Il mercato italiano della robotica supera il miliardo di euro di ricavi e conferma una presenza sempre più articolata sul territorio nazionale. Lo rivela il report Italian Tech Landscape 2026, realizzato da La Tech Made in Italy in collaborazione con Altermind. Lo studio analizza dal 2024 l’evoluzione dell’ecosistema tecnologico italiano, includendo tra i settori osservati anche la robotica.
I dati restituiscono un comparto della robotica con una significativa capacità di generare valore, ma al tempo stesso interessato da una trasformazione tecnologica che sta progressivamente spostando il baricentro dall’hardware verso software, dati e sistemi intelligenti.
Robotica in Italia: un mercato da 1,1 miliardi di euro
Il valore complessivo del mercato robotico rilevato dallo studio raggiunge 1,1 miliardi di euro, con 2.954 lavoratori impegnati nelle realtà analizzate. Il dato medio di ricavi per soluzione si attesta a 21,9 milioni di euro, mentre il rendimento medio per addetto è pari a circa 356.000 euro.
Più che come semplice fotografia quantitativa, questi numeri evidenziano la componente ad alto valore aggiunto che caratterizza una parte dell’industria robotica italiana. Un’industria che, oltre alla progettazione e alla produzione di sistemi e componenti, sta ampliando le proprie competenze verso tecnologie software e architetture digitali sempre più integrate.

La robotica, infatti, sta evolvendo da sistema prevalentemente meccatronico a piattaforma tecnologica nella quale convergono intelligenza artificiale, computer vision, edge computing, analisi dei dati e digital twin. Una trasformazione che interessa sia le applicazioni industriali sia, più in generale, gli ambiti della sanità e dei servizi.
Lombardia in testa, Toscana e Puglia sul podio della robotica italiana
La distribuzione geografica del comparto robotica mostra una concentrazione significativa in alcune regioni, con la Lombardia al primo posto per numero di soluzioni censite e valore dei ricavi.
La regione conta sei soluzioni e genera 187 milioni di euro, pari al 26,1% dei ricavi complessivi considerati dallo studio. Al secondo posto si colloca la Toscana, con cinque soluzioni e 132 milioni di euro di ricavi, corrispondenti al 21,7% del totale.
La Puglia occupa la terza posizione con tre soluzioni e 30 milioni di euro di fatturato, con un’incidenza indicata nel report pari al 13%. La stessa percentuale viene attribuita alla Liguria, che raggiunge 23,4 milioni di euro attraverso due soluzioni.
Completano la distribuzione territoriale il Piemonte, con 23,7 milioni di euro e due soluzioni; l’Emilia-Romagna, con 9,4 milioni e una soluzione; le Marche, con 5,7 milioni e una soluzione; il Veneto, con 4,5 milioni e una soluzione; e la Campania, anch’essa rappresentata da una soluzione.
Ne emerge un ecosistema distribuito, ma ancora caratterizzato da una forte concentrazione del valore economico in un numero relativamente ristretto di poli industriali e tecnologici.

Dall’automazione tradizionale alla robotica software-defined
Uno degli elementi più interessanti evidenziati dal report riguarda l’evoluzione tecnologica del settore. La competitività della robotica non dipende più esclusivamente dalle prestazioni meccaniche del robot o dalla precisione dei sistemi di movimentazione.
L’integrazione di algoritmi di intelligenza artificiale, sistemi di visione, capacità di elaborazione direttamente a bordo macchina e modelli digitali degli impianti sta modificando l’architettura delle applicazioni robotiche. In questo scenario, il software assume un ruolo sempre più centrale nel determinare flessibilità, capacità di adattamento e autonomia dei sistemi.
La robotica non è più soltanto una questione di eccellenza ingegneristica o hardware, ma un ecosistema deep-tech guidato dal software, dalla percezione e dall’autonomia decisionale.
La direzione indicata è quella di una produzione sempre meno rigidamente programmata e sempre più adattiva. Computer vision e AI possono, per esempio, consentire ai sistemi di interpretare l’ambiente e modificare il proprio comportamento sulla base delle condizioni operative, mentre edge computing e digital twin contribuiscono a portare capacità di elaborazione e simulazione più vicino al processo produttivo.
L’integrazione tra AI, dati e automazione
Il passaggio a sistemi robotici più autonomi porta con sé anche una maggiore centralità del dato. La disponibilità di informazioni provenienti da macchine, sensori e sistemi di controllo costituisce infatti un elemento abilitante per ottimizzare i processi e introdurre logiche di manutenzione predittiva, monitoraggio delle prestazioni e adattamento dinamico delle attività.
In questa prospettiva, la robotica si colloca all’interno di un ecosistema più ampio di tecnologie per la fabbrica digitale. L’obiettivo non è soltanto automatizzare un'operazione, ma costruire sistemi capaci di interagire con l’ambiente produttivo e con gli altri livelli dell’architettura di fabbrica.
Secondo Max Brigida, founder de La Tech Made in Italy, la sfida per l’industria italiana ed europea consiste quindi nella costruzione di ecosistemi interoperabili e regolamentati, capaci di integrare innovazione tecnologica, conformità normativa e centralità dell’uomo.
I principali operatori del mercato della robotica
La classifica dei ricavi riportata dall’Italian Tech Landscape 2026 vede ai primi posti Comau, con 187 milioni di euro, System Logistic, con 132 milioni, e Indeva Group, con 30 milioni.
Seguono Oppent, con 23,7 milioni di euro, Campetella Robotic Center, con 23,4 milioni, Roboze, con 9,4 milioni, CRP Technology, con 5,7 milioni, Oversonic, con 4,5 milioni, Capio Robotics, con 2,8 milioni, ed Euclid Labs Video And Robotic, con 2,5 milioni.
La composizione della classifica riflette la varietà dell’ecosistema italiano, che comprende realtà attive nell’automazione industriale, nella logistica, nella robotica collaborativa, nella manifattura additiva e nello sviluppo di piattaforme e soluzioni software.
La robotica come componente della trasformazione industriale
I dati del report descrivono quindi un settore che ha ormai raggiunto una dimensione economica significativa e che si prepara a una nuova fase di sviluppo. La crescita non riguarda soltanto il numero di robot installati o le capacità produttive dei sistemi, ma la progressiva integrazione tra robotica, intelligenza artificiale e infrastrutture digitali.
Secondo Brigida, il patrimonio manifatturiero e ingegneristico italiano può rappresentare una base per lo sviluppo di nuove piattaforme industriali intelligenti. Per il settore, la sfida dei prossimi anni sarà tradurre questo patrimonio di competenze in soluzioni scalabili, interoperabili e capaci di rispondere alle esigenze di una manifattura sempre più flessibile. La robotica, in questo scenario, non rappresenta più un ambito tecnologico isolato, ma uno dei nodi attraverso cui si sta concretizzando l’evoluzione della fabbrica digitale.

