Da sinistra a destra: Paolo Spagnoletti (CYBER4.0), Marco Nocivelli (Confindustria), Antonio Frisoli (ARTES4.0), Angelo Giuliana (MedITech), Valentino Valentini (MIMIT), Miriam Merenda (MADE4.0), Enrico Pisino (CIM4.0), Paola Girdinio (START4.0), Eleonora Di Maria (SMACT), Stefano Cattorini (BI-REX), Matteo Faggin (SMACT)
Otto esperienze separate che diventano, ufficialmente, una rete nazionale, l’Associazione Competence Center Italia, mentre aleggia nell’aria l’inizio dell’era post-PNRR. E sicuramente non è un caso che la scelta di fare sistema arrivi proprio alla vigilia della conclusione del Piano. Il Programma europeo, che ha favorito l’accelerazione degli investimenti in innovazione e trasferimento tecnologico, lascia ora spazio alla capacità (e voglia) di fare squadra. Ancora più di prima.
E così, il 28 settembre 2026, gli otto Competence Center italiani – frutto del Piano nazionale Industria 4.0, e nati per accompagnare le imprese nella trasformazione digitale – fanno un ulteriore passo avanti. Danno vita all’Associazione Competence Center Italia. Otto realtà caratterizzate da differenti specializzazioni e geografie distinte, che mettono assieme competenze, infrastrutture ed esperienze maturate sul campo.
Nasce l’Associazione Competence Center Italia
In una gremita Sala degli Arazzi, presso il MIMIT, a Roma, in pieno pomeriggio di un lunedì di fine settembre, è accaduto quello che forse nessuno, otto anni fa, aveva ipotizzato. È nata formalmente l’Associazione Competence Center Italia, che raggruppa ARTES4.0, BI-REX, CIM, CYBER4.0, MADE4.0, MedITech, SMACT e START4.0. Un nuovo modello di collaborazione che, ricalcando un mood precedente mai formalizzato, proverà ad accompagnare stabilmente l’innovazione delle imprese italiane. Andando oltre, ma partendo dal bagaglio di esperienze maturato negli ultimi anni.
L’Associazione garantirà dunque continuità al progetto di innovazione, trasformando la spinta del PNRR in accelerazione perpetua – soprattutto oggi che la stagione dei finanziamenti europei si avvia verso la conclusione. Oggi, che serve un’unica voce, all’unisono, per farsi sentire. Un passaggio naturale, e sicuramente necessario, se pensiamo ai numeri: 25 sedi aperte alle imprese, 27 bandi per ricerca e innovazione, 733 imprese finanziate, 4.760 contratti di servizio. Ma, soprattutto, quasi 190 milioni di euro in progetti di ricerca attivati e 116 milioni investiti nelle infrastrutture.

I Competence Center e la spinta del PNRR
L'origine dei Competence Center risale al 2016, e si concretizza nel 2018, con la selezione: otto centri ad alta specializzazione per accompagnare le imprese nei processi di innovazione e trasformazione digitale.
Ma è con il PNRR che arriva un’importante accelerazione. E, più precisamente, con la Missione 4 “Istruzione e ricerca”, Componente 2 “Dalla ricerca all’impresa”, Investimento 2.3, “Potenziamento ed estensione tematica e territoriale dei centri di trasferimento tecnologico per segmenti di industria”.
Con il fine di rafforzare il collegamento tra ricerca e sistema produttivo, per favorire l’adozione di tecnologie avanzate e nuovi processi di digitalizzazione, la misura disponeva di 350 milioni, destinati però a più soggetti impegnati nel trasferimento tecnologico. Dunque, European Digital Innovation Hub (EDIH), Seal of Excellence, Poli di Innovazione Digitale e altre strutture della rete nazionale. Una buona parte, però, è andata agli otto Competence Center.
Con il DM del 10 marzo 2023, infatti, 113,4 milioni sono stati assegnati ai centri. Di questi, 13,4 riservati al funzionamento operativo degli stessi, e ben 100 per servizi e finanziamenti di progetti innovativi delle imprese, con particolare attenzione alle pmi.
Pertanto, il PNRR, seppur non creatore dei CC, ne ha potenziato fortemente le capacità. Perché con le risorse è stato possibile ampliare l’offerta di servizi tecnologici, sostenendo ricerca e innovazione. Ma anche rafforzare le infrastrutture e, soprattutto, sostenere le imprese.
L’impatto dell’Investimento 2.3 (M4C2) e il ruolo dei Competence Center
È stato questo il tema principale dell’incontro del 28 settembre 2026, che ha preceduto la sigla dell’accordo. Evidenziare quanto sia stata impattante la misura PNRR M4C2, Investimento 2.3. Cosa ha prodotto? Quante imprese sono state raggiunte? Quanti gli investimenti attivati e quali i servizi erogati? Ma, soprattutto, quanto è stato prezioso il ruolo dei Competence Center nel favorire l’avvicinamento di ricerca, tecnologie e sistema produttivo?
