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Legge di Bilancio 2026: le misure per le imprese

Dopo un iter parlamentare di oltre due mesi e un emendamento governativo che ha modificato equilibri instabili, la Legge di Bilancio prova a coniugare crescita economica e stabilità finanziaria. Ma ora si confida nella celerità dei decreti attuativi.

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Marianna Capasso

Il 30 dicembre 2025 la Camera ha approvato il Disegno di Legge di Bilancio. La Legge 199/2025 è stata pubblicata nella stessa giornata, con entrata in vigore il 1° gennaio 2026. E così, dopo settimane in cui se ne è parlato, e dopo il passaggio in Senato, il dado è stato tratto. Senza troppe novità rispetto a quanto avevamo già anticipato.

Oltre 22 miliardi di euro, il suo valore complessivo. Con vecchi strumenti e qualche novità per le imprese. Tra queste, l’iperammortamento. Dunque, rispetto agli anni passati, la nuova Legge offre una tipologia differente per l’incentivazione degli investimenti – con il ritorno di una disciplina “abbandonata” nel 2020. Che ora, però, prende il posto del credito d’imposta: la maggiorazione degli ammortamenti. Ci sono poi le misure già note, rifinanziate per un nuovo arco temporale. Vediamo tutto nel dettaglio.

Dal credito d’imposta all’iperammortamento

La prima novità, quella che ha fatto più “scalpore”, riguarda l’iperammortamento. Un’agevolazione che finanzia gli investimenti in beni materiali e immateriali strumentali 4.0. Ma anche quelli finalizzati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili – solo se il modulo fotovoltaico è Made in Europe o nello SEE, e di tipologia b e c (art. 12). È prevista una estensione triennale (fino a settembre 2028) e sono aggiornati gli Allegati della Legge 232/2016.

Dunque, non si farà più riferimento alla normativa oramai quasi decennale, ma all’Allegato IV e V della nuova Legge di Bilancio. Elenchi revisionati, con beni tecnologicamente avanzati, in linea con l’attuale scenario produttivo. A condizione che siano però nuovi e interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

La maggiorazione parte dal +180%, per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro. Scende al +100% per gli investimenti oltre 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro. E diminuisce al +50% per gli investimenti oltre 10 milioni di euro e fino a 20 milioni di euro.

Cosa resta del 2025 nella Legge di Bilancio 2026?

La nuova Legge, con l’emendamento governativo, cassa definitivamente il Piano Transizione 5.0. Non sono più previste agevolazioni per le spese green-oriented, in grado di generare un risparmio di consumi energetici del prodotto e del processo produttivo (non inferiore al 3 e al 5 per cento). L’iniziale ipotesi di un aggiuntivo +40% (all’iperammortamento base) è decaduta. Una spiacevole novità per i beni focalizzati sull’impatto ambientale.

C’è però una nota positiva. Qualcuno lo definisce un contentino. Ma tant’è. Con ulteriori 1,3 miliardi, si coprono gli investimenti 4.0 effettuati prima del 31 dicembre 2025. Le risorse andranno a incrementare le dotazioni di misure a favore delle imprese, nell’ambito degli investimenti per il “vecchio” Piano 4.0. Effettuati, però, fino alla fine del vecchio anno. Una sorta di riallocazione dei progetti bloccati su Transizione 5.0. Con uno spostamento verso il 4.0.

La Legge di Bilancio e gli investimenti delle energivore

Il credito d’imposta non è stato però cassato del tutto, anche perché piaceva. Per molte imprese appariva migliore dell’iperammortamento, per una serie di motivi – tra cui la tempistica di fruizione, immediata e annuale. Piaceva anche per la maggiorazione ammessa in casi diversi da un reddito positivo, con benefici per imprese in perdita e startup.

Rimane, quindi, per le imprese energivore, senza applicazione del DNSH. Ci sono 10 milioni a disposizione per il 2026, a copertura degli investimenti in beni materiali e immateriali 4.0, in grado di ridurre i consumi energetici. Si attende, però, un decreto del MIMIT (con MEF e MASE) per la definizione di criteri e modalità.

I sempreverdi della Legge di Bilancio: Nuova Sabatini, Contratti di Sviluppo e Fondo di Garanzia

Anche nel 2026 viene rifinanziata la Nuova Sabatini, la storica misura che sostiene gli investimenti produttivi delle microimprese e delle piccole e medie imprese. Favoriti, quindi, gli acquisti di macchinari, impianti e attrezzature, grazie al contributo su parte degli interessi al finanziamento erogato dalla Banca. La riserva finanziaria è incrementata di 200 milioni per l’anno in corso, più ulteriori 450 per il 2027. Con l’introduzione di nuova liquidità, le compagini investiranno maggiormente in beni strumentali.

Nella stessa ottica, si muovono 550 milioni con destinazione Contratti di Sviluppo. Per finanziare i grandi investimenti strategici, finalizzati all’espansione industriale, grazie alla Legge di Bilancio. Viene poi prorogato ancora per il 2026 il Fondo di Garanzia, senza l’introduzione di novità per le piccole e medie imprese. Il Fondo potrà assumere impegni per un massimo di 140 miliardi di euro, per le coperture concedibili durante l’anno in corso.

Agricoltura e ZES con il 4.0 della Legge di Bilancio

Il 4.0 sostiene la digitalizzazione dell’agricoltura, anche nel 2026. Viene confermato il credito d’imposta al 40%, come incentivo per l’innovazione tecnologica delle imprese agricole.  Gli investimenti agevolabili arrivano fino a 1 milione di euro, ma le risorse appaiono limitate. Per il triennio 2026/2028 sono messi a disposizione solo 2,1 mln annui.

Ancora 4.0, ma nelle Regioni del Mezzogiorno “allargato”. È stato prorogato fino al 2028 il credito ZES per gli investimenti in beni strumentali destinati a strutture produttive delle 8 Regioni del Sud, con Marche e Umbria annesse. Si tratta di 2,3 mld per il 2026, 1 mld per il 2027 e 750 milioni per il 2028, per un credito d’imposta che copre fino al 75% degli investimenti. A condizione, però, che le spese siano comunicate all’Agenzia delle Entrate nella finestra temporale indicata.

Inoltre, ulteriori risorse (532,64 milioni per la precisione) andranno ad integrare la mancanza di fondi del 2025, sempre per gli investimenti nella ZES Sud. La Legge di Bilancio, però, non dimentica le ZLS (Zone Logistiche Semplificate) del Centro Nord. Stanzia 100 milioni di euro all’anno, per il triennio 26/28, da utilizzare in credito d’imposta per investimenti nelle aree.

Le altre novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026

Dopo il buon successo del 2025, viene confermato anche nel 2026 l’IRES premiale, che piace. E sono sempre più le imprese che reinvestono gli utili in occupazione e nuovi investimenti. A queste viene concessa la possibilità di veder ridotto di 4 punti percentuali l’aliquota ordinaria dell’imposta (dal 24 al 20). Si semplificano così le procedure, con un supporto diretto alle imprese che contribuiscono alla crescita del Paese. Si tratta però di una riduzione che va richiesta, nel rispetto delle condizioni specifiche.

Alle imprese che invece decidono di investire sulla propria attività con spese edili, la Legge di Bilancio offre la possibilità di beneficiare di detrazioni fiscali. Semaforo verde, allora, per interventi di ristrutturazione, efficientamento energetico e riduzione del rischio sismico. Nel 2026 vengono riconfermate le aliquote del 50 e 36 per cento, e la paventata riduzione slitta al 2027. Il limite di spesa, però, non potrà superare i 96mila euro.