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Bando Investimenti sostenibili 4.0: una nuova chance per macchinari, automazione e tecnologie digitali

Il nuovo Bando Investimenti Sostenibili 4.0 del MIMIT, in partenza il 6 ottobre 2026, finanzierà gli investimenti innovativi e sostenibili delle piccole e medie imprese. Con un valore compreso tra i 750mila e 5 milioni di euro, i programmi potranno beneficiare di un sostegno fino al 75% delle spese ammissibili, tra contributo e finanziamento senza interessi.

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Marianna Capasso

La trasformazione digitale e ambientale passa anche dalla capacità di finanziare nuovi macchinari, sistemi di automazione e tecnologie per la produzione. Soprattutto quando sono le piccole e medie imprese ad intraprendere il percorso.

È per questo che il MIMIT ha lanciato, a marzo del 2026, un nuovo bando. Al quale hanno fatto séguito tutti i dettagli operativi del decreto direttoriale di agosto. Con una dotazione complessiva che ammonta a 447,6 milioni di euro, il 6 ottobre 2026 parte, quindi, la misura Investimenti sostenibili 4.0. Per realizzare programmi di investimento innovativi, tecnologicamente avanzati e orientati alla sostenibilità ambientale.

Investimenti 4.0: una nuova imprenditorialità sostenibile e digitale

Dopo l’attuazione nel 2022, nel 2023 e nel 2025, torna l’ennesima edizione della misura agevolativa che finanzia le spese per l’acquisto di tecnologie digitali previste dal Piano Transizione 4.0.

Una iniziativa che si inserisce nell’ambito del Programma Nazionale “Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027” (PN RIC 2021-2027). E che contribuisce al perseguimento dell’Obiettivo specifico 1.3, Azione 1.3.2 “Sviluppo delle PMI e nuova imprenditorialità”.

Le risorse stimolano la competitività e la crescita sostenibile delle piccole e medie imprese del Mezzogiorno (ma non solo). Finanziano i programmi di investimento che presentino un elevato contenuto tecnologico, con una chiara impronta verso la sostenibilità ambientale.

In particolare, saranno premiati prioritariamente i progetti in grado di contribuire in modo significativo al conseguimento degli obiettivi climatici e ambientali dell’UE. Quelli, cioè, che favoriranno la transizione verso modelli di economia circolare. O che promuoveranno il miglioramento dell’efficienza energetica dei processi produttivi.

Le tre linee degli investimenti sostenibili 4.0

I programmi di investimento dovranno rientrare in una delle tre linee di azione previste dal decreto. La prima è dedicata al sostegno diretto dei processi produttivi rispettosi dell’ambiente e all’utilizzo efficiente delle risorse nelle pmi. Con un favor, quindi, per gli investimenti che prevedono un contributo specifico al raggiungimento degli obiettivi climatici individuati nel Regolamento sulla tassonomia UE. O per quelli che realizzano soluzioni idonee a favorire la transizione dell’impresa verso il paradigma dell’economia circolare.

Efficienza delle pmi” è invece la seconda linea. Ce ne è poi una terza, che racchiude gli investimenti che non rientrano nelle precedenti, non avendo uno specifico contributo climatico o ambientale.

Questa tipologia di programmi non viene esclusa, ma confluisce nella linea dedicata allo sviluppo delle attività delle piccole e medie imprese. Una linea che punta sugli investimenti produttivi finalizzati alla trasformazione tecnologica e digitale dell’impresa. In continuità, quindi, con Transizione 4.0.

Credits: Invitalia

Investimenti sostenibili 4.0: chi sono i beneficiari?

Sono ammessi alle agevolazioni le micro, piccole e medie imprese che, alla data di presentazione della prima richiesta di erogazione, abbiano una unità produttiva in una delle sette Regioni del Mezzogiorno. Quindi Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Non si parla di sede legale, attenzione, motivo per il quale la misura è aperta a tutte le compagini italiane e non. A condizione però che l’investimento sia realizzato al Sud.

Tra gli altri requisiti c’è la regolare costituzione e iscrizione nel Registro delle Imprese, con status “attivo”, e il pieno e libero esercizio dei propri diritti. Non sono ammesse le imprese in liquidazione volontaria e quelle sottoposte a procedure concorsuali aventi finalità liquidatoria. È previsto l’obbligo assicurativo contro i danni da calamità naturali ed eventi catastrofali. Così come un regime di contabilità ordinaria, l’approvazione e il deposito di almeno due bilanci (o di almeno due dichiarazioni dei redditi, negli altri casi).

Il beneficiario dovrà essere in regola con la normativa edilizia e urbanistica, del lavoro, della sicurezza e della tutela ambientale, oltre che con gli obblighi contributivi. Sono inoltre richiesti la restituzione di eventuali somme dovute per precedenti revoche di agevolazioni e l’assenza di delocalizzazioni verso l’unità produttiva oggetto dell’investimento (nei due anni precedenti la domanda). Sono sempre escluse le imprese che si trovano in una delle condizioni che impediscono l’accesso alle agevolazioni pubbliche.

