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Piano Transizione 4.0: arriva la proroga al 31 marzo 2026

Considerando le numerose criticità emerse, sul Piano Transizione 4.0 il MIMIT ha stabilito una proroga al 31 marzo 2026 della deadline per presentare al GSE la comunicazione di completamento degli investimenti agevolati 4.0.

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Marianna Capasso

Anno nuovo, misura nuova. Ma si continua comunque a parlare di Piano Transizione 4.0 e credito d’imposta 4.0. E sarà così per almeno qualche altro mese. Ovvero fino al prossimo luglio 2026, quando si porrà definitivamente fine all’iter procedimentale per le domande del 2025.

E allora, mentre l’iperammortamento la fa da protagonista (per i nuovi investimenti del 2026), ci sono situazioni in sospeso che vanno completate. Vediamo quali.

L’esaurimento delle risorse per i Piani Transizione 4.0 e 5.0

Novembre era stato un mese movimentato, soprattutto verso la metà. Il MIMIT aveva informato della forte accelerazione delle domande per Transizione 5.0. Per poi annunciare la chiusura dello sportello, per l’esaurimento delle risorse. Contemporaneamente, il Ministero segnalava una forte accelerazione nella presentazione dei progetti relativi a Industria 4.0. Tant’è che poi, poco dopo, anche quelle risorse sono terminate.

Il 25 novembre 2025, per chiarire la confusione generata dalle avvisaglie di esaurimento delle risorse (leggasi: poiché per il medesimo progetto le aziende avevano presentato domanda a valere su entrambi i Piani), il MIMIT ha dovuto pubblicare un avviso chiarificatorio. I crediti d’imposta non potevano essere cumulabili per i medesimi beni oggetto di agevolazione.

Dunque, chi avesse presentato domanda per entrambe le misure avrebbe dovuto optare per uno solo dei due crediti. Allo stesso tempo, qualora le imprese avessero inviato una comunicazione di completamento dell’investimento, avrebbero dovuto fare espressa rinuncia per il credito non fruito. Una bella strigliata. Ma, d’altronde, nella confusione generale, un tale comportamento per certi versi appariva quasi giustificabile.

Transizione 4.0: la nuova disponibilità di risorse

Nel mentre, quali sono stati gli oneri per le altre? Le imprese che avevano intrapreso il percorso 4.0 (prenotando e confermando le risorse), avrebbero avuto tempo fino al 31 dicembre per completare gli investimenti. E tempo fino al 31 gennaio 2026 per presentare la comunicazione di completamento.

Quando però è stato annunciato l’esaurimento delle risorse 4.0, c’è stata una fetta di compagini che è rimasta spiazzata. Quelle cioè che non erano arrivate in tempo alla chiusura dell’11 novembre 2025 (). A queste, però, era stato detto di inviare comunque la domanda (senza troppe speranze). Per poi eventualmente ricevere, successivamente, avviso di disponibilità.

Praticamente, a conti fatti, qualora fosse rimasto “qualche spiccio”, il GSE ne avrebbe comunicato la disponibilità. E le fortunate avrebbero dovuto inviare la comunicazione di conferma entro 30 giorni dalla ricezione della comunicazione da parte del Gestore. In effetti così è stato. Alcune imprese sono rientrate nelle risorse.

Questa procedura, però, ha allungato i tempi e protratto i termini. Per cui, fermo restando il completamento dell’investimento entro fine 2026, la data del 31 gennaio 2026 stava stretta a qualcuno. Soprattutto considerando i tempi della rendicontazione e la specificità dei documenti da trasmettere al Gestore dei Servizi Energetici.

Due mesi in più per le comunicazioni di completamento 4.0

E allora il MIMIT è intervenuto. Comunicando, con Decreto direttoriale dello scorso 28 gennaio 2026, una nuova deadline. Per tutte, indipendentemente dall’aver ottenuto prima o dopo la disponibilità delle risorse. Dunque, c’è tempo fino al 31 marzo 2026 per completare la procedura di ottenimento del credito d’imposta 4.0. Caricando le comunicazioni di completamento dell’investimento, nell’apposita sezione “Transizione 4.0” del portale GSE (Area Clienti).

Ci sono poi le eccezioni. Il Decreto fa riferimento anche agli investimenti ultimati alla data del 30 giugno 2026. Per questi, la comunicazione dovrà avvenire entro il 31 luglio 2026. In questo caso, il riferimento è alla cosiddetta “coda temporale” concessa in specifiche situazioni. Ovvero qualora, entro il 31 dicembre 2025, l’ordine fosse risultato accettato dal venditore e fosse avvenuto il pagamento di un acconto non inferiore al 20% del corrispettivo pattuito. Con il successivo completamento nei sei mesi del 2026.

Riapertura della piattaforma GSE dal 30 gennaio 2026 per il credito 5.0

Mentre si ridefinivano le tempistiche per Transizione 4.0, due giorni dopo il Decreto direttoriale, il 30 gennaio 2026, ha riaperto la Piattaforma del GSE. Per offrire la possibilità di caricare la documentazione alle “ritardatarie”. Ovvero a quelle che avevano inviato la prima comunicazione d’investimento dopo il 6 novembre 2025. Dopo, quindi, la data di chiusura dello sportello per il credito 5.0.

In alcuni casi, infatti, il GSE aveva accettato la pratica. Qualora, cioè, fosse stata “tecnicamente ammissibile”. Si tratterebbe quindi di un ennesimo atto, in vista del completamento del percorso 5.0, senza però certezze. L’invio postumo, infatti, non garantisce, in automatico “il riconoscimento del credito di imposta utilizzabile in compensazione”.

Solo dopo il 28 febbraio 2026 si saprà qualcosa di definitivo. Tra verifiche e conteggi, serve ancora un po’ di tempo a Palazzo Chigi, per quantizzare le risorse disponibili. È vero che, a chiusura dello sportello, il gap tra il disponibile e il richiesto ammontava a 2,03 miliardi (domande per 4,78 miliardi e risorse disponibili per 2,75). Ma poi, a conti fatti, le cose potrebbero risultare diverse.

Tra aziende rinunciatarie, prenotazioni effettuate per eccesso, investimenti non completati e virate su Transizione 4.0, la spesa potrebbe essere effettivamente inferiore. E, allora, il Governo potrebbe pensare di destinare ai progetti green oriented quei famosi 1,3 miliardi di euro che, inizialmente, erano traslati sul Piano Transizione 4.0. A breve, sapremo tutto.