Le risposte arrivano dagli interventi di Eleonora Di Maria, Presidente CdG SMACT e di Andrea Filippetti, Dirigente di Ricerca CNR, Istituto sui Sistemi Territoriali e di Governo. La ricerca, condotta dal CNR e dall’Università di Padova, si concentra sui dati raccolti presso le 1200 aziende che hanno beneficiato dei servizi dei centri, tra settembre 2025 e giugno 2026.
Nell’epoca PNRR, i Competence Center hanno gestito oltre 180 milioni di euro di risorse pubbliche, contribuendo ad attivare circa 320 milioni di euro tra iniziative e servizi, con un effetto leva di 1,8 euro per ogni euro pubblico concesso. Considerando i soli bandi di ricerca e innovazione, 94 milioni di aiuti pubblici hanno mobilitato investimenti per quasi 190 milioni, portando la leva a 2,02. Con una domanda superiore alle risorse, la richiesta delle imprese ha superato di 2,2 volte la dotazione messa a bando (211 milioni contro i 114 dei bandi emessi). Senza considerare i 71,1 mln per i 136 progetti europei e regionali.
I dati dei Competence Center, tra servizi, contratti e formazione
I contratti sottoscritti con 4.506 imprese ammontano a 4.760, per un valore di 129 milioni di euro. E sono state soprattutto le pmi – l’82% sul totale delle interazioni – a rivolgersi ai Competence Center per accedere a competenze, tecnologie e infrastrutture, difficilmente sviluppabili o acquisibili autonomamente.
Sono poi stati erogati 1.851 interventi di consulenza specialistica, e realizzati 1.498 percorsi formativi. Oltre 57mila pesone sono state “raggiunte”, per quasi 1,18 milioni di ore-persona di formazione.
Ma c’è un aspetto molto importante da sottolineare, che non misura solo i numeri ma la capacità di fare sistema, al di là degli incentivi. L’effetto addizionale dell’intervento dei Competence Center, come dichiarato dal 93,3% delle imprese intervistate. Per non parlare di quel 25,1% che non avrebbe sviluppato il progetto, senza l’intervento dei centri.
Per le altre imprese il progetto sarebbe stato comunque portato avanti, ma con maggiori investimenti (19,7%), maggiori difficoltà nel trovare competenze e partner (17,2%), tempistiche allungate (17%) oppure risultati meno efficaci (14,3%). È anche vero, però, che quasi 7 imprese su 100 (il 6,7%) sostengono che avrebbero comunque realizzato il progetto, con le stesse modalità e negli stessi tempi. Anche senza il supporto del Competence Center.
L'Associazione Competence Center Italia nel post PNRR: quale futuro?
Inizia, così, una nuova era post PNRR, perché la funzione dei Competence Center non si esaurirà con la fine del Piano. Gli otto centri sono tra i pilastri della strategia nazionale di trasferimento tecnologico, fortemente voluta dal MIMIT e dal MUR. E proprio al Ministero di via Veneto troveranno sempre “la loro casa”. La fine della stagione “delle risorse straordinarie” non porterà a un ridimensionamento del ruolo dei Competence Center. Anzi. Ora la sfida è trasformare quanto costruito in una un’infrastruttura stabile.
Con la sottoscrizione dell’accordo per la nascita dell’Associazione Competence Center Italia si metterà a sistema ogni specializzazione degli otto centri. Favorendo i progetti condivisi e rendendo più semplice l’accesso a laboratori, competenze e servizi di innovazione su scala nazionale.
Anche perché su 100 imprese, solo il 3,8% esclude di rivolgersi nuovamente ai Competence Center nei prossimi tre anni. Il 50,2% lo farà sicuramente, il 46,1% sta già valutando di farlo. Percentuali, queste, che confermano il successo della rete.
Il punto, quindi, non è se ci sarà un dopo PNRR, ma quali strumenti e risorse serviranno per continuare a operare. Soprattutto di fronte alla crescente diffusione dell’intelligenza artificiale e di tecnologie sempre più complesse – ambiti nei quali il ruolo dei Competence Center sembra diventare ancora più rilevante. E allora, mentre le tecnologie diventano più complesse, e le imprese non possono farne più a meno, fare sistema non è più soltanto un’opportunità. È una necessità. E i Competence Center lo hanno compreso.
All’evento e alla nascita dell’Associazione Competence Center Italia sarà dedicato un servizio sul numero di novembre 2026 di Automazionenews Magazine, con le interviste ai protagonisti della rete e un approfondimento su dati e prospettive nella fase post-PNRR.

