C'è un dato che dovrebbe far riflettere chi si occupa di organizzazione e processi industriali: i knowledge worker trascorrono in media quasi il 20% della giornata lavorativa a cercare informazioni che già esistono da qualche parte nell'azienda. In contesti ad alta specializzazione tecnica, questa quota può arrivare al 30%. Non è un problema di quantità di dati, anzi è il contrario.
È un problema di accesso, struttura e continuità del sapere. In altre parole, è un problema di knowledge management poco efficace.
Knowledge management e conoscenza tacita: il patrimonio invisibile che rischia di scomparire
A questa criticità si aggiunge una sfida meno misurabile, ma altrettanto concreta: la conoscenza tacita, quella che non abita nei documenti ma nelle persone, tende a dissolversi con il turnover, il pensionamento dei tecnici esperti, la crescita organizzativa.
È un patrimonio che si costruisce in anni e può vanificarsi in pochi mesi.
Tre casi reali, un unico approccio metodologico efficace al knowledge management
Mirco Masa, AI Advisor e Business Development Manager di Cefriel (Politecnico di Milano), ha affrontato questo tema in un nuovo Instant Paper con un approccio che parte dai casi reali.
Tre aziende di settori diversi (ingegneria offshore, system integration, industria alimentare artigianale) hanno scelto di strutturare la propria conoscenza attraverso piattaforme di knowledge management basate su intelligenza artificiale.
I risultati documentati mostrano come il sapere aziendale smetta di essere una risorsa latente e diventi una leva operativa concreta, disponibile dove e quando serve.
L'Instant Paper gratuito disponibile su Automazione News racconta questi tre percorsi con obiettivi, approcci e impatti diversi, e propone un framework metodologico unico, replicabile in altri contesti manifatturieri e industriali.
