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Manuthon® 2026: i giovani progettano il futuro della manifattura

Un lungimirante confronto tra giovani talenti e aziende, nella due giorni fiorentina di maggio, per immaginare il futuro della manifattura: dall’AI alla circular economy, le quattro challenge presentate al Manuthon®2026 hanno messo alla prova competenze, creatività e spirito di innovazione. Con risultati inaspettati.

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Marianna Capasso

Due giorni, 33 ore, 110 partecipanti e 4 challenge. Ma non solo. Competenze e creatività, in un laboratorio di innovazione a cielo aperto. Tutto questo è il Manuthon®, l’hackathon italiano dedicato al mondo della manifattura. Un evento che in maggio a Firenze ha riunito studenti, dottorandi e giovani professionisti, sotto lo sguardo attento (e orgoglioso) del team di AITeM e delle numerose aziende partecipanti.

Un prezioso confronto, che rappresenta un’occasione unica per mettere alla prova la capacità di lavorare in team su casi reali. Trasformando i problemi industriali in soluzioni concrete. Perché il futuro della manifattura si costruisce attraverso il brainstorming tra talenti e industria, partendo dalle idee dei giovani – lungimiranti e visionarie – con la purezza di un approccio che spesso rappresenta la chiave per affrontare i casi più complessi.

Il Manuthon®: due prospettive per un unico obiettivo

Il Manuthon® è un’iniziativa di AITeM – l’Associazione Italiana delle Tecnologie Manifatturiere. Una maratona di creatività rivolta a studenti universitari, dottorandi o master, che mette fisicamente assieme, intorno allo stesso tavolo, giovanissimi tecnologi in erba, studenti e aziende del manifatturiero (italiane ma non solo). Un marchio registrato, con un apposito sito dedicato.

Ma come funziona? Le aziende lanciano una sfida ai partecipanti. Una challenge di carattere manifatturiero, ma di ampio respiro. Si spazia dalla logistica alla produzione del proprio prodotto, per arrivare anche a un problema specifico della manutenzione. A condizione che ci sia un ambito riconoscibile nel manufacturing. Mediamente sono accolte quattro grandi sfide, a ciascuna delle quali sono dedicati almeno 6 team.

I partecipanti, suddivisi in squadre (createsi spontaneamente o al momento), affrontano una delle quattro challenge. Da Bolzano a Catania, da Torino a Lecce, il coinvolgimento è totale, senza limiti geografici, ma con un solo obiettivo. Trovare la soluzione, attraverso un perpetuo scambio di idee, informazioni e anche dubbi. Mentre le aziende respirano innovazione e genialità, supportando i ragazzi e intercettando i migliori talenti.

Le 4 challenge del Manuthon® 2026

Destrutturando il format dell’aula classica, il Manuthon® si svolge tra i tavoli di lavoro, per fare quadra. E per offrire alle aziende la possibilità di girare tra i gruppi. Dal tecnico al social media manager, dal selezionatore HR all’ingegnere, sono in tanti quelli che osservano i ragazzi, assistono alle loro presentazioni e li studiano. Un’occasione unica, sicuramente migliore di qualsiasi colloquio conoscitivo tra le quattro mura di un ufficio.

La sfida dura 24 ore, ma tra l’inizio e la conclusione il tempo è molto di più (circa 33 ore). Alla fine, sebbene le soluzioni proposte possano sembrare bizzarre, hanno sempre qualcosa di eccellente e geniale. Sono il frutto di menti pure, non incastrate in problematiche o annoiate da routine di anni – che spesso soffocano il guizzo innovativo.

Le quattro sfide proposte nell’edizione del 2026 hanno toccato alcuni dei temi più strategici per l’industria contemporanea: intelligenza artificiale applicata alla stampa 3D industriale, energia intelligente, digitalizzazione dei processi di saldatura e circular economy.

Quattro challenge diverse tra loro, ma accomunate dall’obiettivo di immaginare e progettare il futuro dell’industria manifatturiera.

AI e stampa 3D: la sfida di AltForm al Manuthon®

La sfida proposta da AltForm riguardava l’Additive Manufacturing metallico, con focus sul controllo qualità nei processi di stampa 3D industriale. Un tema oggetto di studio e ricerca, nelle principali Università. Si chiedeva ai partecipanti di sviluppare un algoritmo innovativo di image processing, capace di monitorare in tempo reale il processo di Powder Bed Fusion, una delle tecnologie più avanzate della manifattura additiva metallica.  

