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Cybersecurity, in Italia il Manufacturing è il settore più colpito: 17% delle vittime mondiali

Il Rapporto Clusit relativo al primo semestre 2026 registra 245 incidenti noti nel nostro Paese. Cala l’hacktivism, mentre cresce il cybercrime contro le imprese manifatturiere. Segnali positivi da energia e sanità.

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Nicoletta Buora

Nel primo semestre 2026 l’Italia ha registrato 245 incidenti cyber di particolare gravità, contro i 280 dello stesso periodo del 2025. La quota sul totale mondiale è scesa dal 9,5% al 5%, ma il dato non indica necessariamente una riduzione strutturale del rischio: rispetto al semestre precedente, gli incidenti nel nostro Paese sono infatti aumentati dell’8%.

È quanto emerge dall’aggiornamento semestrale del Rapporto Clusit 2026, presentato al Security Summit di Verona. A cambiare è soprattutto la natura degli attacchi: diminuiscono le azioni dimostrative, in particolare quelle contro la Pubblica amministrazione, mentre aumenta il peso del cybercrime diretto alle imprese.

«Un minore peso sul totale mondiale non deve però generare un falso senso di sicurezza: la cybersecurity va considerata il fondamento della continuità operativa», sottolinea Anna Vaccarelli, presidente di Clusit.

Manufacturing nel mirino: malware nel 43% dei casi

Il dato più significativo per l’industria italiana riguarda il Manufacturing, primo settore per numero di incidenti, con il 18,4% del totale nazionale, in crescita rispetto all’11,7% del 2025. Un’esposizione particolarmente rilevante: le vittime italiane rappresentano il 17% di quelle mondiali registrate nel comparto, a fronte di una quota italiana del 5% sul totale degli incidenti globali.

Il quadro conferma la vulnerabilità delle imprese produttive, in particolare delle piccole e medie aziende, sempre più esposte ad attacchi informatici mirati. Anche le tecniche utilizzate cambiano: il malware torna a essere la principale modalità d’attacco in Italia, con il 43% dei casi, contro il 22,7% del 2025.

Sul fronte delle cause, il cybercrime rappresenta circa l’82% degli incidenti italiani, mentre l’hacktivism scende dal 38,7% del campione 2025 al 17% del primo semestre 2026.

Normative e difese: primi segnali positivi

Secondo i ricercatori Clusit, il calo dell’hacktivism potrebbe essere legato anche al rafforzamento delle procedure e delle difese dopo l’entrata in vigore della Legge 90/2024 e della direttiva NIS2, oltre che a un ripristino più rapido dei servizi colpiti. La tendenza dovrà tuttavia essere verificata sui dati dell’intero anno.

Segnali incoraggianti arrivano da Energia e Utilities, dove la quota di incidenti scende dal 2,4% del 2025 all’1,2% del primo semestre 2026, e dalla sanità, che registra un'ulteriore diminuzione degli episodi noti. Clusit invita comunque alla prudenza nell’interpretazione di questi risultati.

Nel mondo quasi 5.000 incidenti in sei mesi

A livello globale, il Rapporto conta 4.911 incidenti gravi, il 105% in più rispetto al semestre precedente e il 71% in più rispetto al primo semestre 2025. Il cybercrime è responsabile del 95,4% dei casi.

L’intelligenza artificiale può rendere gli attacchi più sofisticati e accessibili anche a soggetti meno esperti. Gli esperti segnalano inoltre i primi indizi di agentic hacking: attacchi automatizzati nei quali più agenti AI potrebbero coordinarsi e adattare le strategie in tempo reale. Per le organizzazioni diventa quindi prioritario rafforzare la governance e adottare difese capaci di rispondere in modo rapido, automatizzato e predittivo.