HomeScenariQuale crescita dopo il PNRR? Federazione ANIE chiede continuità agli investimenti

Quale crescita dopo il PNRR? Federazione ANIE chiede continuità agli investimenti

Nel corso dell'Assemblea pubblica del 21 settembre di ANIE Confindustria, il presidente della Federazione Vincenzo de Martino ha ribadito l'importanza di dare continuità al piano industriale concluso, con la consapevolezza che il "dopo PNRR" non potrà mai essere "un ritorno al prima". Otto imprese su 10, intanto, temono gli effetti della fine del Piano e si interrogano sul futuro, chiedendo alle istituzioni programmazione, semplificazione burocratica, coerenza e sviluppo di competenze.

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Valeria Villani

Ha avuto come fil rouge il tema di "Quale crescita dopo il PNRR?" l'Assemblea pubblica di ANIE Confindustria che il 21 settembre scorso ha riunito a Milano rappresentanti dell'industria, dell'economia e delle istituzioni.

La questione, in estrema sintesi, è tanto semplice da pronunciare quanto estremamente complessa da gestire: il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) è ormai in dirittura di arrivo (con il saldo dell'ultima tranche a dicembre 2026), le imprese elettroniche ed elettrotecniche italiane sono preoccupate delle conseguenze della sua conclusione e chiedono alle istituzioni di costruire una fase successiva.

Ad aprire i lavori è stato il collegamento con il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che ha ribadito il valore e il contributo del PNRR nella crescita del PIL per il nostro Paese e la necessità di darne seguito, e l'intervento del presidente di Federazione ANIE Vincenzo de Martino.

Benedetta Brioschi, partner di TEHA Group, ha poi presentato lo studio "L'eredità del PNRR: impatti e prospettive per i settori ANIE", realizzato da TEHA Group per ANIE. Al confronto su crescita e nuovi equilibri globali hanno partecipato poi Domenico Siniscalco, presidente della Fondazione Luigi Einaudi, e Marco Simoni, direttore dell'Istituto Affari Internazionali.

Elettronica ed elettrotecnica, un settore che ha tenuto meglio del resto della manifattura

Nel suo intervento, il presidente di Federazione ANIE Vincenzo de Martino (in foto d'apertura) ha ricordato che la Federazione rappresenta oltre 1.100 imprese associate, per un settore che nel complesso conta circa 490mila addetti e genera 118 miliardi di euro di fatturato, tra elettrotecnica, elettronica e impiantistica.

Mentre la produzione manifatturiera italiana ha chiuso il 2025 con una flessione dell'1,4%, dopo sei trimestri consecutivi di calo, elettrotecnica ed elettronica hanno continuato a crescere.

A fine 2025 i loro livelli produttivi risultavano quasi 12 punti percentuali sopra i valori pre-pandemia, contro una media manifatturiera ancora 6 punti sotto. Nel primo semestre 2026 il fatturato dei settori ANIE è cresciuto del 9% su base tendenziale, a fronte del +3% della manifattura nel suo insieme.

Un andamento che, secondo de Martino, non è casuale, ma legato alla domanda generata dalla "doppia transizione" energetica e digitale. Il presidente ha però messo in guardia da facili entusiasmi.

"Sono dati che ci permettono di guardare al futuro con fiducia ma senza illusioni", ha detto, ricordando che il contesto in cui le imprese competono, tra domanda europea debole, tensioni sulle catene di approvvigionamento e un'evoluzione tecnologica senza precedenti, è profondamente cambiato rispetto a pochi anni fa.

Il PNRR ha evitato la recessione, ma le imprese temono il dopo

Lo studio TEHA-ANIE ha contribuito a quantificare il ruolo che il PNRR ha avuto per l'economia italiana. Con i 194 miliardi di euro assegnati, l'Italia è il primo beneficiario del Next Generation EU. Senza il contributo del PNRR, il Paese sarebbe potuto entrare in recessione già dal 2024, come ricorda Benedetta Brioschi durante il suo intervento.

I quattro settori abilitati dalle tecnologie di Federazione ANIE - energia, building, industria, infrastrutture/trasporti - hanno beneficiato del 22% dei progetti finanziati, ma del 63% del valore complessivo delle risorse. Hanno registrato nel periodo di attuazione del Piano una crescita del valore aggiunto pari a 3,4 volte quella del resto dell'economia.

