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Cybersecurity Awareness Month: la sicurezza cambia paradigma

Nell’era dell’intelligenza artificiale la protezione informatica non può più limitarsi a impedire le intrusioni. È questo il messaggio che arriva dalla chiusura del Cybersecurity Awareness Month, l'iniziativa internazionale dedicata alla diffusione della cultura della sicurezza informatica.

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Nicoletta Buora

Dagli attacchi a grandi organizzazioni come Revolut, Booking.com, Trenitalia, Eataly e persino l’FBI, fino ai frigoriferi dei supermercati: negli ultimi mesi la cronaca ha raccontato violazioni informatiche che hanno coinvolto realtà molto diverse, con esposizione di informazioni personali e dati riservati. Episodi diversi, ma accomunati dal fatto che nessuna organizzazione può considerarsi al riparo da un attacco, indipendentemente dalle proprie dimensioni e dal livello di investimento in sicurezza.

È in questo scenario che si è concluso a fine ottobre il Cybersecurity Awareness Month, la campagna internazionale dedicata alla sensibilizzazione sui rischi informatici. In Europa l'iniziativa si inserisce nell'European Cybersecurity Month, promossa dalla Commissione europea e dall'Agenzia dell'Unione europea per la cybersicurezza (ENISA). L'obiettivo è diffondere una maggiore consapevolezza delle minacce e promuovere comportamenti e strumenti utili a proteggere cittadini, imprese e organizzazioni.

Ma la ricorrenza non dovrebbe essere soltanto un momento di sensibilizzazione. È anche l'occasione per interrogarsi su come stia cambiando la sicurezza informatica e su quali strategie siano necessarie per affrontare un panorama delle minacce profondamente diverso rispetto a pochi anni fa.

L'intelligenza artificiale cambia le regole del gioco

L'intelligenza artificiale è uno dei principali fattori di trasformazione. Da una parte offre alle aziende nuove possibilità per individuare anomalie, analizzare grandi quantità di dati e automatizzare le attività di difesa. Dall'altra mette a disposizione degli attaccanti strumenti che possono accelerare la ricerca delle vulnerabilità, rendere più credibili le campagne di phishing e automatizzare alcune fasi delle intrusioni.

Ma il cambiamento non riguarda soltanto le tecniche di attacco. L'AI sta entrando sempre più profondamente nei processi aziendali, nelle applicazioni e nelle infrastrutture, attraverso assistenti intelligenti e agenti autonomi che accedono ai dati e svolgono attività per conto degli utenti.

È proprio su questo aspetto che si concentrano le riflessioni di Veeam Software in occasione del Cybersecurity Awareness Month. Secondo Edwin Weijdema, Field CTO EMEA, Strategy & Cybersecurity Lead, la diffusione dell'AI ha modificato la struttura stessa degli ambienti digitali. Un dato significativo riguarda le identità non umane, che oggi superano quelle dei dipendenti umani con un rapporto di 109 a 1.

Si tratta di account di servizio, applicazioni, bot e agenti software che interagiscono con sistemi e informazioni aziendali. Un fenomeno che amplia notevolmente la superficie da proteggere e introduce nuove questioni: quali dati possono consultare questi agenti? Quali operazioni sono autorizzati a compiere? Con quali privilegi? E soprattutto, come verificare che il loro comportamento rimanga coerente con le autorizzazioni assegnate?

Weijdema richiama anche l'inadeguatezza di alcune metriche tradizionali. La conformità normativa e le verifiche periodiche, pur rimanendo importanti, non sono sufficienti a dimostrare il livello effettivo di sicurezza di un'organizzazione. In un contesto in cui gli agenti AI operano alla velocità delle macchine, una valutazione trimestrale o annuale rischia di essere già superata nel momento in cui viene effettuata.

Dal perimetro alla protezione dei dati

Un'altra trasformazione riguarda il concetto stesso di perimetro aziendale. Per anni la cybersecurity si è basata sulla costruzione di barriere attorno alla rete interna, attraverso firewall, antivirus, sistemi di autenticazione e strumenti di monitoraggio. L'obiettivo era impedire agli intrusi di entrare.

Oggi questo modello non è più sufficiente. Cloud, piattaforme collaborative, lavoro da remoto, fornitori esterni, applicazioni SaaS e dispositivi connessi hanno reso i confini aziendali sempre più estesi e difficili da delimitare. I dati transitano continuamente tra ambienti differenti e possono essere consultati da persone, applicazioni e agenti software.

Il perimetro, quindi, non è più invalicabile. Anche sistemi aggiornati e organizzazioni dotate di importanti infrastrutture di sicurezza possono essere compromessi, per esempio attraverso vulnerabilità non ancora conosciute (zero-day), credenziali sottratte o accessi di terze parti.

Da qui nasce l'esigenza di affiancare alla protezione dell'infrastruttura una strategia che metta al centro il dato e la sua sicurezza, indipendentemente da dove si trovi.

È la prospettiva proposta anche da CyberGrant: la protezione non dovrebbe interrompersi quando un documento lascia la rete aziendale. La cifratura dei file può diventare parte integrante della security by design, ovvero una misura incorporata fin dall'origine nell'oggetto che si vuole proteggere. Non si tratta di abbandonare la protezione perimetrale, ma di affiancarle un ulteriore livello di sicurezza, capace di seguire il dato anche al di fuori dell'infrastruttura aziendale.

Questa impostazione assume un'importanza particolare per le imprese industriali. Il patrimonio informativo aziendale non è costituito soltanto dai dati personali dei clienti o dei dipendenti: comprende disegni tecnici, progetti, contratti, documentazione di ricerca e sviluppo, strategie commerciali, fini ai brevetti industriali. Informazioni che rappresentano un vantaggio competitivo e che, una volta sottratte, non possono essere semplicemente recuperate ripristinando un server.

Dalla consapevolezza alla preparazione continua

La conclusione del mese della cybersecurity lascia dunque alle imprese una sfida che non può essere affrontata con iniziative occasionali. L'intelligenza artificiale sta modificando velocità, modalità e dimensioni delle minacce, mentre la crescente interconnessione tra sistemi informatici e infrastrutture operative rende sempre più evidenti le conseguenze concrete di una violazione.

In altre parole, la sicurezza non si misura soltanto dalla capacità di impedire un'intrusione, ma anche da quella di proteggere le informazioni, limitarne l'utilizzo improprio e garantire la continuità operativa anche quando l'attacco riesce a superare le difese