La robotica marittima sta portando l’automazione sotto la superficie del mare. Rov (Remotely operated vehicle) e Auv (Autonomous underwater vehicles) permettono infatti di ispezionare infrastrutture, monitorare fondali e intervenire in ambienti difficili senza esporre direttamente gli operatori. Risultato? il mercato cresce rapidamente.
Secondo Market.us, il mercato globale della robotica marittima valeva 7,4 miliardi di dollari nel 2024. Entro il 2034 potrebbe raggiungere 44,3 miliardi. La crescita prevista è quindi del 19,6% annuo.
L’Europa occupa una posizione di primo piano. Nel 2024 rappresentava il 33% del mercato mondiale, con ricavi per circa 2,4 miliardi di dollari. La spinta arriva dalla difesa, ma anche dall’esplorazione commerciale, dalla ricerca scientifica e dal monitoraggio ambientale.
Rov e Auv: automazione sotto la superficie
Oggi i Rov, cioè i veicoli a controllo remoto, rappresentano il 77,8% del mercato. Sono utilizzati soprattutto nell’ispezione di infrastrutture offshore, nella manutenzione sottomarina e nelle attività legate a petrolio e gas.
Gli Auv, invece, introducono un livello superiore di autonomia. Possono operare senza un collegamento continuo con l’operatore e utilizzare sistemi di navigazione e intelligenza artificiale per svolgere missioni pre-programmate.
Per l’industria il vantaggio è concreto. Una missione robotizzata può ridurre del 30-50% le giornate di impiego delle navi necessarie alle ispezioni offshore. Inoltre, consente di intervenire in condizioni nelle quali l’impiego di sommozzatori o mezzi convenzionali sarebbe più complesso.
La robotica marittima trova così applicazione anche nelle energie rinnovabili. L'espansione dell’eolico offshore aumenta infatti il numero di infrastrutture che devono essere ispezionate e sottoposte a manutenzione. Sensori, sistemi di visione, navigazione autonoma e controllo diventano quindi elementi centrali dell'automazione.
Europa in prima linea
Il primato europeo è sostenuto anche dagli investimenti pubblici. Nel 2025 l’Unione europea ha approvato 1,07 miliardi di euro per 57 nuovi progetti nel settore della difesa. Una parte significativa riguarda droni navali, sistemi per la guerra subacquea e piattaforme marittime senza equipaggio.
Anche la ricerca scientifica beneficia di queste tecnologie. Gli Auv possono raccogliere dati biologici, ambientali e geofisici su vaste aree. Inoltre, permettono di raggiungere zone difficilmente accessibili con mezzi tradizionali.
Restano però alcune criticità. Le comunicazioni acustiche sottomarine sono soggette a rumore, propagazione multipla e latenza. Per questo i robot devono disporre di maggiore capacità di elaborazione a bordo e di sistemi ridondanti.
C’è poi il problema della certificazione. L’assenza di un quadro internazionale completamente armonizzato per le navi autonome può allungare di 12-24 mesi i tempi di commercializzazione. Di conseguenza, la sfida non riguarda soltanto la tecnologia. Riguarda anche la capacità di trasformare l’autonomia robotica in sistemi affidabili, certificabili e realmente integrabili nei processi industriali.