Attraverso l’analisi delle immagini acquisite layer-by-layer durante la stampa, i team hanno dovuto individuare eventuali anomalie o difetti del processo produttivo. L’obiettivo era ridurre scarti, controlli successivi e costi produttivi, migliorando al tempo stesso l’affidabilità strutturale dei componenti realizzati. Una challenge che ha posto i partecipanti davanti a una problematica centrale nell’industria dell’additive manufacturing.

Se il monitoraggio in-process oggi è ancora visto come una delle principali problematiche tecnologiche da risolvere – combinando visione artificiale, analisi dati, AI e manifattura avanzata – la sfida chiedeva la progettazione di sistemi intelligenti in grado di rendere la produzione additiva più efficiente, sostenibile e industrialmente scalabile.

Baker Hughes e la sfida con l’energia intelligente

Energia sostenibile, digitalizzazione industriale e ottimizzazione dei processi energetici, in linea con la visione “The Energy Equation™” promossa dall’azienda: sono questi i tre temi al centro della sfida proposta da Baker Hughes. Si parte da un dato di fatto: l’aumento del consumo energetico è un problema reale, oggigiorno.

Baker Hughes ha aumentato la produzione di turbine per la generazione di energia ma, nel processo di assemblaggio, è necessario il bilanciamento per evitare vibrazioni. È stato quindi chiesto ai team di immaginare soluzioni tecnologiche capaci di rendere i sistemi energetici più intelligenti, resilienti e sostenibili, attraverso l’utilizzo di dati, automazione e strumenti digitali avanzati.

Un problema molto complesso, risolvibile attraverso il dialogo tra manifattura, energia e innovazione digitale, a conferma di quanto siano importanti competenze interdisciplinari e capacità di progettare soluzioni sostenibili su larga scala. E la soluzione offerta è apparsa eccellente: probabilmente avrà un seguito, e potrebbe portare alla nascita di future collaborazioni.

La saldatura nell’era digitale, la terza challenge di Manuthon®

L’Istituto Italiano della Saldatura (IIS) ha portato a Manuthon® un caso realistico di ingegneria industriale, legato ai temi dell’integrità strutturale, della fatica nei giunti saldati e delle tecnologie avanzate di ispezione e riparazione. I partecipanti sono stati quindi chiamati ad affrontare un problema tipico del mondo industriale.

Partendo da un componente realmente utilizzato in sistemi automatizzati soggetti a carichi ciclici, la challenge proponeva di analizzare l’innesco e la propagazione di cricche da fatica in corrispondenza di giunti saldati critici. Attraverso lo sviluppo di un approccio ingegneristico completo, i team si sono confrontati con problematiche reali affrontate quotidianamente nel settore manifatturiero avanzato.

Grande attenzione è stata dedicata anche all’utilizzo di standard e normative tecniche, utilizzate dai partecipanti come veri strumenti di lavoro per supportare le proprie decisioni progettuali e ispettive. La challenge ha quindi permesso agli studenti di sperimentare concretamente il ruolo dell’ingegneria nella gestione dell’affidabilità, della sicurezza e della vita utile dei componenti industriali. 

Il remanufacturing passa dalla circular economy

Tra le aziende presenti al Manuthon® 2026, anche la danese BORG, specializzata nel remanufacturing di componenti automotive. Ha partecipato all’interno di un consorzio di ricerca, con il progetto rEUman, proponendo la quarta challenge su uno dei nodi più delicati della circular economy applicata all’automotive: il recupero dei componenti usati destinati al remanufacturing.

È stato chiesto di ripensare il tradizionale sistema del core charge, ovvero il deposito cauzionale finalizzato a incentivare la restituzione dei pezzi esausti, immaginando modelli alternativi, più efficienti e sostenibili. Considerando quanto il meccanismo economico del deposito possa generare complessità operative, la challenge chiedeva di sviluppare soluzioni innovative.

Soluzioni capaci di favorire il ritorno dei componenti, senza ricorrere esclusivamente all’incentivo economico tradizionale. Dunque, piattaforme digitali di tracciamento, sistemi intelligenti di logistica inversa, strumenti basati su dati e AI, nuovi modelli di engagement tra aziende, officine e clienti finali. Una bella sfida, per i partecipanti, impegnati a unire, assieme, sostenibilità industriale, innovazione tecnologica e progettazione.

Uno speciale dedicato a Manuthon® 2026, con interviste ai protagonisti e approfondimenti sulle challenge, sarà pubblicato nel numero di luglio 2026 della rivista AutomazioneNews.