I requisiti degli Investimenti: dalle tecnologie digitali alla sostenibilità

È l’articolo 6 del Decreto di marzo a individuare quali programmi di investimento possano essere finanziati. Specificando, però, che poter beneficiare delle risorse sarà necessario prevedere l’utilizzo delle tecnologie abilitanti che rientrano nel Piano Transizione 4.0. Dunque, parliamo di programmi per investimenti innovativi, sostenibili e ad alto contenuto tecnologico.

Per aumentare efficienza e flessibilità delle attività dell’impresa si farà ricorso alle specifiche tecnologie riportate nell’Allegato 1. Ovvero:

  • robotica e advanced manufacturing,
  • additive manufacturing,
  • realtà aumentata,
  • simulazione e digital twin,
  • integrazione digitale di macchine e filiera,
  • IoT e Industrial Internet,
  • cloud,
  • cybersecurity,
  • big data e analytics,
  • intelligenza artificiale
  • blockchain.

Il programma d’investimento con particolare contenuto di sostenibilità riceverà un punteggio aggiuntivo nella valutazione. Il richiamo va quindi alle soluzioni riportate nell’Allegato 4. Via libera quindi ai processi produttivi rispettosi dell’ambiente e a quelli che prevedono un uso efficiente delle risorse. Lo stesso vale per le soluzioni di economia circolare e per gli interventi di efficienza energetica – con un efficientamento energetico di almeno 5 punti rispetto ai consumi dell’anno precedente.

I limiti e il valore degli Investimento sostenibili 4.0

C’è un dettaglio importante da non sottovalutare nella normativa. Ovvero la connessione tra l’acquisto del bene e il programma di investimento coerente con Transizione 4.0 – per aumentare l’efficienza e la flessibilità dell’impresa. È fondamentale che le tecnologie 4.0 rappresentino, infatti, la componente preponderante delle spese ammissibili. E che l’investimento punti all’ampliamento della capacità produttiva e alla diversificazione della produzione, trasformando il processo produttivo.

Il valore dell’investimento, poi, dovrà essere compreso tra 750mila e 5 milioni di euro – senza però superare il 70% del fatturato dell’impresa. Dunque, facendo un semplice calcolo, il fatturato dell’impresa non potrà essere inferiore a 1,07 milioni di euro annui. Si tratta di un limite importante, perché restringe l’accesso alla misura, soprattutto se consideriamo che il decreto riserva il 25% delle risorse alle micro e piccole imprese. Una combinazione opinabile, ma giustificata dalle finalità ambientali, evidentemente.

Investimenti sostenibili 4.0: le attività e le spese

Tra le attività economiche ammesse ci sono quelle di servizi alle imprese e le manifatturiere (con alcune eccezioni per siderurgia, estrazione del carbone, trasporti ecc.). Sono esclusi i programmi di investimento che non garantiscano il rispetto del principio DNSH. Con riferimento alle spese, il Bando parla di una stretta funzionalità con la realizzazione dei programmi di investimento. Sono quindi finanziate le immobilizzazioni materiali e immateriali, relative a macchinari, impianti e attrezzature.

Sono altresì ammesse le opere murarie, nei limiti del 40% del totale dei costi, ma anche i programmi informatici e le licenze – a condizione che siano collegati all’utilizzo dei beni materiali. Possono rientrare tra le spese anche quelle di acquisizione di certificazioni ambientali. Così come quelle di consulenza specialistica per la definizione della diagnosi energetica dell’unità produttiva.

Contributi, finanziamenti e sportello: come funziona il Bando Investimenti sostenibili 4.0

Il sostegno complessivo a ciascun richiedente può arrivare al 75% delle spese ammissibili. Una quota fino al 35% potrà essere concessa in contributo in conto impianti, e una fino al 40% in finanziamento agevolato, senza interessi. La restituzione avverrà in rate semestrali (il 31 maggio e il 30 novembre), per un massimo di 7 anni. Non sono richieste particolari garanzie, in tal senso. È necessario, comunque, che l’impresa sia in grado di garantire almeno il 25% delle spese ammissibili – sia attraverso risorse proprie che ricorrendo a un prestito esterno (non pubblico). È previsto il divieto di cumulo sulla stessa spesa

Le domande saranno valutate con una procedura a sportello. Verranno quindi esaminate secondo l’ordine di presentazione, fino a esaurimento delle risorse disponibili. Si procederà prima con una verifica dei requisiti e poi con l’ammissibilità del progetto. Solo dopo si passerà all’attribuzione delle risorse. Lo sportello per l’invio dell’istanza sarà attivo dalle ore 10.00 del 6 ottobre 2026, solo i giorni lavorativi, fino alle 17.00. Al momento, però, è già possibile precompilare la documentazione nell’apposita pagina di Invitalia, soggetto gestore della misura.