Mancano due settimane all’emanazione della Legge di Bilancio che, anche quest’anno, non è stata parca di sorprese durante l’iter legislativo del suo disegno. Partendo proprio dalla commissione Bilancio del Senato, che ha spostato la riunione (tanto attesa) da domenica 14 a lunedì 15 dicembre.
Ma per conoscere il testo dell’emendamento governativo le imprese hanno dovuto attendere martedì 16 dicembre.
Dunque, giorni importanti che si susseguono. Mentre per l’approdo a Palazzo Madama bisognerà pazientare fino a lunedì 22 dicembre, con il primo sì che potrebbe arrivare martedì 23. E, al netto di inaspettate modifiche o “turbamenti”, la Legge di Bilancio dovrebbe essere approvata entro il 28/29 dicembre. Intanto, le modifiche ripensate dal Governo fanno discutere.
Se è vero che, con i suoi 3,5 miliardi, l’emendamento di Palazzo Chigi porta a 22 miliardi il valore totale della manovra, lo stesso ha quasi stravolto quanto inizialmente stabilito, su più fronti. Perché, alla fine, a conti fatti, le risorse appaiono comunque limitate. Un bel problema che penalizza tutti. E, quindi, anche i Piani Transizione 4.0 e 5.0.
L’iperammortamento, il nuovo strumento della Legge di Bilancio
La grande novità introdotta con il disegno della Legge di Bilancio prende il nome di iperammortamento, una vecchia conoscenza che, nel 2020, aveva ceduto il posto al credito d’imposta. Preferibile, quest’ultimo, per la tempistica di fruizione (immediata e annuale) e per la maggiorazione anche in casi diversi da un reddito positivo. Ma, per una serie di motivazioni, torna il vecchio strumento.
E prevede una maggiorazione delle quote di ammortamento (da cui il prefisso “iper”) degli investimenti in beni materiali e immateriali 4.0. Ma non solo. Anche per quelli che abbiano ad oggetto energie rinnovabili (rectius: i pannelli fotovoltaici). Nella sua versione iniziale, l’agevolazione avrebbe coperto gli investimenti effettuati nel 2026. Con una possibile coda al 2027, nel caso di versamento dell’acconto minimo (20%) entro fine del prossimo anno.
Le imprese, però, avevano chiesto un arco temporale più lungo. Fattispecie accolta dagli alti vertici, e confermata nell’emendamento governativo, ma solo in parte. La possibilità di chiedere l’agevolazione durerà due anni e 9 mesi. Non tre come auspicato. Ovvero dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. E non è prevista la coda temporale.
La revisione degli Allegati A e B
Nel disegno di Legge, nell’ambito dell’iperammortamento, si faceva riferimento ai beni incentivati. Ovvero quelli 4.0, riportati negli allegati A e B della Legge 232/2016. In realtà, secondo più fonti, sarebbe stata al vaglio una possibile revisione dell’elenco. Perché, per forza di cose, a distanza di 10 anni, la fotografia dei beni strumentali è completamente differente. Dunque, appariva logico un aggiornamento. E, in effetti, così è stato. Gli allegati A e B sono stati riscritti con l’emendamento 94.47 (terza versione).
Una scelta che mette d’accordo Governo e firmatari originari, con a capo il senatore Paroli. Viene aggiornato in maniera importante l’elenco, con l’introduzione di nuovi beni materiali e immateriali, tra cui i software. Con un focus specifico sull’AI. Nell’Allegato A arriva il Gruppo IV: contiene una nuova lista di beni, tra cui hardware e infrastrutture fisiche utilizzate nel processo di transizione digitale. Caratterizzati però da interconnessione ai sistemi informativi.
È però l’Allegato B il vero protagonista del cambiamento, con sostanziose modifiche in tema di AI generativa e Agentic, software in linea con le operazioni di sostenibilità e di ESG, nonché strumenti per Data Spaces.
