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Intelligenza artificiale in Italia: mercato in crescita, nuove tecnologie e sfide per il 2026

Nel 2025 l’intelligenza artificiale ha consolidato il proprio ruolo strategico nel sistema economico italiano. Tra l’evoluzione dei modelli generativi, la diffusione degli agenti AI e un mercato in forte espansione, imprese e pubblica amministrazione affrontano una fase di trasformazione profonda. I dati dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano confermano un settore in rapida maturazione, ma ancora segnato da criticità organizzative e culturali.

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Nicoletta Buora

Nel corso del 2025 il panorama tecnologico dell’AI è stato caratterizzato da una competizione sempre più serrata tra sistemi multimodali e generativi. Alle nuove release dei principali modelli di Generative AI si sono affiancate soluzioni emergenti come Manus AI e Veo 3, capaci di integrare testo, immagini, video e audio in un unico ecosistema operativo.

Parallelamente, è cresciuta la capitalizzazione delle principali aziende tecnologiche mondiali, con Nvidia, Apple e Alphabet in prima linea. Un segnale chiaro di come l’intelligenza artificiale continui a rappresentare uno dei principali driver di valore nel mercato globale.

Il mercato dell’AI in Italia vale 1,8 miliardi di euro

Secondo Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano. , nel 2025 il mercato italiano dell’AI ha raggiunto i 1,8 miliardi di euro, registrando una crescita del 50% su base annua. Il 46% del valore è generato da soluzioni di Generative AI o da progetti ibridi, mentre il restante 54% riguarda applicazioni di Machine Learning tradizionale.

La domanda resta trainata dalle grandi imprese, ma si registra un progressivo ampliamento verso Pmi e Pubblica Amministrazione. Quest’ultima pesa oggi per il 19% del mercato, mentre le Pmi rappresentano il 18%. Anche l’ecosistema delle startup è in forte sviluppo: nel 2025 sono state censite 169 realtà, con una raccolta complessiva di 429 milioni di euro.

Progetti di AI nelle imprese: crescita e limiti strutturali

Nel 2025 il 71% delle grandi imprese italiane ha avviato almeno un progetto di intelligenza artificiale, contro il 59% dell’anno precedente. Il 60% ha sperimentato applicazioni di Generative AI, soprattutto nel customer service, document processing e supporto alle vendite. Tra i settori, il Manifatturiero e il GDO/Retail mostrano una crescita superiore alla media.

Tuttavia, solo una grande azienda su cinque utilizza l’AI in modo pervasivo in più funzioni. La trasformazione resta spesso limitata a singoli progetti pilota, mentre circa un terzo delle imprese segnala difficoltà nel valutare il rapporto costi-benefici.

Tra le Pmi, la diffusione è più contenuta: il 15% delle medie imprese e il 7% delle piccole ha avviato sperimentazioni, anche se cresce l’interesse verso nuove iniziative.

Il boom delle licenze di Generative AI

Un elemento centrale del 2025 è stato l’aumento delle applicazioni AI “pronte all’uso”. L’84% delle grandi aziende ha acquistato licenze di strumenti di Generative AI, come Microsoft Copilot, ChatGPT Plus e Gemini Advanced, con una crescita del 31% rispetto al 2024.

Le imprese sono attratte dalla facilità di utilizzo e dai costi contenuti, ma emergono anche rischi legati allo Shadow AI. Solo il 40% delle grandi aziende ha definito linee guida strutturate, mentre il 24% vieta l’uso di strumenti non autorizzati.

Governance e regolamentazione: un ritardo da colmare

Sul fronte della governance, il sistema produttivo italiano mostra ancora fragilità. Solo il 9% delle grandi imprese dispone di un modello strutturato per la gestione dell’AI, con responsabilità chiare e integrazione dei principi etici.

Il 54% sta avviando percorsi di centralizzazione, mentre in relazione all’AI Act europeo solo il 15% ha già attivato progetti di adeguamento completi. La maggioranza delle aziende è ancora in fase di alfabetizzazione.

AI e lavoro: produttività, competenze e nuove opportunità

L’intelligenza artificiale sta incidendo in modo significativo sul mercato del lavoro. Il 47% dei lavoratori utilizza strumenti AI in azienda e il 39% dichiara di aver risparmiato oltre 30 minuti nelle ultime attività svolte.

Il 41% afferma inoltre di poter svolgere compiti che prima non era in grado di realizzare. Tuttavia, solo il 19% utilizza esclusivamente strumenti aziendali, segnalando una diffusione preoccupante di pratiche non controllate.

Sul fronte delle competenze, nel 2025 le offerte di lavoro che richiedono skill di AI sono cresciute del 93%. Il 76% degli annunci per profili white-collar ad alta qualificazione include competenze legate all’intelligenza artificiale, con una domanda crescente di figure specializzate in GenAI e AI Agent.

L’AI agentica e il ruolo dell’uomo nel processo

Secondo Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio, la sfida principale non è più l’adozione tecnologica, ma la capacità di ripensare i processi in modo strutturale. Servono competenze avanzate, dati ben organizzati e una cultura orientata alla sperimentazione.

Nicola Gatti sottolinea invece il ruolo dell’Agentic AI come motore dell’innovazione combinatoria. La piena maturità arriverà con l’integrazione tra modelli probabilistici e capacità di ragionamento, ma fino ad allora l’approccio human-in-the-loop resta indispensabile.

Le sfide del futuro: equilibrio, investimenti e sostenibilità

Per Giovanni Miragliotta, il 2026 si aprirà con tre sfide principali:

  • trovare un equilibrio tra aspettative e benefici reali
  • garantire continuità alla ricerca dopo la fine delle risorse PNRR
  • gestire la sostenibilità degli investimenti.

A questi si aggiungono i rischi legati alla disinformazione, alla sorveglianza e all’impatto occupazionale. Senza una strategia nazionale di lungo periodo, lo sviluppo dell’AI in Italia rischia di rallentare.

Investimenti in governance, formazione, dati e competenze saranno determinanti per passare dall’adozione sperimentale a una reale resilienza digitale.