai cambiamenti climatici, alle emergenze sanitarie e alla crescente complessità dei mercati agricoli.

È un percorso strutturato e multidisciplinare per acquisire una visione integrata della gestione del rischio nel settore agricolo, combinando aspetti tecnici, scientifici, economici, assicurativi e normativi, con l’obiettivo di supportare decisioni consapevoli e politiche di prevenzione efficaci. Lezioni tecniche e frontali si alternano con analisi di casi reali e un business game finale per testare sul campo le competenze apprese durante il percorso.

Cresce l’innovazione nell’Agrifood

In contrasto con il trend internazionale, che vede una flessione del 12% a livello globale e del 3,7% a livello europeo, l’Agrifoodtech italiano nel 2025 dimostra una maggiore vitalità: gli investimenti crescono del 18%, con 121,6 milioni di euro raccolti, rispetto ai 103 milioni del 2024.

«Il 2025 segna un punto di svolta per il sistema agroalimentare italiano: mentre l’Europa rallenta, noi acceleriamo. Questo è il risultato di un ecosistema che ha raggiunto una massa critica di competenze, capitali e visione industriale», commenta Alberto Barbari, Regional VP Italy di Eatable Adventures, acceleratore del settore su scala globale, che ha realizzato il “Report sullo Stato dell’AgriFoodtech 2025 in Italia” per il Verona Agrifood Innovation Hub.

La crescita è trainata dalla capacità dell’ecosistema italiano di attrarre investitori specializzati, maggiori fondi internazionali e investimenti più grandi e di qualità superiore. Calano, infatti, i micro-investimenti (sotto i 350.000 euro) dal 60% al 42%, mentre i round superiori al milione di euro passano dal 12,4% del 2024 al 39,4% del 2025 verso modelli industriali più solidi e credibili.

Incremento anche delle startup innovative

Cresce anche il numero delle startup del settore, a quota 501, con un +23% rispetto al 2024.

Presentano capacità di sviluppo tecnologico autonomo: oltre il 62% sviluppa la propria tecnologia internamente, mantenendo il pieno controllo sull’innovazione e creando soluzioni proprietarie ad alto valore aggiunto. La tutela della proprietà intellettuale è altrettanto strutturata, con il 42,2% delle startup che ha depositato almeno un brevetto e il 46,9% che ha registrato marchi commerciali.

Le principali innovazioni sono applicazioni di Intelligenza Artificiale (43,8%), biotecnologie (30,5%) e Machine Learning (29,7%), con un’alta maturità tecnologica: ben il 74,3% delle startup ha un TRL (Technology Readiness Level) tra il 7-9, con tecnologie validate e pronte per l’adozione industriale.

L’intera filiera agroalimentare è impattata dalle nuove tecnologie, a intensità differenti: al primo posto la produzione e trasformazione alimentare (31,1%), l’Agritech (27,7%), ossia automazione delle colture, robotica e digitalizzazione, Logistica e Delivery (19,6%) e tecnologie per il Retail e l’HORECA (16,2%).

A che punto è il trasferimento tecnologico?

In crescita anche il trasferimento tecnologico che raggiunge il 22,4%, superiore alla media europea grazie a una maggiore collaborazione tra università e impresa, pur restando uno dei punti su cui accelerare ulteriormente nei prossimi anni.

Oggi infatti solo il 17,6% delle nuove tecnologie nasce in collaborazione con università.
L’indagine è stata svolta con questionario online tra novembre e dicembre 2025, su un campione di 128 startup innovative del settore alimentare su un totale di 501, con un margine di errore del ±7,45% e un livello di confidenza del 95%. 

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