Dal decimo Rapporto Ice-Prometeia, intitolato 'Evoluzione del Commercio Estero per Aree e Settori. Le opportunità per le imprese italiane sui mercati esteri nel periodo 2012-2014', emerge che la crescita registrata dal commercio mondiale nel 2011 sia tra i fattori che hanno positivamente caratterizzato la recente congiuntura internazionale. La variazione dell'ultimo anno è stata per i prodotti manifatturieri del 6,3% a prezzi costanti, inferiore all'anno precedente, ma in linea con la sua media di lungo periodo. Tuttavia, nell'ultima parte del 2011 l'aggravarsi del quadro di incertezza è coinciso con una prima frenata degli scambi internazionali. Il 2012 si è aperto confermando le incertezze dei mesi precedenti: secondo le stime per l'anno in corso gli scambi manifatturieri non supereranno il 4% su base annua, al di sotto del tasso medio negli ultimi 15 anni. “L'aumento del numero dei competitor nei mercati internazionali spinge le imprese verso nuovi percorsi di differenziazione quali l'innovazione, la qualità dei prodotti, la sicurezza e la tracciabilità dei processi”, ha commentato il presidente dell'Agenzia Ice Riccardo Monti, a Roma, in occasione della presentazione del Rapporto nella sede dell'Ice (Agenzia per la promozione
all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane), lo scorso 13 giugno. “Per le nostre imprese diventa fondamentale captare le opportunità provenienti dai mercati internazionali, specie dal Medio e lontano Oriente e dai Bric, in una fase in cui la domanda interna è ancora molto debole. Vi sono concreti e positivi segnali che riguardano settori quali la metallurgia e la meccanica, punte di diamante della nostra economia insieme ai settori tradizionali che crescono nonostante la difficile congiuntura mentre a livello territoriale è interessante notare l'ottima performance delle regioni meridionali e insulari che nel primo trimestre 2012 vantano un significativo aumento del valore delle proprie esportazioni”.
Per il 2013 e il 2014 le previsioni indicano però una crescita della domanda dall'estero: i tassi di variazione attesi sono tra il 7 e l'8%, superiori a quelli medi storici. Da ciò potrebbero scaturire interessanti opportunità per le imprese italiane che vogliono internazionalizzarsi, soprattutto se si guarderà oltre i tradizionali mercati di sbocco dell'Unione Europea e del Nord America che perdono progressivamente rilevanza come fonti di crescita della domanda internazionale.
In particolare, le nostre aziende potrebbero avvantaggiarsi dell'evoluzione della quotazione dell'euro che potrà favorire il loro consolidamento nei mercati emergenti quali Brasile, Emirati Arabi e tutto il Sud Est Asiatico, oltre ai mercati in cui l'effetto cambio già rafforza il posizionamento italiano quali Giappone, Medio Oriente e Cina.
Anche il mutamento del modello di sviluppo della Cina e di altri paesi emergenti a favore della domanda interna potrebbe favorire l'espansione delle imprese italiane nei settori di specializzazione del made in Italy sia nell'ambito dei beni di consumo che in quelli di investimento.
L'analisi settoriale fa poi emergere alcuni spunti di riflessione a livello globale. E' il caso per esempio dell'invecchiamento della popolazione, un trend che insieme al miglioramento delle condizioni di vita è la determinante principale dello sviluppo atteso della farmaceutica e dell'elettromedicale. Analogamente, l'urbanizzazione crescente e il boom delle infrastrutture dei paesi emergenti, del risparmio energetico e della diffusione delle tecnologie nella vita quotidiana, potrebbero avere ricadute positive per settori specifici come mezzi di trasporto, elettronica, elettrotecnica ed elettrodomestici, ma anche per nicchie e nuovi segmenti nel settore arredo, nella meccanica, nel sistema moda e nell'automotive.
Nel prossimo triennio la spinta di un'internazionalizzazione crescente delle filiere porterà ad accelerare gli scambi di quei beni caratterizzati da cicli di produzione frammentati (farmaceutica, elettronica, mezzi di trasporto in particolare). Alcuni sforzi di sistema potranno favorire queste dinamiche, dai maggiori investimenti in conoscenza e infrastrutture tecnologiche, alla capacità di attrarre capitali e talenti dall'estero. Molto dipenderà anche dalle doti di adattamento e dalla lungimiranza nel leggere i cambiamenti da parte delle singole imprese.
D'altra parte la debolezza della domanda interna rende il canale estero un percorso obbligato e sarà su di esso che si misurerà la capacità di resistenza del sistema industriale. Un banco di prova certamente difficile, ma fonte di grandi opportunità.
