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Idrogeno verde, Equinix lo testa per alimentare un data center

Un progetto pilota sperimenta l’utilizzo dell’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili per l’alimentazione di emergenza di un data center. L’obiettivo è valutare un’alternativa a diesel e gas in grado di ridurre le emissioni e, al tempo stesso, contribuire a gestire i limiti della rete elettrica.

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Nicoletta Buora


Equinix ha avviato in Irlanda, in collaborazione con l’azienda energetica ESB e la britannica GeoPura, un progetto pilota per sperimentare l’utilizzo dell’idrogeno come fonte di alimentazione di emergenza per i sistemi di backup di un data center. L'iniziativa, della durata di 12 settimane, rappresenta la prima installazione di questo tipo realizzata da Equinix in Irlanda e una novità per la sua rete globale di oltre 280 data center.

Il test è stato realizzato presso il data center DB3 di Blanchardstown, nell’area di Dublino, dove sono state installate due unità di alimentazione a idrogeno delle dimensioni di un container. Fornite da GeoPura, le unità utilizzano idrogeno prodotto da fonti rinnovabili e sono attualmente impiegate per supportare i sistemi di raffreddamento della struttura.

Fuel cell PEM e mezzo megawatt di potenza

Le due unità funzionano in parallelo e si basano sulla tecnologia a celle a combustibile PEM. Integrate con un gruppo di continuità (UPS), possono rispondere in tempo reale alle variazioni della capacità della rete e attivarsi quando necessario, fornendo complessivamente fino a 0,5 MW di potenza continua.

L’impiego di idrogeno verde consente di eliminare le emissioni dirette nel punto di utilizzo rispetto ai tradizionali generatori diesel o a gas, oltre a garantire una produzione di energia pulita e silenziosa. Il progetto ha già contribuito a portare il Power Usage Effectiveness (PUE) del data center al di sotto di 1,31, rispetto a una media globale del settore pari a 1,54 secondo l’Uptime Intelligence Global Data Center Survey 2025.

Un'alternativa al diesel

Il progetto nasce anche dalla necessità di affrontare i limiti della rete elettrica in alcune aree metropolitane di Dublino, che rappresentano un ostacolo alla crescita delle infrastrutture digitali. Nel corso della sperimentazione, Equinix ed ESB analizzeranno non soltanto la riduzione delle emissioni, ma anche gli aspetti operativi, di sicurezza ed economici della soluzione, compresa la capacità di ridurre i picchi di domanda sulla rete.

La tecnologia presenta inoltre prospettive di scalabilità: le unità possono arrivare fino a 50 MW e possono essere utilizzate sia per l’alimentazione di backup sia come fonte primaria.

Un ulteriore elemento di interesse riguarda i sottoprodotti della generazione. Le fuel cell alimentate a idrogeno producono infatti acqua e calore nel punto di utilizzo. L’acqua può essere riciclata nei sistemi di raffreddamento del data center, riducendo il ricorso alla rete idrica, mentre il calore potrebbe essere utilizzato in futuro per progetti di teleriscaldamento.