L’impatto dell’AI sul Pil mondiale potrebbe crescere fino a +15% entro il 2035, cambiando in profondità l’economia globale. È una trasformazione paragonabile alla Seconda Rivoluzione Industriale. Tuttavia, non è automatica. Senza sicurezza, governance e cooperazione, lo stimolo si riduce drasticamente, fermandosi tra +1% e +8%.
Lo evidenzia l’analisi “Value in Motion” di PwC, che mette a confronto l’adozione responsabile dell’intelligenza artificiale con gli effetti del cambiamento climatico e delle tensioni geopolitiche. Il messaggio è chiaro. Il valore non scompare. Si sposta. Perciò, chi anticipa i trend conquista vantaggio competitivo.
Pil mondiale e AI: valore che si sposta tra settori e modelli
Il Pil mondiale non cresce solo per effetto della tecnologia. Cresce se il valore viene intercettato. PwC descrive un’economia in cui il valore è “in movimento”. Passa tra settori, regioni e modelli di business. I megatrend – dalla pandemia ai cambiamenti climatici, fino ai cali demografici – stanno ridefinendo i bisogni di mercato.
Integrare l’AI nel business tradizionale richiede basi solide. Servono dati di qualità, processi affidabili e competenze adeguate. Solo così l’intelligenza artificiale accelera davvero la reinvenzione.
La PwC Global Ceo Survey lo conferma. Solo 1 Ceo su 8 vede già benefici concreti su ricavi e costi. Chi invece ha investito in architetture, talenti e governance guadagna terreno sui competitor.
Alessandro Grandinetti, Partner PwC Italia, Clients & Markets leader, spiega: «La Ceo Survey riflette l’urgenza attuale: immobilismo non paga. I CEO stanno riprendendo investimenti e M&A sospesi. In Italia, la transizione verso l’Industria 5.0 è un driver chiave. Serve una visione multifocale: microscopio per il presente, telescopio per il futuro».
Italia, Pil mondiale e reinvenzione del business
La pressione sulla reinvenzione dei modelli di business è ai massimi da 25 anni. In 17 settori su 22, il cambiamento è già in atto. Il PwC Business Model Reinvention Pressure Index stima oltre 7.000 miliardi di euro di ricavi “in movimento”.
In Italia il quadro è più cauto, ma significativo. Il 35% dei Ceo è fiducioso sui ricavi nel breve termine. Il 53% guarda con ottimismo ai prossimi tre anni. Il 62% prevede una crescita dell’economia globale. Il segnale è netto. Anche per l’Italia, restare fermi non è un’opzione.
Sul lavoro, l’impatto è altrettanto evidente. I settori con alta penetrazione di AI crescono in produttività 4,8 volte di più. I ruoli legati all’intelligenza artificiale offrono premi salariali fino al 25%. Le competenze cambiano rapidamente.
Grandinetti aggiunge: «Chi si è già mosso capisce meglio il mercato, soprattutto in un contesto come quello italiano fatto di pmi dinamiche e flessibili. Esempi? Durante il Covid, produttori di tessuti virarono su camici medici. Ora, nel Rearm Europe, il passaggio da civile a difesa crea nuove opportunità».
Clima, sostenibilità e freni al Pil mondiale
Non c’è solo l'AI. Il cambiamento climatico può sottrarre fino al 7% al Pil mondiale entro il 2035. Allo stesso tempo, però, sta generando nuovi ecosistemi low carbon. L’intelligenza artificiale ha un ruolo chiave, ma anche un costo energetico. I consumi dei data center potrebbero crescere tra +18% e +21% nei prossimi dieci anni.
«L’Italia – spiega Grandinetti – è tra i principali produttori delle rinnovabili in Europa, tra i primi 3 Paesi di cultura del riciclo e del riuso e tra i primi 9 per capacità computazionale. La transizione climatica non va tolta dall’agenda dei ceo. Da leva di compliance deve diventare per le imprese una leva strategica. Ci sono delle opportunità ma serve un nuovo approccio. Le aziende devono chiedersi: serve una nuova alleanza strategica? Serve una nuova linea di ricavi?».
Il vero nodo, conclude PwC, non è se cambiare. È la velocità. Perché l’impatto dell’AI sul Pil mondiale dipenderà dalla capacità di agire ora.
