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Accordi per l’innovazione: un’opportunità per PMI e filiere tecnologiche

Con gli Accordi per l'innovazione, fino al 18 febbraio 2026 le imprese potranno chiedere un importante sostegno economico per realizzare iniziative di ricerca e sviluppo. Il budget complessivo ammonta a 731 milioni di euro.

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Marianna Capasso

Era il 2017 quando veniva introdotta una nuova agevolazione, finalizzata ai progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, di rilevante impatto tecnologico: gli Accordi per l’innovazione. L’obiettivo? Favorire percorsi di innovazione coerenti con i target fissati dall’Unione europea, che avessero rilevanza strategica per l’accrescimento della competitività tecnologica. E per salvaguardare i livelli occupazionali, in settori e comparti specifici.

Con queste premesse, ogni tot di tempo si procede a rifinanziare la misura e, di volta in volta, si ridefiniscono le procedure per la concessione delle agevolazioni. In tutto ciò, interviene anche il MIMIT, che sottoscrive con i “proponenti vincitori” accordi ad hoc, coinvolgendo anche le amministrazioni pubbliche, eventualmente.

Da ultimo, nel mese di settembre 2025 è stato pubblicato il Decreto Ministeriale, con le nuove procedure, e con il rifinanziamento delle risorse. A questo ha fatto seguito il Decreto Direttoriale del 27 ottobre 2025, con l’individuazione di termini e modalità per la presentazione delle domande di agevolazione. Vediamo allora tutti i dettagli.

I destinatari degli Accordi per l’innovazione

Ricerca industriale e sviluppo sperimentale sono i progetti oggetto degli Accordi per l’innovazione nell’edizione 2025 che, però, ha aperto gli sportelli solo a inizi 2026. Le misure di sostegno sono destinate alle imprese di qualsiasi dimensione con almeno due bilanci approvati al momento della presentazione della domanda.

Dovranno però esercitare attività industriali (ma anche di trasporto, comprese le forme artigiane). E sono ammessi anche i Centri di ricerca e le imprese di servizi – queste ultime, però, solo per le aree di intervento che includono tecnologie di frontiera e infrastrutture digitali.

Tutti i soggetti indicati potranno comunque collaborare tra loro. E presentare i progetti congiuntamente o con Organismi di ricerca. A condizione che non sia superato il numero di cinque attori co-proponenti. Verranno finanziati progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale, per realizzare nuovi prodotti, processi o servizi. O per migliorare “notevolmente” quanto già esistente, nell’ambito di prodotti, processi o servizi.

La robotica tra le aree di intervento degli Accordi per l’innovazione

Il Decreto individua le aree di intervento, facendo riferimento agli Allegati 2 e 3 del Decreto Ministeriale 4 settembre 2025. Si tratta di ambiti operativi sempre riconducibili al comparto manifatturiero e al settore digitale e delle telecomunicazioni. Ovvero automotive e competitività industriale nel settore dei trasporti, materiali avanzati, robotica e semiconduttori (Allegato 2). Ma anche tecnologie quantistiche, reti di telecomunicazione, cavi sottomarini e realtà virtuale e aumentata (Allegato 3).

Complessivamente, le risorse disponibili ammontano a 731 milioni di euro. Ma sono suddivise in due tranche.

Alle iniziative di ricerca e sviluppo relative alle aree di intervento ricomprese nell’Allegato 2 (tra cui la robotica sicura, intelligente, collaborativa ed efficiente e sistemi incorporati e autonomi complessi), vanno 530 milioni di euro.

Per quelle dell’Allegato 3 (tra cui la realtà virtuale e aumentata), ci sono invece 201 milioni di euro. La caratteristica strutturale delle iniziative agevolabili è, però, il quantum di spese e costi.

Si tratta infatti di investimenti dai livelli elevati, con range ben specifici, non inferiori a 5 milioni di euro (ma non superiori a 40). Parliamo, quindi, di una misura pensata per grandi progetti, con una massa critica di spesa e una forte capacità organizzativa. I tempi invece sono relativamente lunghi: l’intervento dovrà avere una durata compresa tra i 18 e i 36 mesi. Con avvio successivo alla presentazione della domanda di agevolazione.

Accordi per l’Innovazione: le agevolazioni

Le agevolazioni assumono la forma di contributo diretto alla spesa. Ma le imprese possono anche fare richiesta di finanziamento agevolato – che non potrà superare il 20% del totale dei costi ammissibili di progetto. Le due facilitazioni sono cumulabili, entro però i limiti previsti dalle percentuali. Ed entro i quantitativi indicati dal Regolamento GBER (artt. 4 e 25).

Sono poi stabilite delle percentuali massime, calcolate sul totale dei costi e delle spese ammissibili di progetto. Ovvero:

  • 45% per le piccole imprese
  • 35% per le medie imprese
  • 25% per le grandi imprese.

Gli Organismi di ricerca potranno fare richiesta solo di un contributo diretto alla spesa, per una percentuale non superiore al 50% dei costi e delle spese ammissibili per attività di ricerca industriale. O non superiore al 25%% per lo sviluppo sperimentale. È comunque ammessa una deroga alle intensità di aiuto, con un addizionale +15%.

In questo ultimo caso, dovrà cioè essere soddisfatta almeno una delle tre condizioni specifiche indicate dal Decreto, in relazione alle caratteristiche del progetto. Quando cioè questo preveda una collaborazione tra imprese con il coinvolgimento di almeno una PMI. O una collaborazione con organismi di ricerca qualificati. O sia realizzato nelle regioni meno sviluppate.

Come presentare la domanda per gli Accordi entro il 18 febbraio

Entro le ore 18.00 del 18 febbraio 2026 potranno essere presentate le domande di agevolazione, allegando la documentazione richiesta. Ovvero una scheda tecnica, un piano di sviluppo del progetto e un contratto di collaborazione – nel caso siano coinvolti più soggetti. Il tutto, però, solo in via telematica, attraverso il portale del Soggetto gestore, Mediocredito Centrale.

Le domande vengono ammesse all’istruttoria in base a due graduatorie (legata alle aree di intervento), ordinate per punteggio, e non in base alla data di presentazione. Mediocredito Centrale valuta l’ammissibilità del proponente, coerenza e conformità dell’intervento, fattibilità tecnica, sostenibilità economico-finanziaria. Ma tiene anche conto della qualità e dell’impatto del programma, anche alla luce dei costi previsti, che dovranno essere congrui.

Qualora l’istruttoria si concluda positivamente, per poter accedere alle agevolazioni dovrà essere definito un Accordo tra il soggetto proponente, il Ministero e, se previste all’interno del piano, anche le amministrazioni pubbliche interessate al cofinanziamento dell’iniziativa.