La survey condotta da TEHA per ANIE su un campione di circa 200 aziende associate, rappresentative del 35% del fatturato del comparto, restituisce però un quadro di forte incertezza.

L'80% delle imprese ha partecipato a progetti o gare collegati al PNRR, e per circa la metà queste iniziative hanno generato oltre il 10% del fatturato 2024-2025. Ma il 79% degli associati si dichiara molto o abbastanza preoccupato per gli effetti della conclusione del Piano sugli investimenti e sulla crescita, in assenza di nuove politiche di sostegno.

Tra le criticità emerse del PNRR, l'eccesso di burocrazia è indicato dal 52% degli associati come il principale ostacolo incontrato nella partecipazione a progetti e gare, seguito dalla carenza di personale qualificato e dai tempi di autorizzazione.

Le richieste di Federazione ANIE alle istituzioni, dopo il PNRR

Dall'esperienza dei quattro mercati in cui operano le imprese ANIE, emerge per Vincenzo de Martino una richiesta comune: "Non dobbiamo ricominciare da zero, ma dare continuità nel medio-lungo periodo a ciò che è stato costruito". Su questa base la Federazione rivolge alcune richieste precise alle istituzioni, come condizioni abilitanti la crescita futura.

  • Programmazione: gli investimenti industriali hanno tempi lunghi, e le imprese chiedono visibilità sulle priorità per poter pianificare per tempo.
  • Semplificazione: ridurre la burocrazia, chiarire le procedure e accorciare i tempi autorizzativi, senza per questo allentare i controlli.
  • Coerenza: allineare gli indirizzi nazionali, le norme attuative e le decisioni sul territorio, evitando che obiettivi di lungo periodo vengano rimessi in discussione in fase di attuazione.
  • Competenze e capitale umano: oggi il 75% delle imprese ANIE non riesce a reperire le competenze tecniche e specialistiche di cui ha bisogno; in pochi anni la quota di posizioni difficili da coprire è passata dal 37 al 58%. Per la Federazione serve un'azione strutturale che rafforzi il collegamento tra scuola, ITS, università e mondo produttivo.

Sul fronte delle risorse, lo studio TEHA ricorda che secondo le stime della BCE il 78% del fabbisogno europeo per la transizione verde e digitale dovrà provenire nei prossimi anni dal settore privato. Un coinvolgimento dei capitali privati che la Federazione considera imprescindibile per dare continuità alle politiche di investimento, accanto a una governance più snella ed efficace.

Cosa serve per la prossima politica industriale

Guardando alla prossima politica industriale, le indicazioni di investimento delle imprese coinvolte nello studio sono nette: transizione energetica (50%) e potenziamento delle infrastrutture tecnologiche (48%) sono le priorità più indicate, seguite dalla semplificazione normativa (38%). Ricerca e innovazione e digitalizzazione delle infrastrutture rappresentano entrambe il 29% delle risposte, mentre il 28% indica l’attrazione di investimenti industriali.

Automazione, digitalizzazione, dati, intelligenza artificiale ed elettronica sono elementi decisivi per aumentare la produttività e la capacità competitiva delle imprese.

Sul fronte delle risorse, il post-PNRR richiederà un maggiore coinvolgimento dei capitali privati:
secondo le stime richiamate da TEHA, il 78% del fabbisogno europeo per la transizione verde e digitale
nei prossimi anni dovrà provenire dal settore privato. Perché questi investimenti si attivino, servono
però condizioni stabili e una prospettiva di lungo periodo.

Il dopo PNRR non può essere un ritorno al "prima"

Chiudendo il suo intervento, Vincenzo de Martino ha sintetizzato in tre punti le priorità della Federazione per la fase che si apre: dare prospettiva agli investimenti, creare le condizioni perché le imprese possano crescere sostenute dalle competenze necessarie, fare della tecnologia una leva fondamentale della competitività.

"Il dopo non può essere un ritorno al prima", ha detto, ricordando che il PNRR ha "accelerato processi che non possono fermarsi con la conclusione del Piano". Una sfida, per ANIE, che riguarda tanto le imprese quanto le istituzioni. "Ora si apre una nuova fase, che richiede a imprese e istituzioni di continuare a fare, ciascuna, la propria parte".