La Legge di Bilancio e il nodo delle aliquote
Per rientrare nel budget sono stati necessari più tagli. E, uno di questi, ha riguardato proprio le aliquote dell’ammortamento green. Nel disegno iniziale queste ammontavano al 180% (per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro); al 100% per gli investimenti oltre 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro; al 50% per gli investimenti oltre 10 milioni di euro e fino a 20 milioni di euro.
Le aliquote base sono confermate con l’emendamento governativo. Ma c’è una spiacevole novità per i beni focalizzati sull’impatto ambientale. Ovvero quelli in grado di generare un risparmio di consumi energetici (non inferiore al 3 e al 5 per cento). Non è più prevista la maggiorazione ipotizzata (un +40% aggiuntivo). Un vero peccato e uno choc per il filone 5.0.
Inoltre, restando in tema green, l’incentivo per i pannelli fotovoltaici viene limitato solo a quelli previsti dalle lettere b) e c) del Decreto Energia (D.L. 175/2025), escludendo quindi i pannelli ricompresi nella lettera a). Questi, quindi, non potranno beneficiare dell’agevolazione. Un addio definitivo al Piano Transizione 5.0?
La questione del “local content” nella Legge di Bilancio
È guerra aperta, poi, alla concorrenza extra UE. Da più parti. Lo chiedono a gran voce le imprese del vecchio continente, bombardate da produzioni che minano l’integrità del Made in Europe. E di questa esigenza se ne tiene conto anche nella Legge di Bilancio. Solo i beni europei potranno essere destinatari degli incentivi pubblici.
Dunque, porte chiuse ai beni strumentali 4.0 provenienti dal Far East – la cui produzione è favorita da normative locali meno stringenti e sussidi governativi. Viene infatti introdotto il vincolo dell’europeismo operativo. Sono agevolabili solo gli investimenti in beni prodotti in uno dei 27 Paesi UE. O anche in uno Stato che aderisce all’Accordo sullo Spazio economico europeo.
Le altre novità introdotte con l’emendamento governativo
Tra gli altri aggiustamenti, si ipotizzava la diretta applicabilità delle misure agevolative. Senza, cioè, la necessità di varare un ulteriore strumento normativo (un decreto interministeriale) che rendesse il piano operativo. Dunque, meno burocrazie e più fatti? Questa era l’idea ma, al momento, non appare possibile. Non se ne fa riferimento nell’emendamento voluto da Palazzo Chigi.
Si parlava anche di una non necessaria certificazione preventiva per il risparmio energetico. Sempre nell’ottica di velocizzare il tutto. Le percentuali di risparmio del 3 e 5 per cento (per i consumi della struttura produttiva o del processo) potevano essere dimostrate ex post. Ma silenzio anche su questo punto – soprattutto in considerazione dell’esclusione dei beni green oriented.
La Legge di Bilancio: il futuro che guarda al passato
Sarà allora questo il futuro del Piano Transizione? Trattandosi di un emendamento governativo, non subirà certamente ulteriori modifiche. Dunque, in linea di massima, i giochi sono fatti.
Intanto, una novità positiva sembra ci sia. Il Governo destina 1,3 miliardi di euro al credito d’imposta Transizione 4.0. Con l’istituzione di un fondo presso il MEF, per il 2026. Le risorse andranno a incrementare le dotazioni di misure a favore delle imprese, nell’ambito degli investimenti per il “vecchio” Piano 4.0. Effettuati, però, fino al 31 dicembre 2025.
Una magra consolazione? Meglio di niente. Resta, infine, la grande perplessità sulla scelta dell’iperammortamento. Con l’esclusione, quindi, delle imprese in perdita (e delle startup), considerando il funzionamento del meccanismo. Ma tant’è. Il nuovo iperammortamento è delineato, in maniera alquanto chiara. Bisogna solo sperare che abbia più successo della misura che va a sostituire.
